giovedì 8 dicembre 2016

I sondaggi possono dirci dove si sta dirigendo l'economia?





di Frank Shostak


Per farsi un'idea delle condizioni economiche future, molti economisti seguono una serie di sondaggi riguardanti consumatori e imprese.

Si sostiene che i sondaggi siano utili per una cosa: la conoscenza per quanto riguarda le condizioni economiche future è dispersa, quindi ci sono basse probabilità che un qualsiasi individuo possa ottenere un quadro preciso dell'economia.

È probabile quindi che un grande gruppo di persone scelte possa dipingere un quadro quanto più preciso possibile.

In questi sondaggi, viene chiesto a consumatori ed imprenditori di fornire in modo casuale il proprio parere sul futuro dell'economia.

Se un sondaggio mostra che la maggior parte delle persone è ottimista, questa dovrebbe rappresentare una buona notizia per l'economia.

Al contrario, se la maggioranza degli intervistati è pessimista allora ciò viene visto come un cattivo presagio per il futuro.



Le aspettative di recessione causano una recessione?

Dato il punto di vista popolare secondo cui le aspettative sono la forza trainante di un'economia, molti economisti sostengono che una buona dose di "notizie positive" possa impedire lo sviluppo delle cattive aspettative e quindi un calo dell'attività economica.

Questo è il motivo per cui quando l'economia cade in una fase di recessione, gli economisti citati dalla stampa sono spesso molto guardinghi nelle loro affermazioni.

Su questo tema Rothbard scrisse:

Dopo il disastro del 1929, economisti e politici affermarono che una cosa del genere non sarebbe più dovuta accadere. Il modo più semplice per riuscirci era cancellare il termine "depressione". Da quel momento in poi, l'America non avrebbe più sofferto di depressioni economiche. Sebbene se ne palesò un'altra, nel 1937-38, gli economisti si rifiutarono di usare quel termine e ne inventarono uno nuovo, una parola molto più tranquillizzante: "recessione". Da quel momento in poi, ci furono un bel po' di recessioni, ma non una sola depressione.

Ma ben presto la parola "recessione" diventò anch'essa troppo dura per la sensibilità della popolazione americana. E ora sembra che la nostra ultima recessione sia datata 1957-58. Da allora abbiamo avuto solo "flessioni", o, meglio ancora, "rallentamenti" o "movimenti barcollanti". Quindi su col morale, d'ora in poi depressioni e persino le recessioni sono state banditi dalla semantica degli economisti; d'ora in poi, il peggio che possa accaderci sono i "rallentamenti". Tali sono le meraviglie della cosiddetta "Nuova Economia."[1]

Questo tipo di credenza nasce dalla paura che un linguaggio aspro sconvolgerà la fiducia della gente e di conseguenza le aspettative circa le future condizioni economiche. Se la fiducia della gente viene mantenuta stabile, allora l'attività economica resterà stabile.

Dato che aspettative stabili si dice che implichino condizioni economiche future stabili, molti economisti raccomandano fortemente che le politiche dello stato e delle banche centrali siano "trasparenti".

Supponiamo che lo stato voglia aumentare le tasse. Il semplice fatto che questo piano sia noto a tutti, come può evitare un'erosione degli standard di vita e un'instabilità economica?

Anche se i politici potrebbero riuscire a convincere la gente che l'aumento delle tasse rappresenta un bene per loro, non possono alterare il fatto che si ridurranno i redditi degli individui.

Oppure immaginiamo che la banca centrale renda di dominio pubblico la notizia secondo cui aumenterà notevolmente l'offerta di moneta.

Come può la semplice pubblicazione di queste informazioni prevenire il consumo di capitale e lo sviluppo di un ciclo boom/bust?

Le cosiddette "aspettative stabili" non possono annullare i danni causati dalle politiche monetarie allentate o da tasse più alte – le opinioni sui fatti non cambiano i fatti stessi.

Che cosa c'è da guadagnare se ad ogni individuo viene fatto il lavaggio del cervello affinché creda che le cose vanno bene, mentre, in realtà, l'economia va a rotoli?

Quindi ciò che conta non è la trasparenza delle politiche dello stato e delle banche centrali, ma se queste politiche danneggiano il benessere degli individui.



Le aspettative in un'economia libera e non libera

Le aspettative dei consumatori non emergono dal nulla, ma sono parte integrante del processo di valutazione di ogni individuo, il quale si basa sul punto di vista personale per quanto riguarda il mondo reale.

In un'economia di libero mercato e senza ostacoli, quando gli individui sviluppano aspettative che vanno contro i fatti della realtà, vengono spinti a riconsiderare le loro valutazioni e ad effettuare azioni diversificate. Il mercato non permette l'esistenza di valutazioni sbagliate per un periodo di tempo prolungato.

Supponiamo che come risultato di una valutazione sbagliata venga investito troppo capitale nella produzione di automobili e troppo poco nella produzione di case.

L'effetto dell'overinvestment nella produzione di auto va a deprimerne i profitti, perché la quantità eccessiva di auto viene venduta a prezzi che sono bassi in relazione ai costi necessari per realizzarle.

Invece l'effetto della carenza di investimenti nella produzione di case, alzerà il loro prezzo in relazione ai costi e quindi ne aumenterà il profitto.

Questo processo porterà ad un ritiro di capitali dal settore delle auto e ad una loro canalizzazione nel settore delle case, il che implica che se l'investimento va troppo in una direzione e non abbastanza in un'altra, si metteranno in modo forze contrastanti e correttive.[2]

In un mercato libero la realtà affermerà il suo predominio abbastanza rapidamente, attraverso la valutazione degli individui e quindi delle loro azioni.

Le cose non stanno così in un'economia di mercato distorta. Applicando le loro politiche, gli stati e le banche centrali possono impostare una piattaforma in cui si viene a creare una distorsione prolungata delle aspettative rispetto alla realtà.

Tuttavia, né lo stato né la banca centrale possono perseguire questa linea di politica tanto a lungo. Un caso classico è l'abbassamento artificiale dei tassi d'interesse da parte della banca centrale, cosa che si traduce in cicli di boom/bust.

Possiamo concludere che in un'economia di mercato senza ostacoli, le aspettative di un individuo avranno una tendenza a cambiare in tandem con le condizioni di mercato vere.

Tutto questo è in contrasto con un'economia ostacolata in cui le politiche dello stato e delle banche centrali danno luogo ad aspettative che sono fuori sincrono rispetto alla realtà.

Il punto di vista popolare, secondo cui per mezzo dei sondaggi si può discernere la direzione futura di un'economia, è davvero problematico.

Il fatto che un grande gruppo di persone possa esprimere un parere in merito alle condizioni economiche future, non lo rende più preciso rispetto al punto di vista espresso da un particolare individuo.

Ciò che conta qui non è quante persone partecipino ad un sondaggio, ma il modo di pensare che hanno implementato per sviluppare i loro punti di vista.

