mercoledì 22 febbraio 2017

Keynes avrebbe amato il piano economico di Trump





di Frank Shostak


Il piano di Trump è quello che Keynes avrebbe prescritto!

La maggior parte dei commentatori economici, come il premio Nobel Paul Krugman, dovrebbero essere felici per il piano economico del neo-presidente eletto Donald Trump, poiché esso sarà in sintonia con le teorie keynesiane.

Una delle promesse di Trump è quella di un massiccio programma di spese per infrastrutture. Secondo Trump:

Aggiusteremo i nostri centri cittadini e ricostruiremo le nostre autostrade, i nostri ponti, le nostre gallerie, i nostri aeroporti, le nostre scuole, i nostri ospedali. Ricostruiremo le nostre infrastrutture, e non saranno seconde a nessun'altra. E ciò creerà posti di lavoro per milioni di americani.

Trump ha detto ad un certo punto della sua campagna elettorale che avrebbe raddoppiato il piano per le infrastrutture ($275 miliardi) che Hillary Clinton aveva proposto. Trump ha promesso di creare 25 milioni di posti di lavoro in 10 anni.



Trump raddoppia sulla spesa a deficit

Trump ha anche promesso tagli fiscali per tutti gli americani. Il suo piano prevede l'abbassamento dell'aliquota sui rendimenti più elevati dall'attuale 39.6% al 33% e anche l'abbassamento dell'imposta sul reddito delle società dal 35% al 15%.

Varie stime hanno calcolato il costo dei suoi tagli fiscali a circa $6,000 miliardi in 10 anni. In aggiunta a ciò, Trump ha anche promesso di aumentare le spese militari degli Stati Uniti.

Non è possibile abbassare le tasse ed aumentare la spesa pubblica allo stesso tempo.

Nulla nel piano di Trump suggerisce che egli miri a generare più ricchezza reale. Il suo obiettivo è quello di generare un aumento dell'occupazione indipendentemente dal fatto che sia in risposta ad attività creatrici di ricchezza o meno.

Questa mossa è abbastanza deludente, poiché viste le credenziali aziendali di Trump si supponeva che avesse capito la differenza tra attività redditizie e non redditizie.

Si noti che il piano di Trump prevede anche un abbassamento delle tasse e un corrispondente aumento della spesa pubblica. Ovviamente questa è una contraddizione, poiché non è possibile abbassare le tasse senza una corrispondente riduzione della spesa pubblica.

È probabile che il piano andrà ad aumentare il tasso di crescita dell'offerta di moneta.

Seguendo il pensiero popolare, il neo-presidente eletto sembra essere preoccupato della debolezza della domanda e secondo lui lo stato e la banca centrale dovrebbero concentrarsi per rafforzarla.

È del tutto possibile che la politica fiscale allentata di Trump possa accelerare il ritmo del pompaggio monetario aumentando l'indebitamento del governo, il quale alla fine sarà monetizzato dalla banca centrale degli Stati Uniti.

Si osservi che il tasso di crescita annuo della nostra misura monetaria (AMS) è già ai massimi, oltre il 16% alla fine dello scorso ottobre — il punto più alto sin dal 1990. Da notare che ad ottobre di due anni fa il tasso di crescita era pari al 3.5%.



Il piano di Trump & la ricchezza reale

Se le politiche fiscali allentate di Trump "funzioneranno", dipenderà da quanto rimane da sperperare nel "fondo comune" — la dimensione del "fondo comune", o bacino della ricchezza reale, è sconosciuta. Non è chiaro se il bacino della ricchezza reale sia in espansione, stagnante o in declino.

Ricordate, implementare qualsiasi piano statale o qualsiasi piano d'investimento significa allocarvi ricchezza reale. Quindi se durante un piano le infrastrutture attuali non generano un adeguato flusso di beni e servizi finali, il piano dovrebbe essere interrotto.

Qualsiasi tentativo di portare avanti il piano porterà ad un impoverimento economico. (Parte del bacino della ricchezza reale verrà assorbita dalle varie attività che non generano ricchezza, mentre l'attuale infrastruttura non riuscirà a compensare questo drenaggio, di conseguenza verrà indebolito il bacino della ricchezza reale totale e anche la crescita economica.)



Perché il bacino della ricchezza reale potrebbe essere nei guai

Abbiamo il sospetto che le politiche monetarie sconsiderate della banca centrale degli Stati Uniti, come ad esempio il pompaggio monetario aggressivo ed i tassi d'interesse vicino allo zero, abbiano ridotto la capacità del settore privato di generare ricchezza. (Ricordate che le politiche monetarie allentate portano ad uno scambio di nulla per qualcosa.)

La rimozione del legame tra il dollaro e l'oro nel 1971 ha dato alla banca centrale degli Stati Uniti la libertà d'impegnarsi nella stampa di denaro senza limiti — e ha rafforzato il processo di erosione del bacino della ricchezza reale. Questo attrito è stato ulteriormente intensificato con l'inizio della deregulation finanziaria nei primi anni '80, la quale ha rafforzato il prestito dal "nulla" delle banche commerciali.

Un ulteriore danno al bacino della ricchezza reale è emerso nel corso del 2008 con l'introduzione dell'allentamento quantitativo da parte dell'allora presidente della FED Ben Bernanke, affinché "s'evitasse" la cosiddetta depressione economica.

È del tutto possibile che il bacino della ricchezza reale sia attualmente in fase di stagnazione. Quindi qualsiasi onere aggiuntivo rappresentato dalla massiccia spesa fiscale, potrebbe spingere suddetto bacino lungo una traiettoria declinante.

In questo scenario le banche rischiano di limitare i prestiti. Questo potrebbe portare ad un collasso economico e di fatto ad una deflazione dei prezzi.

Un crollo della liquidità monetaria potrebbe costringere le imprese a cercare di scongiurare l'insolvenza vendendo i loro asset più liquidi, come i Treasuries, spingendone in alto i rendimenti. Inoltre il prezzo dell'oro potrebbe finire sotto pressione, dal momento che la maggior parte delle persone tende a vendere oro e trattenere contanti per evitare l'insolvenza.

Se, al contrario, il bacino della ricchezza reale è ancora in espansione, allora la politica fiscale allentata di Trump ed i forti aumenti nell'offerta di moneta potrebbero temporaneamente aumentare le attività in "bolla", l'inflazione dei prezzi e le aspettative d'inflazione. Ciò consentirebbe anche di far salire, in via temporanea, i tassi d'interesse.

Suggeriamo che la spinta artificiale nella cosiddetta attività economica, come illustrato dal PIL e da altri indicatori economici, è improbabile che duri a lungo. Dopo un breve periodo di tempo, è probabile uno scoppio delle attività in bolla e la conseguente deflazione dei prezzi.



Trump ha l'opportunità di rafforzare il bacino della ricchezza reale

Dato che i repubblicani sono ora responsabili di entrambe le Camere, il neo-presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha l'opportunità di attivare politiche che potrebbero rafforzare il processo di creazione di ricchezza reale.

Ciò richiederebbe controlli severi sulla capacità della FED di espandere il suo bilancio, limitando in tal modo la capacità delle banche commerciali di espandere il prestito dal "nulla" tramite la riserva frazionaria.

Il tutto abbinato ad uno stato più limitato, cosa che lascerebbe più ricchezza reale nelle mani dei creatori di ricchezza, permettendo così un rapido aumento del bacino della ricchezza reale — il motore della crescita economica.



Perché il profitto è la chiave, e non un ostacolo, alla crescita economica

Non v'è dubbio che aggiustare le strade e costruire ponti sia qualcosa di necessario. Ma ce lo possiamo permettere? Se il bacino della ricchezza reale è stagnante o forse in declino, allora tali politiche potrebbero essere disastrose, come abbiamo mostrato in precedenza.

Alcuni commentatori suggeriscono che abbiamo bisogno di un maggiore stimolo fiscale, perché il settore privato non s'impegnerà a costruire strade e ponti. Danno la colpa al settore privato poiché si concentrerebbe esclusivamente sul profitto, ignorando il benessere della nazione.

Questi commentatori trascurano il fatto che profitti e perdite rappresentano un quadro di riferimento che aiuta le aziende ad allocare in modo efficiente le risorse scarse. (Informa le imprese se le risorse scarse vengono utilizzate in modo efficiente o no.)

Il profitto segnala che le risorse sono impiegate in linea con i desideri della gente e una perdita segnala che le risorse sono utilizzate in modo non corretto.

Si noti che profitti e perdite rappresentano solo un indicatore, per così dire — indirizzano le aziende verso una condotta che corrisponde ai dettami degli attori di mercato.

In questo senso, ignorare tale quadro di riferimento implica la distruzione dei desideri degli attori di mercato, cosa che è in contrasto con l'essenza del processo democratico.

È da qui che le imprese che si sforzano di staccare profitti vengono etichettate come entità senza cuore e avide.

Ma ciò non è corretto. Permettere al mercato di allocare le risorse scarse, porta sempre a risultati migliori. Anche il fondatore dell'Unione Sovietica, Vladimir Lenin, lo capì quando per un breve periodo di tempo introdusse il meccanismo di mercato (vale a dire, la "Nuova Politica Economica") nel marzo 1921 per ripristinare l'offerta di beni e prevenire una catastrofe economica.

Eppure, per qualche strana ragione, oggi la maggior parte degli esperti continua a sostenere che il mercato non può essere attendibile in tempi difficili.

Un libero mercato farebbe in modo che l'America possa avere nuove strade e nuovi ponti.

È assolutamente concepibile che la crescita del bacino della ricchezza reale sarà accompagnata dall'espansione delle infrastrutture, come strade e ponti. Perché? Il processo d'espansione della ricchezza reale richiede implicitamente l'espansione delle varie forme di infrastrutture, e ciò comprende anche strade e ponti.

Gli Stati Uniti hanno bisogno di meno politiche fiscali keynesiane e un maggiore orientamento al libero mercato, al fine d'impostare fondamenta sane per la crescita economica.

Donald Trump ha la possibilità di attuare le cosiddette politiche meno "popolari" che potrebbero essere dolorose nel breve termine. Ma questo getterà le basi per una crescita economica reale, consentendo al processo di creazione di ricchezza reale di rigenerarsi — ed avvantaggiare tutti i cittadini nel lungo periodo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 21 febbraio 2017

Wall Street sta chiamando le pecore al macello... di nuovo





di David Stockman


Per la prima volta sin dagli anni '30 ci sarà un crollo per Wall Street ed una recessione per Main Street, ma la Città Imperiale sarà incapace di porre rimedio ad entrambe le faccende.

Ecco perché la storia finanziaria non è circolare; è cumulativa e verranno fatti a pezzi tutti gli artifici fiscali e monetari, gli espedienti e le frodi che sono stati implementati dallo stato per mantenere viva un'illusione di prosperità e prezzi degli asset finanziari artificialmente alti.

Con la FED pietosamente impalata allo zero bound per 96 mesi, è diventato evidente anche alle cheerleader nello zombie-box che il massiccio stimolo monetario degli ultimi due decenni è finito. L'unica cosa rimasta nell'arsenale della FED sono i tassi d'interesse sotto lo zero, e tale opzione non ha nemmeno una prospettiva remota d'essere attuata.

Donald Trump ha vinto le elezioni contro ogni previsione, e l'ha fatto sulla scia di una rivolta populista che è assolutamente una cattiva notizia per Wall Street. Brandendo torce e forconi, la gente sicuramente assalterà in massa l'Eccles Building se la FED accennerà alla possibilità d'imporre tassi negativi su risparmiatori e pensionati.

Né il mercato può essere salvato attraverso un qualche tipo di QE mirato che inondi i giocatori d'azzardo con indicibili guadagni inattesi e faccia ribollire la pentola del populismo politico.

L'ovvio vicolo cieco della politica monetaria è il motivo per cui abbiamo visto un rally frenetico dopo l'elezione di Trump.

L'idea di un massiccio stimolo fiscale targato Donald Trump è stato letteralmente inventato nel momento post-elezioni da parte degli operatori di Wall Street al fine di attirare i creduloni nel casinò per l'ennesima volta.

Ma gli smart money presto si affretteranno a vendere e il disastro incombente sarà una realtà palese a tutti. Anche se Donald Trump avesse un programma economico semi-coerente, cosa che non ha, non c'è la minima possibilità che possa essere approvato dal Congresso.

[...] Gli strilloni anti-Trump, come il senatore Elizabeth Warren, avranno un unico scopo: la morte politica di Trump. Inoltre è praticamente certo che la maggioranza repubblicana alla Camera e al Senato risulterà spaccata e immobilizzata dall'imminente bagno di sangue fiscale: il programma di bilancio totalmente irresponsabile di Trump che vomiterà $1,000 miliardi di deficit annuali.