Fino a quando le persone intervistate non rivelano le teorie dietro i loro punti di vista, non vi è alcun motivo per considerare i sondaggi una base valida per una valutazione accurata del futuro stato di un'economia.

Inoltre, dal momento che non abbiamo un'economia senza ostacoli, è probabile che i sondaggi forniranno una visione fuorviante per quanto riguarda le condizioni economiche future.

Per esempio, come risultato di una posizione monetaria più ristretta da parte della banca centrale, molte attività in bolla finiranno sotto pressione.

Diversi sondaggi su imprese e consumatori mostreranno un deterioramento delle aspettative per quanto riguarda le condizioni economiche future.

In realtà un'attenta analisi mostra che una dismissione delle attività in bolla e un calo della fiducia dei consumatori e delle imprese rappresentano una buona notizia per le varie attività che generano ricchezza, in quanto verrà deviata meno ricchezza a favore delle attività in bolla. Di conseguenza questa è una buona notizia per l'economia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Murray N.Rothbard, Economic Depression: Their Cause and Cure, (Auburn, Ala.: Mises Institute, 2009), pp. 65–66.

[2] George Reisman, The Government Against the Economy  (Ottawa, Ill.: Janeson Books, 1985), p.5.

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mercoledì 7 dicembre 2016

Spesa per infrastrutture ed elicottero monetario: due pessime idee





di David Stockman


La chiave per ripristinare la prosperità di Main Street non passa per un finanziamento delle infrastrutture, come invece continuano a sostenere i banditi della Beltway.

Ciò si tradurrà in uno spreco di capitale, cattivi investimenti, ridotta efficienza economica ed un settore pubblico nettamente più ingombrante. La banca da tenere d'occhio, infatti, è la banca centrale della nazione.

Fin a quando la massiccia intrusione della FED nei mercati finanziari non viene eliminata attraverso l'abolizione del Federal Open Market Committee e degli acquisti di debito pubblico, non c'è praticamente alcuna prospettiva per riaccendere il vigore e la crescita del capitalismo negli Stati Uniti.

Ciò significa, quindi, che una spesa da cinquecento miliardi di dollari per infrastrutture, come quella che Trump ha tirato fuori dal cilindro, rappresenta un'idea molto pericolosa. Andrebbero ad aggiungersi ai $35,000 miliardi di debito pubblico e metterebbero i politici della Città Imperiale nella condizione di rastrellare quantità prodigiose di voti di scambio.

In realtà, hanno disperatamente bisogno del contrario — un doloroso processo di ridimensionamento fiscale che è inevitabile se venisse impedita la bancarotta nazionale. Peggio ancora, far aumentare un debito pubblico già monumentale a fronte di una crescita nominale del PIL che è bloccata sotto la barriera del 3%, sarebbe quasi suicida.

Andrebbe ad aumentare il rapporto tra debito pubblico e reddito nazionale — già indirizzato verso il 150%. Alla fine Donald Trump conosce bene il debito ed i suoi pericoli quando sfugge di mano, ma non sa quasi nulla di crescita economica ed infrastrutture pubbliche.

La mania delle infrastrutture pubbliche, al contrario, è solo l'ennesimo spreco della Beltway che ha già portato l'entroterra statunitense sull'orlo della rovina.

Né il cosiddetto elicottero monetario rappresenta un tipo di risposta concreta.

"L'elicottero monetario" non è affatto una sorta di novità nella linea di politica monetaria. Si tratta di una vecchia razionalizzazione che in realtà equivale ad una monetizzazione del debito pubblico — vale a dire, acquisto di titoli di stato con credito della banca centrale.

È il massimo quando si persegue la strategia "qualcosa in cambio niente". Questo perché i titoli di stato vanno a finanziare l'acquisto di risorse economiche reali, come ore di lavoro, contratti, o dighe e portaerei. Dal punto di vista tecnico, l'elicottero monetario è esattamente la stessa cosa del QE.

Ma non è questo il vero motivo per cui l'elicottero monetario è così ripugnante: in realtà il nostro politburo monetario cospirerebbe e si coordinerebbe apertamente con la Casa Bianca e Capitol Hill per seppellire le future generazioni sotto montagne di debiti pubblici.

Lo farebbero accettando di generare deficit fiscali incrementali — come se l'attuale debito pubblico dello zio Sam da $19,000 miliardi non fosse già sufficiente — che sarebbero abbinati ad un aumento degli acquisti di obbligazioni da parte della FED. Ciò equivale non solo ad insegnare ai bambini come giocare coi fiammiferi; equivale ad appiccare incendi fiscali in tutto il paese.

Ci sono alcune appendici aggiuntive e senza senso a questa teoria, ma il suo crimine principale contro la democrazia e la razionalità economica dovrebbe essere evidente: una presa di potere da parte del settore bancario centrale come mai prima d'ora, perché insinuerebbe i nostri banchieri centrali non eletti nel cuore stesso del processo fiscale. Inutile dire che i legislatori hanno delegato i poteri cruciali — spesa, tassazione ed indebitamento — al ramo del governo che è eletto, e non perché erano idealisti sferzati da una fede ingenua nella prudenza democratica.

Al contrario, lo hanno fatto perché la decisione di spendere, tassare e prendere in prestito è l'essenza stessa del potere statale. Non vi è alcuna possibilità di democrazia — nel bene e nel male — se questi poteri fondamentali vengono rimossi dal controllo popolare. Eppure questo è esattamente ciò che farebbe l'elicottero monetario. Sulla base delle sciocchezze keynesiane riguardo il divario tra la piena occupazione, o "PIL potenziale", e la produzione e l'occupazione effettiva, il FOMC imposterebbe essenzialmente un obiettivo per il deficit federale.

Ad un certo livello c'è da aspettarsi che i rappresentanti eletti dal popolo sfrutterebbero questa copertura per deficit sempre più grandi e la possibilità di sguazzare in tagli fiscali mirati e aumenti di spesa.

Non esiste un singolo hard-core del New Deal che avesse potuto immaginare uno schema migliore per il pump priming. Eppure l'elicottero monetario trasforma l'idea intrinsecamente pericolosa del debito fiscale in una vera e propria frode monetaria, e questa prospettiva è sicuro che scatenerà i timori per quanto riguarda il debito pubblico, anche tra i politici di oggi.

Alla fine il cosiddetto "elicottero monetario" è solo una truffa attuata dalla piccola congrega di banchieri centrali che hanno portato il sistema finanziario sull'orlo del baratro, e stanno ora cercando di far credere al casinò che hanno più conigli da tirare fuori dal cappello.

E invece no. Ecco perché l'elicottero monetario non verrà approvato, neanche nella Città Imperiale, e, cosa ancora più importante, perché ci vogliono entrambi i rami dello stato affinché venga approvato. A differenza della ZIRP e del QE, l'elicottero monetario richiede rappresentanti eletti del popolo per essere approvato, ad esempio, come procedura d'urgenza.