Stiamo assistendo al ritorno dei bond vigilantes — metafora di una condizione di deficit in rapido aumento e contemporaneamente un aumento dei tassi d'interesse. Tuttavia i bond vigilantes sono stati assenti dalla scena per così tanto tempo che la memoria storica di un contraccolpo politico risultante è stata ignorata dalla Città Imperiale e dai media mainstream che celebrano le sue follie.

Ma sappiate questo: presto il bagno di sangue fiscale a Washington sarà sulla bocca di tutti. I commentatori economici saranno scioccati e sconcertati dal suo arrivo, dopo aver abbracciato il mito della ripresa economica ignorando il fatto che il debito pubblico è aumentato di $1,700 miliardi nel corso degli ultimi due anni.

Cioè, lo Zio Sam ha emesso quantità monumentali di nuovo debito durante i mesi #63-87 di una ripresa che è già sopravvissuta alla tipica espansione lunga 61 mesi sin dal dopoguerra; e lo ha fatto durante la fase avanzata del ciclo in cui i anche i keynesiani dicono che i deficit dovrebbero essere eliminati, o ridotti al minimo, al fine di preservare munizioni da sparare contro la prossima crisi.

Detto in modo diverso, la politica fiscale ha seguito i passi della follia dell'Eccles Building, rimanendo in modalità emergenza per tutta la presunta fase di ripresa del ciclo economico, rendendola paralizzata per affrontare la prossima recessione.

Ma questa follia ha moltiplicato gli imbrogli contabili di bilancio a Washington, tanto che fanno impallidire frodi infami come Enron, WorldCom, Tyco, AIG, Valeant e Bernie Madoff messe insieme.

Per esempio, l'anno scorso lo Zio Sam ha finanziato $96 miliardi di nuovi prestiti agli studenti, ma solo $15 miliardi sono stati conteggiati nel deficit. Questo perché nella sua saggezza, Washington ha stabilito che i prestiti agli studenti sono un "investimento" e solo una piccola "quantità" deve essere calcolata per potenziali perdite future.

Proprio così. Il Partito Democratico ha adottato il "copione" di Bernie quando si tratta di tasse universitarie, e perfino Donald Trump ha proposto un vasto schema di cancellazione di questo tipo di debito: un rimborso al 12% del reddito per un numero limitato di anni e annullare il resto. Quindi accumulare $100 miliardi l'anno di debito studentesco aggiuntivo in cima ai $1,300 miliardi totali, è spesa in deficit sotto altro nome.

E il Congresso ha ordinato che la FED trasferisca $19.3 miliardi di riserve contabili puramente fittizie al fondo fiduciario della rete autostradale al fine di mantenerlo "solvibile" fino al prossimo anno.

Eppure tale inganno era solo la punta dell'iceberg: il trasferimento dei "profitti" annuali della FED, al netto delle spese, al Tesoro degli Stati Uniti. L'anno scorso erano pari a $97 miliardi, e non erano né reali né sostenibili.

Al contrario, suddetto trasferimento era solo una finzione contabile proveniente dai $119 miliardi d'interessi che la FED guadagna sul suo bilancio da $4,500 miliardi.

Detto in altro modo, la banca centrale della nazione ha acquistato debito del Tesoro e altri titoli con crediti creati dal nulla e quindi non ha alcun costo per le sue "passività".

Eppure è lieta di definire questa magia monetaria un utile contabile e restituirlo ai politici di Capitol Hill per compensare gli interessi passivi netti sul massiccio debito dello Zio Sam da $19,600 miliardi.

Ecco il punto. Ora che i bond vigilantes sono stati resuscitati dalla storia della Trumpflation, anche questo utile contabile fittizio scomparirà. Questo perché la FED sperimenterà massicce perdite mark-to-market sul suo portfolio obbligazionario man mano che i tassi d'interesse si normalizzeranno in un modo o nell'altro.

Eppure, secondo le sue regole contabili, deve caricare le perdite dei titoli sul cosiddetto utile operativo. Questo significa che il profitto che la FED gira al Tesoro degli Stati Uniti si ridurrà drasticamente.

Questa storia sta giungendo alla fine. Le entrate federali durante gli ultimi sei mesi sono in calo di quasi il 2%, in quanto l'attuale espansione del ciclo economico si sta avvicinando ad una battuta d'arresto.

Quindi sulla base delle spese per i diritti sociali, che sono già incluse nella linea di base dell'attuale bilancio, e data la prospettiva di ricavi stagnanti nel migliore dei casi, credo che il primo bilancio completo (per il 2018) con cui dovrà fare i conti l'Amministrazione Trump mostrerà un deficit ereditato di circa $850 miliardi e un nuovo fabbisogno di quasi $1,000 miliardi.

E questo prima che spenda un centesimo per le infrastrutture o per i tagli fiscali!

Quando il mercato azionario andrà in crash in risposta ad un blocco del governo nella Città Imperiale e alla scomparsa della storia di uno stimolo enorme, l'economia americana scivolerà in recessione. Poi il deficit tornerà di nuovo nel range delle migliaia di miliardi di dollari.

Come ho detto, assisteremo ad un bagno di sangue fiscale.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 20 febbraio 2017

Zombie per cena





di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Avete mai notato come le conversazioni a cena sembrano ridursi sempre a qualcuno che vi chiede soldi? O vogliono che trascorriate un po' del vostro prezioso tempo con loro, a "fare" qualcosa "come se si fosse una famiglia unita" e dove dovete comportarvi da "padre amorevole" in cambio di "un semplice gesto d'amore"?

Anche a me è capitato! Strano, eh?

E non vi siete stancati di rispondere cortesemente "andate al diavolo", solo per vederli arrabbiarsi inaspettatamente e diventare anti-sociali senza una ragione particolare? Come alcuni demoni bipolari fuoriusciti dall'inferno?

Anche a me è capitato! Strano, eh?

In ogni caso, la ragione per cui ve ne parlo è dovuta alla cena di ieri sera dove i miei figli hanno iniziato a sproloquiare su una qualche stupida serie TV sugli zombie. Nientemeno che zombie!

Naturalmente essendo sempre un padre amorevole e devoto che si agita quando si parla dell'educazione dei propri cari figli, sono inorridito dal fatto che la metà dei giovani di oggi non ha "alcun problema" con il socialismo.