Il Congresso e la Casa Bianca devono generare grandi espansioni incrementali nel deficit fiscale — in modo che le banche centrali possano acquistare direttamente dal Tesoro degli Stati Uniti e quindi accreditare fondi apparsi dal nulla sui conti del governo presso la Federal Reserve.

Ma questo presuppone l'esistenza di un governo funzionante a Washington e che i politici siano guariti dalle loro paure del debito pubblico. Ma l'elicottero monetario causerà un disastro gigantesco — almeno negli Stati Uniti.

Indipendentemente dal fatto che il vincitore di novembre sia Hillary o Trump, c'è una cosa certa: non ci sarà nessun governo funzionante nel 2017. Washington sarà il luogo di una rissa politica assordante e paralizzante — come nessuna nella storia degli Stati Uniti.

La realtà di deficit rapidamente in ascesa, anche prima di un massiccio programma di stimolo fiscale, spaventerà a morte i politici conservatori e anche gran parte dell'elettorato.

Gli sciocchi come Bernanke non hanno fatto i conti con il semplice buon senso: al di fuori del pensiero di gruppo di poche decine di accademici keynesiani e banchieri centrali, l'idea stessa dell'elicottero monetario è assurda, offensiva e spaventosa.

Anche se Wall Street tende a smorzare i toni, ci sarà un dibattito acceso, esteso e paralizzante al Congresso e alla Casa Bianca per mesi e mesi. Non vi è praticamente alcuna possibilità che qualcosa di vagamente simile alla versione dell'elicottero monetario di Bernanke possa essere convertito in legge e diventare effettivo prima del 2018.

In assenza di un nuovo ciclo di stimolo monetario, come l'elicottero monetario, il mercato azionario non sarà in grado di evitare la fine che fa spesso Wile E. Coyote.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 6 dicembre 2016

Il dollaro in crisi





di James Rickards


Le condizioni che hanno dato luogo alla crisi del dollaro nel 1971 stanno emergendo di nuovo quest'anno, ma con un tipo diverso di sistema monetario internazionale.

Sin dal 1980, il mondo è stato de facto in un "dollar standard" al posto dell'ex-gold standard. In conformità con il dilemma di Triffin, gli Stati Uniti hanno sfoggiato grandi e persistenti deficit commerciali per mantenere il mondo ben fornito di dollari e finanziare la crescita globale, il commercio e gli investimenti.

Gli Stati Uniti hanno potuto riversare questa offerta di dollari in tutto il mondo, rendendo il dollaro una riserva di valore affidabile e rendendo il debito americano il più grande e più liquido mercato del mondo. I partner commerciali non ritenevano più necessario convertire i dollari in oro (o a prezzo fisso o ad un prezzo di mercato). Per loro andava bene costruire enormi portfoli in cui c'era debito del Tesoro USA.

Al loro picco, le riserve della Cina superavano i $4,000 miliardi, mentre le riserve del Giappone e di Taiwan erano di circa $1,000 miliardi ciascuna. Gli esportatori di petrolio come Abu Dhabi e la Norvegia hanno avuto fondi sovrani con un patrimonio di $1,000 miliardi ciascuno. La stragrande maggioranza di questa ricchezza è stata investita in asset denominati in dollari, e per la maggior parte si trattava di debito degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti ed i suoi partner commerciali sono diventati co-dipendenti. Gli Stati Uniti dipendevano dai loro partner commerciali affinché continuassero a comprare debito del Tesoro USA, ed i nostri partner commerciali dipendevano dagli Stati Uniti affinché mantenessero un dollaro stabile e un mercato del debito del Tesoro USA liquido. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno continuato ad avere deficit commerciali e di bilancio, ed i nostri partner commerciali hanno continuato ad avere eccedenze commerciali e posizioni di riserva enormi.

Questo era il dilemma di Triffin con gli steroidi.

Se queste tendenze sarebbero persistite, alla fine gli Stati Uniti sarebbero andati in rovina (come accadde nel 1971), sebbene sembrasse che il gioco sarebbe potuto andare avanti all'infinito.

Tuttavia, questo nuovo gioco dollaro/deficit ha cominciato a deteriorarsi nel 2010, e la cosa è accelerata nel 2013. Proprio come gli eroi del 1980 erano un presidente e un presidente della FED, Reagan e Volcker, i responsabili di questo deterioramento sono un presidente e un presidente della FED, Obama e Bernanke.



La guerra tra valute di Obama

Il deterioramento è iniziato nel 2010, quando il presidente Obama ha dichiarato una guerra tra valute. L'idea era quella di svalutare il dollaro al fine di dare all'economia degli Stati Uniti una spinta in seguito alla crisi finanziaria del 2008 e alla grave recessione del 2007-09.

La teoria era che un dollaro a buon mercato avrebbe stimolato le esportazioni degli Stati Uniti e creato posti di lavoro correlati al settore dell'export. Inoltre il dollaro a buon mercato avrebbe importato inflazione per abbassare i tassi d'interesse reali e avrebbe aiutato la FED a raggiungere il suo obiettivo d'inflazione.

Una delle motivazioni per la nuova guerra tra valute era che gli Stati Uniti sono la più grande economia del mondo e avevano bisogno d'aiuto. Se l'economia degli Stati Uniti fosse affondata, allora il resto del mondo avrebbe fatto la stessa fine. Viceversa, se l'economia statunitense avesse raggiunto una crescita sostenibile, allora avrebbe agito come elemento motore per trainare il resto del mondo fuori dalla crisi. Una rapida svalutazione del dollaro aveva lo scopo di stimolare la crescita negli Stati Uniti e, indirettamente, aumentare la crescita mondiale.

Gli effetti della nuova guerra tra valute sono stati immediati e drammatici. Il dollaro è sceso del 14% in poco più di un anno, da metà del 2010 a fine del 2011, come mostrato in questo grafico:




Come accade spesso con gli economisti accademici coinvolti in ruoli politici, la teoria della Casa Bianca s'è rivelata completamente diversa dalla realtà. Gli Stati Uniti non hanno fatto progressi significativi verso una crescita economica sostenibile grazie ad un dollaro più a buon mercato. E il resto del mondo ha subito un rallentamento della crescita (Cina, Giappone e Corea), sperimentando una crisi del debito sovrano (Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda).

La guerra tra valute ha fatto cilecca. Il mondo non è migliorato. Ma c'era un importante danno collaterale: improvvisamente la fiducia nel dollaro ha cominciato a scemare.

Il "dollar standard" che era stato progettato da Volcker e Reagan, e poi continuato da James Baker e Robert Rubin come segretari del Tesoro (sotto i presidenti Bush e Clinton), ha iniziato a fare acqua da tutte le parti.

È stato in questo periodo che la Russia e la Cina hanno aumentato i loro acquisti d'oro. È stato anche in questo periodo che il FMI ha cominciato a gettare le basi per un nuovo standard monetario con la sua "moneta mondiale" chiamata Diritto Speciale di Prelievo, o DSP.

Il mondo era alla ricerca di un'alternativa al dollaro dal momento che gli Stati Uniti non erano più impegnati a sostenere il valore del dollaro.

Il secondo colpo al dollar standard è stato inferto da Ben Bernanke e dalla Federal Reserve. Dopo che nel 2011 la crescita giapponese ed europea sono rimaste al palo a causa della debolezza del dollaro, a partire dal 2012 Bernanke ha deciso di progettare un dollaro forte. L'idea era che l'economia degli Stati Uniti era abbastanza robusta da sopportare una moneta forte, mentre il Giappone e l'Europa potevano trarre vantaggio da uno yuan e un euro più deboli.

Il Giappone s'è mosso per primo nel dicembre 2012 con il piano del primo ministro Abe, noto anche come Abenomics. Il piano prevedeva uno yen più debole, uno stimolo fiscale e riforme strutturali. In realtà, solo una di queste strategie era stata già usata. Lo stimolo fiscale non è stato utilizzato fino al luglio di quest'anno. Le riforme strutturali non sono state implementate affatto. L'unica strategia usata fin dall'inizio è stato uno yen debole.

Poi è stato il turno dell'Europa. Mario Draghi, capo della Banca Centrale Europea, il 26 luglio 2012 ha detto che avrebbe fatto "tutto il necessario" per sostenere l'euro. Nel giugno 2014 ha aumentato la posta in gioco con i tassi d'interesse negativi, e l'ha aumentata di nuovo a gennaio 2015 con il QE europeo.





Lo yen e l'euro sono entrambi scesi una volta che la FED ha accettato questo voltafaccia. Il tasso USD/JPY è sceso da 79,50 poco prima dell'Abenomics a 125.50 a giugno 2015. Il tasso EUR/USD è passato da $1.45 ad agosto del 2011 a $1.05 a novembre del 2015.

La FED ha assistito il processo d'indebolimento dello yen e dell'euro restringendo la sua politica monetaria a partire dal maggio 2013. Questo restringimento ha assunto la forma di forward guidance e manipolazione delle aspettative di mercato, e comunque è stato efficace.

A maggio 2013 Bernanke ha ventilato la fine del quantitative easing nel suo famoso discorso "taper talk". A dicembre 2013 la FED ha avviato il tapering, riducendo gli acquisti di asset a lungo termine, come i decennali del Tesoro. A novembre 2014 il tapering era completo. A marzo 2015 il successore di Bernanke, Janet Yellen, ha messo fine alla forward guidance rimuovendo la parola "pazienza" dalle dichiarazioni del FOMC. Infine, a dicembre 2015, la FED ha "alzato" i tassi dello 0.25%.

Tutte queste mosse erano passi nel continuo processo di restringimento della politica monetaria degli Stati Uniti.

A gennaio di quest'anno avevamo un euro debole, uno yen debole, un dollaro forte e una posizione monetaria ristretta della FED. C'era solo un problema: la FED, come al solito, aveva grossolanamente sbagliato i calcoli circa la forza sottostante dell'economia statunitense.

Adesso la carenza di dollari ha cominciato a trasformarsi in una crisi del debito ed in una potenziale crisi di liquidità. Per la seconda volta in 50 anni, il dilemma di Triffin è rientrato in gioco.

Il mondo è stato bene fino a quando gli Stati Uniti hanno fornito dollari attraverso le proprie politiche monetarie e fiscali. Ma non appena gli Stati Uniti hanno ristretto la politica monetaria e la politica di bilancio, la carenza di dollari ha creato una contrazione economica diffusa.

Nel 1971 la soluzione al dilemma di Triffin è stata quella di svalutare il dollaro rispetto all'oro. Ma oggi il mondo non ha più un gold standard. In un mondo in crisi di liquidità, da dove uscirà il denaro per bilanciare tale situazione?

Ci sono solo due modi per far tornare liquidità. Il primo è quello di utilizzare una nuova forma di denaro, il DSP. Il secondo è quello di utilizzare una forma più antica di denaro — l'oro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 5 dicembre 2016

Il sistema bancario italiano sull'orlo del baratro





di James Rickards


C'è un vecchio detto: "Chi la fa, l'aspetti." Il significato è ovvio — se ci si ostina a fare qualcosa agli altri, bisogna essere pronti ad aspettarsi lo stesso trattamento per sé stessi.

È quello che sta accadendo oggi in Europa. E proprio ora il segnale più forte non proviene dalla Germania — proviene dall'Italia. Le banche italiane sono in profonda difficoltà finanziaria (come lo erano le banche a Cipro e in Grecia dal 2011 al 2015). Ciò include anche Banca Monte dei Paschi di Siena (BMP), la più antica banca del mondo ancora in attività, fondata nel 1472.

I problemi per Monte Paschi sono iniziati nel 2007, quando ha accettato di acquistare un'altra banca italiana, Banca Antonveneta SpA. Sborsò €9 miliardi in un affare interamente in contanti proprio nel bel mezzo della crisi finanziaria globale. L'accordo s'è rivelato un disastro per Monte Paschi. Ha danneggiato la sua capacità di sopportare perdite.

Poi sono entrati in scena gli investment banker e hanno venduto contratti derivati ​​di Monte Paschi, cosa che non ha fatto altro che nascondere le perdite della banca agli occhi dei regolatori. Questi affari hanno solamente indebolito le finanze traballanti della banca.

I derivati ​​di BMP sono saltati in aria perché hanno perso la scommessa sul valore dei titoli di stato italiani. La banca ha fatto registrare sin dal 2009 €15 miliardi di perdite e ha visto scendere del 99% le sue azioni.

BMP è stata l'unica grande banca ad essere bocciata nei recenti stress test della Banca Centrale Europea (BCE). Le è stato quindi richiesto un aumento di capitale. Gli sforzi per aumentare il capitale sono stati guidati da JP Morgan e da un consorzio tra cui Goldman Sachs e alcune banche cinesi. JP Morgan ha avuto la meglio su un piano concorrente presentato dal banchiere italiano, Corrado Passera.

Il piano prevede la vendita di circa €28 miliardi di crediti in sofferenza e la raccolta di €5 miliardi in nuovo capitale. Ma le relazioni suggeriscono che l'aumento di capitale non sta andando secondo i piani.

Monte dei Paschi deve completarlo entro la fine di dicembre. Ciò sembra improbabile visto che gli italiani si accingono a votare per un referendum costituzionale che potrebbe spodestare l'attuale governo in carica.

L'Italia vuole salvare BMP con i soldi dei contribuenti. Questo è il copione standard che i governi hanno utilizzato nel 2008. Ma le regole sono cambiate.

Angela Merkel, Cancelliere della Germania, sta insistendo sulla linea dura negando soluzioni che prevedano salvataggi statali delle banche. In realtà, questa è la posizione ufficiale di tutto il G-20, come descritto nel comunicato finale di Brisbane a novembre del 2014.