A rischio di partire per la tangente e diventare isterico, questa è la prova assoluta che le nostre scuole sono state sequestrate dai socialisti e dai comunisti per diffondere le loro risibili, e a lungo screditate, teorie da imbecilli con la bava alla bocca: "Pace, amore e stampa di denaro."

E ora stiamo discutendo di zombie, come se esistessero davvero! Zombie!

Ho abilmente colto l'occasione per apportare un valore educativo alla conversazione, di cui era gravemente carente.

Così ho detto: "Avete notato che gli zombie non hanno soldi? Voglio dire, non c'è da meravigliarsi se si vestono così male! E perché non vanno dal dermatologo date le condizioni orribili della loro pelle?"

Immediatamente tutte le conversazioni si sono fermate. Speravo che alla fine avrebbero avuto un'epifania circa l'importanza di un sistema monetario funzionante.

Emozionato, ho deciso d'iniziare il tutorial dalle basi. "E sono così pigri e stupidi che non provano neanche il sistema del baratto! Gli zombie potrebbero offrire qualche lavoro, come baby-sitter per il fine settimana, in modo che i genitori disperati possano allontanarsi per un weekend rilassante, in cambio del cervello di un parente morto da poco!"

Ahimè, rimanevano semplicemente seduti lì, a guardarmi con quello sguardo vuoto d'incomprensione, ma, per fortuna, non a sbavare a bocca aperta in preda allo stupore.

Avvolgendo rapidamente questa importante lezione sugli zombie, sulla politica monetaria e sui mali del socialismo con un crescendo trionfale, ho detto: "E adesso il loro denaro è rovinato, loro sono rovinati, e tutto è un incubo mortalmente distopico. Ma guardate come ancora persistano ad essere socialisti avidi, vogliosi di mangiarvi il cervello senza pagare! Hahahaha!"

Naturalmente volevo che loro esclamassero improvvisamente: "Papà! Quanto sei brillante! Un modo meraviglioso per passare dalla cultura popolare ad un attacco devastante al socialismo ed alla politica monetaria moderna! Dicci di più!" Credevo che mia moglie m'avrebbe applaudito raggiante d'orgoglio, invece tutto è finito con pianti e grida, in un turbinio cacofonico di commenti su quanto mi odiassero, mi volessero morto, di come fossi il peggior padre/marito del mondo, bla, bla, bla. Sapete, le solite cose.

Ferito da queste critiche amare, ho voluto rispondere acidamente: "Mi state dicendo che non vi preoccupate dell'oro e dell'argento quando la dannata Federal Reserve sta commettendo ogni peccato monetario mai pensato da anima viva, in qualsiasi momento, in qualsiasi parte della storia del mondo, espandendo la spesa pubblica, facendo esplodere l'offerta di moneta, e ora acquistando titoli e forzandone di conseguenza i prezzi in su? Siete pazzi?"

Ebbene, lo ammetto. Ammetto che ero distratto, visto che stavo pensando ad un saggio di Chuck Butler di EverBank, che di recente ha scritto: "Le 10 più grandi banche centrali ora detengono asset per un totale di $21,400 miliardi! Un aumento del 10% rispetto all'anno scorso"; e ad un saggio di David Stockman sull'omonimo DavidStockmansContraCorner.com, il quale ha scritto: "Ad un 25X rispetto agli utili GAAP e dopo un calo del 18% rispetto al loro picco del settembre 2014, il mercato azionario è in una fase talmente sopravvalutata che non s'era mai vista nella storia, nemmeno durante i picchi precedenti nel 2008, 2000 e 1929."

Mai visto nella storia! 1929! Mai! Oddio! Pensate che questo tipo di mercato in bolla possa esistere senza un'offerta di moneta esorbitante? Hahahahaha!

Invece di percorrere questa strada buia, ho deciso di alleggerire l'atmosfera. "Hey! È tempo per un indovinello! Vi piacciono, no? Rispondete a questo: Che vuol dire avere oro ed avere figli?"

Sorprendentemente hanno risposto quasi all'unisono: "Ami l'oro e odi noi!"

Scioccato dal fatto che potessero pensare una cosa così terribile del loro padre amorevole, ho dovuto ammonirli delicatamente: "L'indovinello era sulle SOMIGLIANZE, idioti, non sulle diversità!"

Le cose sono partite per la tangente a quel punto e nessuno ha cercato più di risolvere l'indovinello.

Naturalmente la risposta è ovvia: i figli sono come l'oro, perché sono entrambi investimenti necessari ed assicurazioni per il futuro, ma, nel frattempo, una Grossa Spina nel Fianco (GSF).

Come, vi chiederete? Perché l'oro una GSF? Ebbene, possedere, immagazzinare e salvaguardare argento e oro è una GSF soprattutto quando ti scappa qualche oncia sotto i mobili e bisogna chinarsi per raccoglierla, quindi è una certezza che si sbatterà contro qualcosa e ci si rotolerà nella polvere per recuperare il prezioso bottino.

Anche avere figli è una GSF, ma saranno utili un giorno quando sarò vecchio e avrò bisogno di persone per accudirmi, per asciugarmi la bava colante dalla bocca, per scarrozzarmi a destra e a manca tra gli ambulatori medici, e per fungere da donatori volontari di organi nel caso in cui avrò bisogno di quel qualcosa chiamato "trapianto".

Già posso sentirvi domandare: "Quale diavolo è il punto di tutto questo minestrone? Che accidenti sto leggendo? Hai mai sentito parlare della formula 'venire al punto', idiota? O vuoi vivacchiare altri inutili anni tagliuzzando i tuoi figli?"

Sì, c'è un punto, dal momento che me lo avete chiesto così educatamente. Il punto è che nessuno può fermare la follia monetaria, e la Federal Reserve e le altre banche centrali devono continuare a creare denaro fino a quando non sarà più possibile.

Perché? Perché c'è così tanto debito che è assolutamente impossibile pensare d'iniziare a ripagarlo, perché altrimenti l'economia crollerebbe.

Significherebbe il fallimento rovinoso di tutti se smettessimo d'indebitarci, ma è possibile far continuare questo gioco ancora un po' con infusioni sempre più grandi di nuovo denaro e credito in modo da ritrovarsi un fallimento rovinoso PIÙ GRANDE in seguito.

E non ne soffrirebbero solo gli insider a Wall Street. Le pensioni pubbliche sono sotto-finanziate, tutti i risparmi di tutte le pensioni private sono investiti nei mercati azionari e obbligazionari, e lo stato diventa sempre più grande.