Lì s'è deciso che i salvataggi statali sarebbero stati sostituiti dal "bail-in". In un bail-in non viene utilizzato denaro dei contribuenti per ricapitalizzare la banca in difficoltà. Sono invece gli obbligazionisti ed i depositanti che subiscono haircut e vengono involontariamente convertiti in azionisti.

Immaginate di avere €500,000 in deposito presso una banca. Poi venite avvisati che il deposito è diventato di €250,000 (la somma assicurata), mentre i restanti €250,000 sono stati convertiti in azioni di una "bad bank", la quale potrebbe o non potrebbe produrre rendimenti in futuro. Questo è ciò che accade in un bail-in.

Se andate a leggere il loro comunicato finale, potrete vagliare i dettagli. Nella prossima crisi finanziaria, quando queste banche troppo grandi per fallire finiranno sotto stress, non verranno salvate con i soldi dei contribuenti, perché i leader sanno che ormai è diventata una strategia troppo impopolare. Ci sara un bail-in.

In un bail-in, il governo dice: "No, non vi aiuteremo. Non useremo il denaro delle tasse. Non useremo il denaro della banca centrale. Prenderemo i soldi che si trovano nella vostra banca e li convertiremo in azioni della bad bank; mentre se siete degli obbligazionisti, non otterrete 100 centesimi a dollaro. Otterrete invece 80 centesimi a dollaro, ecc. ecc."

Useranno i soldi già nella banca, che si tratti di depositanti, obbligazionisti o azionisti, e useranno quel denaro per riparare il bilancio.

Vedremo istituzioni finanziarie commissariate e le perdite saranno ripartite tra i depositanti, gli azionisti e gli obbligazionisti. Questo significa che gli obbligazionisti subiranno haircut, i depositanti non assicurati si ritroveranno in mano nuove azioni e gli azionisti attuali rimarranno con un pugno di mosche in mano.

C'è solo un problema. La Merkel sta applicando questa regola all'Italia, ma ora la banca più grande in Germania, Deutsche Bank, è quella in guai seri. Al fine di mantenere la sua linea dura, la Merkel dovrà applicare il "metodo bail-in" anche a Deutsche Bank. Ciò significa un bagno di sangue di perdite a cui il mercato non è pronto. È tempo di prepararsi, perché un panico finanziario è in arrivo.

Se la Germania forzerà l'Italia ad un bail-in di BMP, allora l'Italia insisterà sul fatto che la Germania dovrà applicare la stessa cosa a Deutsche Bank quando sarà il momento. Entrambe le banche sono troppo grandi per fallire e stanno annaspando, ma BMP è più vicina al bordo del baratro. Infatti per Deutsche Bank rappresenta il proverbiale "canarino nella miniera".

Alla Germania non piacerà, ma se non attuerà un bail-in per Deutsche Bank, l'Unione Europea si sfalderà a causa dell'acrimonia tra l'Italia e la Germania.

Rispetto a questa disputa, il Brexit è una bazzecola. La Grecia è un bazzecola di una bazzecola. L'Italia è il vero problema. Se la Germania e l'Italia non possono cooperare, allora non c'è più un'Unione Europea.




I mercati non aspetteranno mentre i politici tedeschi e italiani gireranno intorno alla questione bail-in. Trarranno le proprie conclusioni e inizieranno una corsa agli sportelli nei confronti di Deutsche Bank. Ciò farà calare di un altro 90% le sue azioni che finora hanno visto molti altri crash di prezzo.

Il governo tedesco lascerà che le azioni di Deutsche Bank scendano a €2 prima d'intervenire. È così che gli azionisti daranno il loro "contributo" per il bail-in. Deutsche Bank non andrà in bancarotta e il titolo non andrà a zero. Ma la discesa da qui è davvero molto ripida.

Per quanto riguarda BMP, mi aspetto che gli italiani votino "No" al referendum. Prima la Brexit, poi Trump, ora il prossimo smacco anti-establishment potrebbe essere l'Italia. Non porterà necessariamente al crollo dell'euro o alla scomparsa immediata dell'Unione Europea, ma è chiaro che la rivolta contro l'agenda globalista continua.

La domanda è: quanto duramente si opporranno le élite?

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 2 dicembre 2016

Sulla scia di una perdita di fiducia: potenziali inneschi





di Francesco Simoncelli


Come ripeto spesso le corse agli sportelli sono molto più sofisticate delle antiche file davanti le banche. Oggi è tutta una questione di titoli non rinnovati e margin call. L'interventismo delle banche centrali, al fine di stabilizzare le onde d'urto delle crisi economiche, non ha fatto altro che metastatizzare gli errori economici che non sono stati corretti nelle precedenti occasioni. L'ambiente economico, quindi, è diventato una bisca clandestina dove il rischio di controparte e i profitti monumentali sono diventati una cosa all'ordine del giorno. Il migliore dei mondi immaginabili, potremmo dire. Peccato che le cose non stiano così, visto che la Gigantesca Offerta d'Acquisto delle banche centrali ha scatenato una corsa tra i grandi player (molti hedge fund) per accaparrarsi tutti quei titoli che le banche centrali avrebbero successivamente comprato, provando a staccare grandi profitti su questi carry trade. Il lato negativo? Man mano sono stati azzerati i rendimenti della maggior parte dei titoli presenti nella bisca, visto che gli ultimi arrivati si dovevano adeguare in un modo o nell'altro. I titoli spazzatura sono diventati praticamente simili ai bond statali. Questo, però, col passare del tempo, ha ucciso i bilanci da presentare a fine anno; soprattutto per i fondi pensione che devono rendere conto ai propri clienti. Quindi scattano le corse agli sportelli, come riporta questa notizia di Bloomberg, per entrare in possesso di risorse impossibili da incamerare alla vecchia maniera, ovvero, attraverso investimenti sui mercati.

Perché è importante questa notizia? Perché diversi hedge fund hanno gozzovigliato con la leva finanziaria in considerazione del credito facile agevolato dalle rotative delle banche centrali. Ad esempio, abbiamo quello di Jeffrey Talpins che con una base d'equity ridicola ha potuto acquistare a leva bond statali e far registrare profitti inattesi; lo stesso vale anche per altri hedge fund impegnati nello stesso trade. Quando però ci sono clienti che smobilitano le loro posizioni e non le rinnovano, bisogna entrare in possesso della liquidità per soddisfare tale richiesta e questo, a sua volta vuol dire smobilitare posizione proprie. In breve, i fondi pensione, al fine di entrare in possesso di risorse e adempiere ai propri obblighi, stanno costringendo gli hedge fund a smobilitare alcune loro posizioni. Che siano prestiti o vendita di titoli, si innesca un meccanismo che, data l'intricata interconnessione del sistema finanziario odierno, potrebbe dar vita ad eventi imprevisti sui mercati. Non ultimo il fallimento di qualcuno di questi hedge fund. L'effetto domino a catena sarebbe assicurato, come accaduto nel 1998 con LTCM.

Con la Cina che sta vendendo Treasuries per incamerare dollari, trattenerli e tamponare la fuga di liquidità che attanaglia il paese con più bolle finanziarie sul proprio suolo, l'ulteriore vendita di bond statali USA inizierebbe ad abbatterne il prezzo creando altri buchi nei bilanci di tutti coloro che hanno trattato questi titoli come scarafaggi da motel. Gli Stati Uniti non sono i soli che vedrebbero gli effetti di tale esito, visto che, come ho detto in precedenza, l'interconnessione del sistema finanziari attuale è a livelli abnormi. In questo contesto la popolazione in generale è stata scalzata dal proprio ruolo di guardiano vigile dei mercati, proprio perché a causa della lotta al contante avviata dai vari stati mondiali, essa è stata incanalata sempre di più nel circuito monetario digitale. India e Australia sono solo gli ultimi tristi esempi. Aspettiamoci, quindi, una maggiore disconnessione tra economia generale ed economia finanziaria, dove la prima spinge per una correzione degli errori economici finora accumulati e la seconda si sforza di smorzare la spinta della prima.

Come ho scritto in un articolo precedente, per capire qual è il destino della pianificazione monetaria centrale bisogna guardare al paziente zero: il Giappone. Nonostante i continui interventi monetari centrali e addirittura l'implementazione della NIRP, sembra che i bond vigilantes si siano destati dalle tombe in cui erano finiti a causa della trasformazione delle banche centrali in market maker nel mercato obbligazionario statale e siano tornati a fare il loro lavoro. La BOJ sta perdendo il controllo sulla curva dei rendimenti visto che niente di quello che finora ha fatto è riuscito a mantenere fede alle sue promesse. L'economia più ampia non risponde agli stimoli visto che ha raggiunto la condizione di Picco del Debito, quindi non può più permettersi di accumulare ulteriori debiti cercando di ripagare, invece, quelli passati. Questo vuol dire, a sua volta, la rottura del canale di trasmissione della politica monetaria all'economia più ampia con i prestiti bancari nel seminterrato della storia. Di conseguenza le uniche realtà che hanno potuto permettersi di accendere nuovi prestiti sono state le grandi aziende, le quali, però, non hanno potenziato settori come quello della R&S, bensì hanno giocato d'azzardo nelle bische clandestine attraverso l'ingegneria finanziaria.





La domanda per i loro prodotti, quindi, non è stata dettata dal mercato, ma hanno sfornato prodotti perché tenute a galla da una valutazione sui mercati azionari gonfiata artificialmente dal credito a basso costo alimentato dalla BOJ. Hanno potuto accedere a tale credito perché come garanzia, oltre alla reputazione, hanno messo sul tavolo i loro bilanci. Li hanno immolati sull'altare della ZIRP, sfornando prodotti che nessuno voleva e impedendo la nascita di realtà concorrenti che potessero soddisfare meglio le esigenze dei clienti. Non solo, ma le start-up che sono emerse hanno fatto di tutto per essere inglobate in realtà imprenditoriali già affermate apportando cambiamenti minimi nel panorama economico. Il paradigma dell'effetto ricchezza a cascata propugnato dalle banche centrali, è solo l'ennesima illusione di breve termine che devia risorse economiche scarse (materie prime e lavoratori) in settori dell'economia in bolla, i quali non generano prosperità economica e distruggono il bacino della ricchezza reale.

Inutile sottolineare come questo assetto dell'economia sforni ulteriori errori economici, piuttosto che curare i malanni che l'economia ha subito nei tempi passati. Sequestrare le suddette risorse economiche in pachidermi obsoleti dal punto di vista economico, non aggiunge nulla al bacino della ricchezza reale. Anzi, è esattamente il contrario: c'è una sottrazione da tale bacino con conseguenti ripercussioni sul tessuto economico, in particolare sulla determinazione dei prezzi. Quindi più a lungo rimarranno in auge le politiche monetarie straordinarie, più pachidermi imprenditoriali obsoleti potranno restare in piedi e sottrarre risorse economiche scarse dal bacino della ricchezza reale, impedendo alla creatività e alla produttività degli attori di mercato di scardinare la ciclicità di questi errori. In questo modo gli errori economici diventano strutturali, conducendo ad un dissesto finale disordinato.

Infatti ci sono poche possibilità che i pianificatori monetari centrali ammettano d'aver sbagliato e invertano le loro politiche monetarie straordinarie. Arriverà il momento in cui le loro parole non basteranno più ad oliare gli ingranaggi dei mercati, soverchiati dalla mole di distorsioni economiche che impediranno in toto un calcolo economico in accordo con i desideri reali degli attori di mercato. La Caterpillar è l'immagine simbolo di questo concetto, mentre la situazione descritta in Giappone, in realtà, è stata adottata dal resto del mondo con l'ingegneria finanziaria, grazie al credito facile delle banche centrali, il quale ha garantito un supporto artificiale a grandi banche commerciali e grandi imprese, mentre il resto dell'economia ha cercato di percorrere un sentiero di deleveraging.

Nonostante la manna monetaria, però, l'elemento motore alla base dei mercati, le preferenze dei singoli attori di mercato, continua a funzionare spingendo per una correzione. I fondamentali economici sono avulsi da una determinazione onesta a causa degli interventi continui nei mercati mondiali, quindi i banchieri centrali, con le loro stupide azioni, si sono dati la zappa sui piedi creando un ambiente artificiale su cui perderanno il controllo. Il cosiddetto "fine-tuning" dell'ambiente economico non è la strada per la stabilità, bensì il sentiero per avvantaggiare temporaneamente particolari realtà economiche a scapito di altre e ridistribuire arbitrariamente le risorse economiche, sperando che in questo modo s'inneschi un boom dell'economia.

È sicuro che quest'ultimo verrà innescato, ma sarà inevitabilmente seguito dal bust; ed è questo quello che i pianificatori monetari centrali voglio scongiurare (in realtà possono solo ritardarlo, al prezzo di maggiori dolori economici futuri), poiché significherebbe la fine degli interventi nell'economia e la fine della loro presunta onniscienza.



UN CASO DI STUDIO: BANCO POPOLARE DI BARI

Oltre agli hedge fund e ai fondi pensione, esistono altri potenziali inneschi della prossima crisi economica. L'interconnessione del sistema finanziario è talmente intricata che ormai qualsiasi evento presumibilmente insignificante potrebbe portarsi dietro il resto delle realtà economiche presenti in esso. Nel caso particolare, il settore bancario commerciale italiano. Inutile ricordare come l'osservato speciale rimanga Monte dei Paschi di Siena, la quale, nonostante il piano economico attraverso il quale smaltire la mole gigantesca di NPL (in sintesi, aumento di capitale da €5 miliardi e trasferimento dei crediti deteriorati al veicolo di cartolarizzazione al 32% del loro valore nominale con supporto di J. P. Morgan), ha avviato la cosiddetta "conversione" degli obbligazionisti in azionisti. In pratica, ha messo in atto il bail-in. Ciononostante alcuni eventi accaduti in Italia stanno portando la BCE in aperto conflitto con la Germania. Nel caso particolare, una cartolarizzazione dei crediti deteriorati di un'altra banca commerciale italiana: Banco Popolare di Bari.