In breve, Siamo Dannatamente Fregati (SDF). Soprattutto se continuiamo ad accumulare debito impagabile, ma siamo SDF anche se la smettessimo.

Poi sarà la volta di: "Soldi, soldi, soldi! Salvare le pensioni! Salvare i posti di lavoro! Salvare le banche! Salvare tutto e tutti! E se ci sono davvero zombie, salvare anche loro!"

E poi l'inflazione al consumo salirà, mentre distruggerà l'economia (come accaduto spesso nel corso della storia) e l'oro avrà la sua rivincita (come accaduto spesso nel corso della storia), e arriverà anche il tempo in cui i figli mi ripagheranno per quello che mi devono (in un modo o nell'altro) dopo tutti questi anni.

Nel frattempo, ho qualche notizia felice!

Potete rilassarvi! Datemi il cinque! Fate una pausa! Perché gli stati e gli economisti keynesiani faranno tutto il possibile per assicurarsi che le cose vadano a rotoli, a prescindere da quanto sarà devastante il crollo finale. Forse ci saranno anche gli zombie.

E così, con un po' più di tempo per accumulare oro e argento ed assicurarsi di non morire finanziariamente, e per accudire i donatori di organi ed assicurarsi di non morire letteralmente, dovete capire che "Whee! Questa roba dell'investire è facile!"

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 17 febbraio 2017

Cicli del credito e l'oro





di Alasdair Macleod


Lo shock per l'elezione di Trump ha prodotto reazioni inattese sui mercati, in parte spiegate da investitori che hanno acquistato titoli azionari e dollari e che hanno venduto altre valute e oro.

Questo perché il presidente Trump ha dichiarato che realizzerà investimenti in infrastrutture ed alleggerirà le politiche fiscali. Se perseguirà questo piano, ciò significherà deficit di bilancio più grandi e tassi d'interesse più elevati. L'aspetto globale della ricalibrazione dei mercati si concentra sulle tensioni tra il dollaro da un lato, e l'euro e lo yen dall'altro, entrambi ancora impantanati in tassi d'interesse negativi. I flussi di capitale, ovviamente, favoriscono il dollaro e stanno mettendo sotto considerevole pressione i mercati europei.

L'oro è finito sotto il fuoco incrociato, perché per gli hedge fund è semplice acquistare un dollaro in apprezzamento vendendo posizioni short sull'oro. Mentre questa pressione può persistere, in particolare se l'euro s'indebolisce ulteriormente, stiamo parlando essenzialmente di un effetto temporaneo. Questo articolo spiegherà perché le cose stanno così, analizzando la prossima fase del ciclo del credito e le implicazioni per i tassi d'interesse ed i prezzi, alimentati dalla crescita dei deficit fiscali degli Stati Uniti e dallo stoccaggio di materie prime da parte della Cina. Ci sono fattori in gioco che sono stati originariamente identificati da Gordon Pepper, considerato negli anni '60 e '70 come la mente analitica migliore nel mercato obbligazionario del Regno Unito.

Pepper ha osservato che le banche erano sempre cattive investitori in Gilt a breve scadenza, ritrovandosi quasi sempre a perdere soldi. Questo, ha spiegato, perché le banche acquistavano Gilt quando erano avverse alla concessione di prestiti, e li vendevano quando diventavano più fiduciose. Questo significava che le banche acquistavano titoli di stato quando la fiducia economica era al minimo, le sofferenze del settore privato salivano ed i tassi d'interesse scendevano per riflettere il contesto recessivo. Queste erano le condizioni che segnavano l'alta marea per i prezzi delle obbligazioni.

Com'è vero che il giorno segue la notte, la ripresa economica viene seguita dalla recessione. Al migliorare delle condizioni commerciali, le acquisizioni societarie diventavano comuni man mano che le imprese si riposizionavano in vista di prospettive di trading migliori ed un periodo d'aumento degli investimenti industriali. Le banche cominciarono a vendere tardivamente le loro posizioni obbligazionarie per fornire capitali all'espansione economica. Col tempo le banche si sarebbero sentite abbastanza fiduciose nella concessione di prestiti, ma i mercati avevano già anticipato una maggiore domanda di credito, così come una visione più inflazionistica. Inevitabilmente le banche finirono per vendere i loro Gilt in perdita.

Pepper aveva identificato i meccanismi alla base dei flussi di credito bancari tra settore finanziario e non-finanziario, un argomento importante ampiamente trascurato anche oggi. Attualmente il ciclo del credito è diventato prolungato e distorto, perché la maggior parte dei cattivi investimenti, che normalmente sarebbero stati eliminati nella fase di rallentamento del ciclo del credito, sono stati autorizzati a sopravvivere grazie alla soppressione aggressiva dei tassi d'interesse. Di conseguenza il credito bancario non è mai stato ridistribuito da un uso improduttivo ad un uso più produttivo, ma è stato ampliato nel nome dell'ingegneria finanziaria.

Le cose stanno per cambiare. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che espanderà la spesa pubblica per infrastrutture e allo stesso tempo taglierà le tasse, nel qual caso si metterà in moto una nuova fase di espansione dell'economia degli Stati Uniti, portando ad un ulteriore aumento del credito bancario. L'effetto immediato sarà quello di una salita dei rendimenti dei titoli obbligazionari e tassi d'interesse del dollaro più alti.

In base alle tesi di Gordon Pepper, le banche sono solo nelle fasi iniziali di perdite dovute al mark-to-market dei titoli di stato, in quanto devono ancora vendere le loro partecipazioni obbligazionarie per concedere prestiti in virtù dell'espansione delle infrastrutture ed un deficit fiscale nettamente superiore. Questo è qualcosa che accadrà nel corso di quest'anno, presumendo che Trump segua i suoi piani economici. Ma possiamo aspettarci che i mercati trattino a sconto le vendite future di obbligazioni da parte delle banche e degli altri intermediari finanziari, e dato che i rendimenti sono scesi a livelli insolitamente bassi in vista dei piani espansivi di Trump, le perdite sui titoli obbligazionari risulteranno corrispondentemente maggiori.



La nuova fase espansiva

Il presidente eletto Trump è a tutti gli effetti a favore di un sostanziale stimolo fiscale. La differenza tra stimolo monetario e stimolo fiscale si trova nell'inflazione dei prezzi. In poche parole, lo stimolo monetario tende a gonfiare i prezzi degli asset, mentre lo stimolo fiscale tende a gonfiare i prezzi al consumo. Pertanto lo stimolo fiscale porta con sé maggiore certezza di un aumento dei tassi d'interesse e dei rendimenti obbligazionari a causa dell'effetto dell'inflazione dei prezzi, infliggendo perdite dolorose alle banche che hanno investito in obbligazioni.

Il passaggio da stimolo monetario a stimolo fiscale può indebolire i prezzi degli asset per ragioni che presto diverranno chiare. La seguente tabella illustra i flussi che possono derivare dallo stimolo fiscale, e chiarifica meglio le tesi di Pepper.




La spesa pubblica aumenta in questo esempio dal 35% al ​​37% dell'economia. E poiché lo stimolo fiscale viene speso nel settore privato non-finanziario, anche questo aumenta a sua volta. Inevitabilmente il settore finanziario, che rappresenta denaro impiegato in asset puramente finanziari, finisce sotto pressione, e in questo caso scende dal 30% al 25% dell'economia. I prezzi degli asset finanziari si sgonfiano.

Mentre i numeri effettivi differiscono da questo esempio teorico, viene dimostrato che nella fase espansiva il denaro deve lasciare gli asset puramente finanziari. Non si può avere sia stimolo fiscale sia una ridistribuzione delle risorse economiche nel settore privato non-finanziario, senza creare un potente effetto deflazionistico per gli asset finanziari. Di conseguenza non solo aumenteranno i rendimenti obbligazionari, ma verranno influenzati anche i mercati azionari, nel momento esatto in cui i fondamentali dei titoli azionari sembrano essere al loro meglio. L'euforia nei mercati azionari di oggi è quindi un riflesso del miglioramento nel sentimento, a dispetto della realtà.

I keynesiani sostengono che lo stress affrontato dal settore finanziario, può essere compensato dall'espansione del credito. Inizialmente può essere così, fino a quando le banche hanno spazio nei loro bilanci per far crescere il credito aggiuntivo. Tuttavia gli effetti inflazionistici dell'espansione fiscale sui prezzi al consumo diventano una forza notevole e relativamente immediata, dominando le considerazioni sulla politica monetaria. Ciò è dovuto al deficit fiscale che si traduce direttamente in un aumento della domanda di beni e servizi attraverso la spesa pubblica, facendo salire i prezzi man mano che vengono spesi i soldi creati dal nulla. Il risultato: tassi d'interesse aumentati dalla banca centrale per proteggere il potere d'acquisto della moneta.

Probabilmente l'esempio più chiaro di questo effetto fu l'economia del Regno Unito nella prima metà degli anni '70, la quale stimolò l'analisi di Pepper. Dal 1970 in poi il governo Heath svalutò la moneta in modo aggressivo abbassando i tassi d'interesse ed aumentando lo stimolo fiscale. Il risultato fu un boom del mercato azionario che si concluse nel maggio 1972, dopo che i rendimenti dei Gilt avevano toccato il fondo all'inizio di quell'anno. Mentre l'economia migliorava, i rendimenti dei Gilt aumentavano ulteriormente e le azioni entravano in un mercato orso profondo. La Banca d'Inghilterra rialzò i tassi d'interesse, mentre i rendimenti dei Gilt continuavano a salire, i prezzi azionari scendevano e l'inflazione dei prezzi saliva. La speculazione migrava dai mercati azionari agli immobili commerciali, quando affitti e valori di capitale rispondevano alla domanda in espansione per uffici, trainata dal boom economico artificiale.

Alla fine l'inflazione dei prezzi accelerò al punto in cui i tassi d'interesse dovettero essere rialzati ulteriormente, innescando un crollo del mercato immobiliare commerciale, cosa che richiese il salvataggio delle banche finanziatrici. Nel corso del ciclo, il tasso di riferimento della Banca d'Inghilterra aumentò dal 5% nel settembre 1971 al 13% a novembre del 1973, facendo precipitare il valore degli immobili commerciali. I rendimenti dei Gilt a lunga scadenza raddoppiarono andando oltre il 15% ed il mercato azionario perse il 75% del suo valore alla fine del 1975. La posizione finanziaria del governo britannico era talmente compromessa che dovette prendere in prestito soldi dal FMI.

Tutti i segni di un ciclo simile stanno emergendo anche oggi, ma su una scala più grande, con Donald Trump che intende esercitare politiche fiscali espansive come quelle di Edward Heath. Ma ci sono differenze evidenti, in particolare l'elevato onere del debito nel settore privato. Negli anni '70 i livelli di debito del settore privato erano bassi, tanto è vero che i prezzi degli immobili residenziali nel Regno Unito erano largamente influenzati dalla crescita dei tassi d'interesse. Oggi i prezzi degli immobili residenziali riflettono per l'80% mutui loan-to-value. Infatti il livello del debito del settore privato in America è ormai così grande che un aumento del tasso dei Fed Funds tra il due e il tre percento può essere sufficiente per mandare in crash i prezzi degli immobili residenziali ed il settore finanziario degli Stati Uniti.

Un'altra importante differenza è l'interconnessione dei mercati. L'aumento dei rendimenti dei titoli del Tesoro USA significherà consecutivamente un aumento dei rendimenti di altri titoli obbligazionari, in particolare nella zona Euro. Le banche della zona Euro, la cui sopravvivenza potrebbe essere minacciata da questi sviluppi, si troveranno ad affrontare perdite sui titoli talmente grandi che l'intero sistema bancario europeo potrebbe crollare. La BCE è probabile che continui a pompare denaro nel settore finanziario nel disperato tentativo di salvare le banche, ma può farlo fintanto che l'effetto dell'inflazione dei prezzi non la costringerà ad aumentare i tassi d'interesse.

La Gran Bretagna, insieme a tutti gli altri paesi negli anni settanta, così come gli Stati Uniti nei prossimi anni, ebbe un problema specifico: l'aumento dei prezzi delle materie prime e dell'energia. La domanda artificiale generata dall'espansione fiscale negli Stati Uniti nel 1970-1974, contribuì ad un significativo aumento del livello generale dei prezzi delle commodity. Degno di nota fu l'aumento del prezzo del petrolio, poiché l'OPEC lo alzò da $3 a $12 al barile nel solo 1973. L'aumento dei prezzi delle commodity venne pagato con l'espansione monetaria, proprio come oggi. E oggi, la Cina sta perseguendo grandi piani infrastrutturali per tutta l'Asia, cosa che le impone di accumulare ed utilizzare quantità senza precedenti di materie prime industriali ed energia. I piani espansionistici di Trump si scontreranno con i piani di gran lunga più ambiziosi della Cina, facendo salire ulteriormente i prezzi delle commodity espressi in dollari. Questo, in aggiunta ai considerevoli aumenti visti finora, crea una cattiva prospettiva per i prezzi.