Sebbene sia più piccola di MPS, il suo fallimento creerebbe lo stesso un effetto domino in tutto il sistema finanziario mondiale. Tenere tutti i tasselli in piedi sta diventando sempre più difficoltoso, anche perché la normativa per sostenerli inizia a contraddirsi. Infatti, la cartolarizzazione dei crediti deteriorati di BPB prevedeva tre tranche: senior, mezzanina e junior. L'emissione di bond senior, alla base dei quali c'erano suddetti crediti deteriorati, si presumeva sarebbe potuta ricadere nella categoria "accettabile" della BCE, soprattutto dopo che quest'ultima ha annunciato che avrebbe inglobato nel suo QE anche le obbligazioni IG. Questi bond senior sarebbero stati posti come garanzia a fronte di prestiti della BCE, ma a quanto pare quest'ultima non sembra intenzionata a ritenere valida la transazione. Inutile che questo rifiuto potrebbe far nascere "sospetti" a catena; ma se la BCE accettasse, allora la Germania potrebbe indispettirsi sulla lascivia della BCE stessa.




Come potete notare dall'immagine qui sopra, la tranche senior è stata riacquistata dalla banca stessa, mentre quella mezzanina (€14 milioni) è stata effettivamente ceduta sul mercato agli hedge fund. A parte il fatto che suddetti bond sono presumibilmente sicuri poiché coperti dal sistema di garanzie pubbliche (GACS) e quindi secondo le regole di Basilea "privi di rischio", viene da chiedersi ancora di più perché la BCE dovrebbe rifiutarsi di accettare tali titoli cartolarizzati in base alle regole stabilite dai pianificatori monetari centrali. Forse perché la creazione a tutti i costi di una mercato secondario per gli NPL affinché si spazzi sotto il tappeto la sporcizia delle sconsideratezze finanziarie del passato e si permetta alle banche di passare queste tossicità ad uno "scemo più scemo", in realtà non attrae nessuno? Con le banche centrali sempre più all'angolo a causa delle loro scelte azzardate, chi salverà la baracca quando ce ne sarà bisogno?

L'ambiente finanziario sta iniziando ad innervosirsi. Il piano di MPS è simile a quello di BPB: piazzare €28 miliardi di crediti deteriorati sul mercato attraverso una cartolarizzazione di suddetti, prospettando un recupero complessivo del 9%, rispetto al 3% precedente, da questa transazione grazie anche alla "benevolenza" delle agenzie di rating. Gli investitori ed i mercati sono di un altro parere invece. E non passerà molto prima che altri pachidermi bancari obsoleti, come Unicredit, facciano la stessa fine. Un paese il cui PIL è ancora il 10% inferiore rispetto a quello prima della crisi 2008 e il cui settore industriale ha perso il 20% della propria capacità rispetto a prima della crisi 2008, continua a sprofondare negli azzardi morali ed a sostenere una parco investimenti improduttivi che non fa altro che allargarsi. Non sorprende, quindi, se i capitali stiano abbandonando il nostro paese.




In questo momento l’elemento di maggiore vulnerabilità del nostro paese è il sistema bancario. Un enorme stock di prestiti non performanti, appesantito dalla fame di rendimenti scatenata dal QE della BCE. Ad ogni scoppio di avversione al rischio, i mercati puniscono le nostre banche più della media di quelle europee. Bassa redditività, aumento delle sofferenze bancarie e un quadro normativo stringente e contraddittorio, inducono la ricapitalizzazione di un settore prossimo alla bancarotta. In realtà quella a cui stiamo assistendo è una "decapitalizzazione", dove le banche cercano di mollare ad uno "scemo più scemo" titoli tossici e farla franca. Ma i mercati sono molto restii a sottoscrivere questi piani economici delle banche commerciali, perché oggi esse distruggono valore anziché crearne. Da qui il rischio che il sistema bancario italiano segua l'esempio di BPB e MPS: conversioni “spontanee” di debito subordinato in azioni, ovvero, verso il bail-in.

Decenni di episodi di dissesto economico e finanziario, anche molto prima che l’euro arrivasse a fornire un enorme alibi, non sono trascorsi invano. E la presenza di errori economici latenti è dimostrata dalla recente salita dei rendimenti del decennale italiano, poiché se non fosse stato per l'ukase del 2012 dello zio Mario, ad oggi staremmo parlando di un'altra storia. Il fatto che il decennale italiano stia subendo le pressioni del prossimo referendum, è sintomo del fatto che le riforme strutturali non sono state per niente effettuate, proseguendo lungo la via del calcio al barattolo. È per questo motivo che Renzi sta cercando di spingere per una maggiorazione del rapporto deficit/PIL per l'anno prossimo. Nonostante il periodo di pseudo-ripresa, si sta perseguendo una politica fiscale espansiva. Non oso immaginare dove si arriverà quando la prossima recessione busserà alle porte delle finanze italiane.







L'economia reale non sta andando da nessuna parte. Questi ultimi quattro grafici riassumono egregiamente il problema alla base del mercato del lavoro italiano, e non può essere curato attraverso la stampante monetaria dello zio Mario o dalle politiche espansive dello stato. L'unica cosa che può risolvere questa situazione è il libero mercato, ovvero, una maggiore libertà per gli attori economici affinché possano direzionare genuinamente la produzione economica e quindi stimolare una crescita economica reale. I costi eccessivi del lavoro dovuti ad una regolamentazione burocratica elevata e salari nominali fuori mercato, hanno spinto le imprese ad assumere sempre più persone part-time piuttosto che full-time. E mentre le banche centrali hanno cercato di portare "stabilità" nei prezzi, hanno eroso sempre di più i salari reali degli attori di mercato permettendo, innanzitutto, ad attività imprenditoriali al collasso di sopravvivere (sottraendo successivamente risorse reali ad imprese che avrebbero potuto soddisfare meglio la domanda degli attori di mercato) e facendo aumentare i prezzi relativi di quei beni tenuti veramente in considerazione dagli attori di mercato.




Questa situazione continua ad erodere potere d'acquisto alla gente comune, oltre ad impedire loro di rimpinguare il bacino della ricchezza reale, portandolo a stagnare nel tempo fino a quando risulterà in declino. A quel punto ogni intervento centrale risulterà inutile, e visto che stiamo parlando di deficit statali, ogni unità di debito aggiuntiva non farà altro che erodere una unità di PIL.