L'effetto sull'oro

Il grafico qui sotto mostra come si sia comportato il prezzo dell'oro negli anni '70.




L'oro salì da $35 a $197.50 tra il 1970 e la fine del 1974, un incremento di più di quattro volte. Durante questo periodo, come già detto, il tasso di riferimento della Banca d'Inghilterra passò dal 5% al ​​13%. Il tasso di sconto della FED era al 4.5% nel 1972 e salì all'8% ad agosto 1974. Quindi un aumento del prezzo dell'oro venne accompagnato da un tasso d'interesse in aumento, in contraddizione con la saggezza convenzionale di oggi. L'oro raggiunse un picco di prezzo a $850 il 21 gennaio 1980, quando il tasso di sconto della FED era al 12%.

La convinzione attuale, secondo cui l'aumento dei tassi d'interesse rappresenta un male per l'oro, è stata smentita da quegli eventi. La salita del prezzo dell'oro aveva poco a che fare con i tassi d'interesse, ed invece aveva a che fare con l'accelerazione dell'inflazione dei prezzi. L'unico modo per fermare un prezzo dell'oro in aumento, era quello di aumentare ulteriormente i tassi d'interesse per comprimere l'attività economica, ciò che fece Paul Volcker nel 1980-81. In altre parole, fino a quando la FED non abbandonerà tutte le pretese per sostenere la crescita economica, la gente continuerà ad aumentare le proprie preferenze per il possesso di beni piuttosto che il possesso di dollari, riducendone così il potere d'acquisto.

Un altro modo di guardare al prezzo dell'oro è quello di pensare in termini di prezzi delle materie prime, i quali a lungo andare tendono ad essere più stabili quando misurati in oro piuttosto che in valute fiat. Date le prospettive per i prezzi delle commodity, poiché Cina e Stati Uniti competono entrambi per le materie prime e per espandere la quantità di denaro per pagarle, il prezzo dell'oro è più probabile che conservi il proprio potere d'acquisto rispetto all'aumento dei prezzi delle commodity, invece di declinare insieme alle valute di carta. La Cina si è preparata per questo evento dopo aver intrapreso una politica d'immagazzinamento dell'oro sin dal 1983. L'ammontare che ha accumulato oltre alle riserve dichiarate è un segreto di stato, ma la mia stima è di almeno 20,000 tonnellate. Nel 2002 lo stato cinese aveva presumibilmente ottenuto abbastanza oro fisico da permettere ai propri cittadini di comprarne anche per loro stessi, perché quello è stato l'anno in cui venne istituito lo Shanghai Gold Exchange ed eliminato il divieto alla proprietà privata di oro in Cina.

Nel corso degli ultimi quattordici anni, i privati ​​e le imprese in Cina hanno accumulato come minimo altre 10,000 tonnellate e la Cina è diventata il più grande produttore e raffinatore d'oro. Possiamo dire che la Cina ed i suoi cittadini si siano preparati con largo anticipo al crollo del potere d'acquisto delle valute di carta, tanto che la domanda per le commodity è probabile che s'intensificherà. L'unica cosa che deve fare è sbarazzarsi dei suoi titoli del Tesoro USA prima che diventino inutili, cosa che sta già facendo.




L'America, al contrario, è del tutto impreparata per prezzi più elevati delle commodity. Le sue riserve d'oro, ammesso che ci siano, non sono sufficienti a sorreggere un dollaro in declino e in ogni caso la conversione in oro non è un'opzione per i titolari di dollari. In termini di domanda per le commodity, nei prossimi anni l'America sarà seconda rispetto alla Cina, peggiorando una situazione già complicata.

A causa della continua domanda cinese per le commodity, vi è un rischio significativo che nemmeno un crollo del debito in liquidazione, causato da tassi d'interesse significativamente più elevati, ucciderà l'inflazione dei prezzi nelle valute occidentali. A differenza degli anni '70, quando il dollaro era la melodia in base alla quale tutti gli altri ballavano, la Cina, la Russia e tutte le nazioni legate a loro tramite il commercio non ballano più esclusivamente al ritmo della musica del dollaro. Di conseguenza la politica monetaria degli Stati Uniti non esercita più il controllo assoluto sull'inflazione dei prezzi globale, misurata in valute fiat.

Le pressioni sull'inflazione dei prezzi potrebbero pertanto persistere, nonostante un crollo del debito in liquidazione. Non può essere esclusa la possibilità che il prezzo del dollaro continuerà ad essere inflazionistico in un crollo economico degli Stati Uniti, nonostante la politica monetaria della FED. Ma prima che questa possibilità possa concretizzarsi, la probabilità di un collasso sistemico nella zona Euro è il rischio più immediato e minaccioso.



Conclusione

Al momento affrontiamo la prospettiva di una riallocazione di capitali dal settore finanziario degli Stati Uniti al settore pubblico e non-finanziario, evento alimentato dai piani espansivi del presidente Trump. Questi piani, se perseguiti, porteranno ad un flusso di denaro in uscita da attività puramente finanziarie ed avranno un effetto profondamente negativo sui prezzi degli asset. Inoltre l'inflazione dei prezzi, il risultato di un'espansione fiscale, farà aumentare i prezzi al consumo a livelli imprevisti, costringendo la FED ad alzare i tassi d'interesse più del previsto. Questo articolo ha sottolineato il motivo per cui l'aumento dei tassi d'interesse nella fase espansiva del ciclo del credito non comprometterà il prezzo dell'oro, a meno che, e questo non è più certo, i tassi d'interesse siano rialzati al punto in cui l'economia americana finirà in recessione. Tuttavia il mondo non è più dipendente esclusivamente da fattori economici e monetari negli Stati Uniti, perché la domanda asiatica di materie industriali è diventata il motore principale della domanda di commodity. Non possiamo quindi essere sicuri che uno shock in stile Volcker da parte della FED ucciderà l'inflazione dei prezzi alla fine del prossimo ciclo del credito.