1998, 2008, 2018

Ho aperto questo articolo parlando di come il fallimento di alcuni hedge fund pieni di pattume obbligazionario possa innescare una crisi di fiducia all'interno dell'ambiente economico. Al giorno d'oggi la fiducia nell'attuale sistema è diventata la merce più commerciata, e le banche centrali, sin dal 2008, hanno iperinflazionato tale "moneta". Infatti è questa la vera iperinflazione dei nostri giorni, dettata dalla solita volontà di mantenere in vita un sistema morente che permette ad una ristretta cerchia d'individui d'influenzarlo. È un privilegio raro, ma nel lungo periodo sfugge di mano. Come sta accadendo ora. Se gli errori del passato non vengono corretti, allora si è costretti a ripeterli. Peggio ancora, ne nasceranno di altri. Quindi il caos del 1998 quando l'hedge fund Long-Term Capital Management era ad un passo dal fallire, si sta ripresentando oggi con gli steroidi.

Allora una crisi all'interno delle valute asiatiche, partita dal thai-bat thailandese, si diffuse in tutta l'Asia e si portò dietro anche il mercato obbligazionario sovrano russo. LTCM era esposto a quest'ultimo e rischiava di dover dichiarare bancarotta, "contagiando" successivamente JP Morgan e Goldman Sachs. Allo stesso modo, nel 2007 i fallimenti di alcuni piccoli hedge fund legati a Bear Stearns intaccarono il bilancio di quest'ultima nella primavera dell'anno successivo, costringendo la FED e JP Morgan ad intervenire per mettere una toppa alla slavina che si stava preparando a scendere a valle, che poi scese lo stesso travolgendo Lehman Brothers.

Il Congresso prima, col TARP, e la Federal Reserve poi, con i vari quantitative easing, hanno messo in campo misure monetarie straordinarie per arginare la valanga che stava sommergendo l'intero sistema bancario-finanziario. Non si sono accorti che l'intensità del dolore economico che avrebbero dovuto sopportare, era ponderata agli ostacoli che essi stessi hanno frapposto in passato tra una pulizia dei mercati e la volontà di tenere in piedi un sistema economico moribondo. E alzando la posta in gioco con la ZIRP non hanno fatto altro che rendere peggiori le cose alla prossima recessione. Perché diversamente dagli scenari ottimistici del CBO, ad esempio, la prossima crisi sarà di gran lunga peggiore rispetto a ciò che abbiamo visto finora.

Come diceva George Canning, "Posso dimostrare tutto con la statistica tranne la verità", ed infatti secondo gli statistici del CBO ci stiamo dirigendo verso 207 mesi senza una recessione. Ma con una società che ha raggiunto la condizione di Picco del Debito, un sistema finanziario in cui il rischio non è più ponderato onestamente e la determinazione genuina dei prezzi è solo un lontano ricordo, una produttività mondiale in declino, abbiamo di fronte la madre di tutti i redde rationem.





Le banche centrali ormai sono impantanate allo zero bound e non potranno abbassare ulteriormente i tassi d'interesse di riferimento senza scatenare una rivolta tra la popolazione. Ci stiamo avvicinando ad una riunione del FOMC che si profila molto interessante dal punto di vista finanziario e geopolitico. I flash crash in borsa e nel mercato obbligazionario di cui siamo stati testimoni in quest'ultimo periodo, sono tutti figli di un nervosismo crescente tra gli investitori istituzionali. Essendo ancora il dollaro la valuta di riferimento a livello mondiale si sta cercando di farne incetta, nel breve termine, per sopportare eventuali contraccolpi in vista del prossimo 14 dicembre. Non esiste più una politica di lungo periodo, proprio perché i pianificatori monetari centrali hanno reso ciechi gli attori di mercato attraverso le loro manipolazioni e, di conseguenza, piani a lungo termine non possono essere più stilati. Esiste solo il breve termine ormai, che si trasformerà in brevissimo termine. Ma le cose che possono andare storte sono tante. Ne abbiamo viste alcune in questo articolo.

Le politiche straordinarie che si presume siano state messe in campo per salvaguardare l'attuale sistema, si stanno rivoltando contro coloro che le hanno messe in campo in prima istanza. Ad esempio, la paradossale carenza di dollari da cui potrebbe nascere la prossima crisi di liquidità, che a sua volta potrebbe dare la spallata definitiva alla fiducia iperinflazionata, è figlia della riserva frazionaria adottata a livello spasmodico dalle banche commerciali. Per ogni dollaro creato dalla FED ne sono stati creati di più col prestito a riserva frazionaria e la leva finanziaria. I suddetti flash crash, oltre a ridurre il valore reale dei titoli coinvolti, vanno anche a ridurre la quantità di dollari esistenti creando una falsa carenza iniziale. Ma con la FED e la maggior parte delle altre principali banche centrali bloccate allo zero bound, chi andrà a fornire liquidità al sistema finanziario quando nel prossimo futuro la crisi tornerà a bussare alle sue porte?

Probabilmente il FMI con i Diritti Speciali di Prelievo, ma la prossima crisi avrà un "valore" aggiunto nella lotta tra yuan e dollaro per ricoprire il ruolo di valuta mondiale di riserva. Lo scorso ottobre, infatti, lo yuan è stato inserito nel paniere dei DSP. Questo significa che, oltre ad acquistare oro per avere un ruolo predominante sulla scena mondiale ed essere considerata una nazione affidabile al pari di Stati Uniti e Inghilterra, la Cina, insieme alla Russia, ha intenzione di scacciare il Re Dollaro dal suo trono. Non sarà un processo dall'oggi al domani, bensì avverrà lentamente e costantemente.





CONCLUSIONE

Nel penultimo articolo che ho scritto, "Sulla scia di una perdita di fiducia", ho descritto come l'attuale sistema economico abbia adottato nel corso del tempo una nuova moneta: la fiducia. Ma quest'ultima ha una volatilità superiore rispetto alla classica moneta fiat e nell'attuale articolo abbiamo visto come può dissolversi. La manipolazione del tasso d'interesse di riferimento da parte delle banche centrali è il punto dove tutte le distorsioni economiche hanno avuto origine ed il punto dove finiranno. L'interconnessione intricata del sistema finanziario ha innalzato diversi tasselli di un domino che al minimo accenno, possono iniziare a cadere.

I recenti flash crash nel mercato azionario e nel mercato obbligazionario sovrano hanno messo pressione a diversi giocatori nel casinò, soprattutto gli hedge fund, i quali sono particolarmente esposti ai titoli di stato. Non solo, anche i fondi pensione sono particolarmente esposti ai titoli di stato, ed essi rappresentano l'ultimo pilastro su cui si regge la fiducia di Main Street nell'istituzione statale. Dal settore bancario commerciale italiano, al settore bancario commerciale americano, alle grandi aziende con profitti e vendite stagnanti, agli hedge fund marcescenti, alle città in bancarotta, alla carenza artificiale di dollari, allo scoppio delle varie bolle negli asset gonfiate dalle politiche monetarie allentate delle banche centrali, gli inneschi della prossima recessione si moltiplicano a vista d'occhio.

È questo il caos pianificato di cui parlava Mises.