Come le esperienze del passato dimostrano chiaramente, è un errore credere che il prezzo dell'oro sia impostato esclusivamente dai tassi d'interesse del dollaro, o dalla sua forza relativa in altre valute. L'attuale debolezza del prezzo dell'oro è semplicemente un riflesso della temporanea carenza di dollari, e niente di più.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 16 febbraio 2017

La Trumponomics non aiuterà l'entroterra americano





di David Stockman


Le principali misure necessarie per sradicare la cultura della Finanza delle Bolle sono poche e semplici: abrogazione della legge Humphrey-Hawkins, abolizione del Federal Open Market Committee (FOMC) e vendita del debito di Tesoro USA e delle GSE in pancia alla FED.

Questo è tutto — perché la determinazione dei prezzi in un mercato libero farebbe tutto il resto.

In una parola, farebbe rigare dritto la FED e permetterebbe ai tassi d'interesse, alla curva dei rendimenti, ai prezzi delle azioni e dei derivati d'essere determinati dalle forze della domanda e dell'offerta, le quali si originano nell'economia di Main Street e non dalle agenzie di pianificazione centrale. I mercati potranno quindi ripristinare, costantemente e in modo affidabile, la prosperità capitalistica.

Queste semplici misure sono cruciali. L'abolizione dell'idea keynesiana di banca centrale, infatti, spiega anche il motivo per cui ciò che passa per Trumponomics è in contrasto con la cosiddetta accensione del motore della crescita reale e della prosperità.

Basti dire che l'abolizione del FOMC sarebbe molto più efficace nel ripristinare la prosperità capitalistica per l'entroterra americano piuttosto che migliaia di miliardi in "stimoli" sotto forma di tagli fiscali, muri di confine, autostrade, ponti e protezionismo commerciale.

Questo perché le attuali banche centrali keynesiane falsificano in modo sistematico i prezzi di azioni, obbligazioni, derivati ed altre forme di debito, ed è questo che sta frantumando gli investimenti, la produttività, la crescita, l'occupazione e il reddito reale delle famiglie.

Visto dal punto di vista della storia e del pensiero economico pre-keynesiano, l'idea stessa di 96 mesi consecutivi di tassi del mercato monetario a zero è palesemente assurda.

La falsificazione dei tassi d'interesse in tale misura poteva essere lontanamente giustificata solo da qualche crisi inimmaginabile di debito insufficiente. Proprio così — una circostanza in cui quantità irrazionali di debito causerebbero tanto danno economico da diventare priorità dello stato e della banca centrale sopprimere drasticamente i tassi d'interesse e, quindi, sovvenzionare i mutuatari al fine di indurli ad accumulare più obbligazioni sovrane.

Inutile dire che, dopo 30 anni di leveraged buyout nazionali (LBO) in cui l'economia degli Stati Uniti è stata ricoperta da $35,000 miliardi di debito, una crisi dovuta ad una carenza di debito è l'ultima cosa che affligge l'economia americana. Ed indurre artificialmente il settore pubblico e privato a sprofondare ancora di più nel debito, è l'ultima cosa che dovrebbe fare un organo dello stato.

Non esiste prova più definitiva del rapporto d'indebitamento nazionale per spiegare l'attuale condizione di Picco del Debito, e il declino sistematico nel tasso tendenziale di crescita economica. È aumentato drammaticamente sin dagli anni '80. È la pistola fumante che la Finanza delle Bolle della FED, inaugurata da Alan Greenspan, è stata un misero fallimento e dev'essere eliminata alla radice dall'Eccles Building.

Data questa prova schiacciante, e che troppo poco debito e tassi d'interesse troppo alti non sono il problema, perché la FED s'è seduta sullo zero-bound per 96 mesi consecutivi? La risposta è che ha usato il mandato Humphrey-Hawkins come una storia di copertura per giustificare un regime intrusivo di pianificazione monetaria centrale.

Il fatto è che, in un'economia globale con massicci flussi di commercio e capitali, la FED non ha alcuna possibilità di raggiungere obiettivi quantitativi per quanto riguarda disoccupazione ed inflazione al consumo — anche se potessero essere misurate con precisione, e non è possibile.

Infatti in condizioni di Picco del Debito l'unica cosa che la FED può fare è gonfiare bolle e distorcere i prezzi a Wall Street, mentre trasferisce migliaia di miliardi in ricchezza delle famiglie ad una piccola fetta della popolazione composta da speculatori e proprietari di asset finanziari.

Nel Capitolo 4 del mio ultimo libro, Trumped!, “The Case Against Keynesian Central Banking and Why the FOMC Should Be Abolished”, dimostro perché la massiccia intrusione della FED nei mercati finanziari è del tutto inutile. Dimostro anche che se davvero vogliamo mantenere una banca centrale, allora dovrebbe funzionare sulla falsariga della "banca dei banchieri" immaginata dal deputato Carter Glass nel 1913.

Lo scopo di quest'ultima doveva essere fornire liquidità al sistema bancario con prestiti (a tassi più alti di quelli di mercato) a breve termine in cambio di garanzie commerciali solide. Allo stesso tempo, le era vietato perseguire obiettivi macroeconomici come la crescita del PIL, l'occupazione, le vendite al dettaglio, il settore immobiliare e tutto il resto dell'armamentario di pianificazione centrale.

In tale contesto, i tassi d'interesse dovrebbero salire a livelli di compensazione del mercato.

Dovrebbe esistere un mandato istituzionale affinché il bilancio della FED venga ridotto di nuovo a $900 miliardi nei prossimi dieci anni — o circa $350 miliardi l'anno — al fine di ripristinare lo status quo antecedente la folle baldoria monetaria di Bernanke dopo il fallimento della Lehman. Chiamatelo pure "QE negativo".

Inutile dire che, in un sistema di rendimenti sul denaro e sul debito determinati dal mercato, l'idea di un programma per infrastrutture sarebbe molto meno attraente, e infatti si sarebbe rivelato per quello che è: un espediente keynesiano abbracciato per disperazione e l'incapacità di capire perché la nazione soffra di una scarsità di crescita, posti di lavoro e redditi.

Sin dall'inizio del secolo gli Stati Uniti hanno quasi raddoppiato la spesa pubblica per aeroporti e per il trasporto di massa.

Gli investimenti in infrastrutture, quindi, non sono mancati e sono completamente in contrasto con l'idea che una maggiore spesa per questi sia la chiave per far tornare l'America di nuovo grande.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/