lunedì 23 aprile 2018

L'avvoltoio del debito, Parte #1





di David Stockman


Questa storia sta diventando davvero ridicola. In nome dei vecchi tempi, abbiamo ricontrollato il livello del debito federale durante il mese in cui arrivammo ​​nella Città Imperiale 24 anni fa. Era il giugno 1970 e il debito federale era di $275 miliardi.

Intendiamoci, mentre quel numero non era esattamente poco, c'erano voluti 188 anni per accumularlo. Cioè, lo Zio Sam aveva preso in prestito una media di $28,000 la settimana durante le 9.776 settimane da quando George Washington aveva prestato giuramento come primo presidente della nazione.

Stiamo rimuginando su questo dato storico perché, a quanto pare, il Tesoro americano in questa settimana emetterà $258 miliardi di debito pubblico.

Proprio così. L'emissione programmata del debito dello Zio Sam questa settimana sarà quasi uguale al suo indebitamento cumulativo durante i primi 188 anni della nazione e i suoi primi 37 presidenti!

E, sì, c'è stata un'inflazione considerevole sin dal giugno 1970. E non ultimo perché esattamente 13 mesi dopo, Tricky Dick Nixon decise di staccare la spina di Bretton Woods e l'ancoraggio del dollaro con l'oro.

Inutile dire che tale decisione avrebbe scatenato una recessione e un mucchio di disagi per le prospettive di rielezione di Nixon. Infatti l'economia americana ebbe un mucchio d'inflazione ed una finanziarizzazione distruttiva nel corso del mezzo secolo successivo.

Di conseguenza, il livello dei prezzi oggi è 5 volte più alto quando misurato dal deflatore del PIL. Quindi, in potere d'acquisto dei dollari di oggi, la cifra del debito del 1970 sarebbe stata di circa $1,200 miliardi.

Non è un caso se abbiamo soprannominato Trump il Re del Debito. Il suo piano di bilancio è quello di prendere in prestito tanto denaro durante l'anno a venire (anno fiscale 2019) quanto fecero i primi 37 presidenti degli Stati Uniti!

Di conseguenza i keynesiani, i politici di entrambi i partiti e gli scommettitori di Wall Street, lo sanno: gli Stati Uniti hanno un monumentale problema di debito, e sicuramente non è stato "preso in considerazione".

Quindi il nostro scopo in questa serie di articoli divisa in sei parti è di spiegare come non sia stato preso in considerazione, e perché questa situazione anomala sia ormai arrivata alle sue battute finali.

Tanto per essere chiari, non stiamo parlando solo dei $21,000 miliardi di debito pubblico, ma dei $67,000 miliardi di debito pubblico e privato che stanno strangolando l'economia statunitense.

Questi ultimi sono il risultato deplorevole del cosiddetto LBO nazionale che l'economia americana ha subito sin dal giugno 1970.

Il fatto è che i $1,500 miliardi di debito pubblico e privato totale ammontavano allora al 150% del PIL. E questo rapporto di leva nazionale all'1.5X era sostanzialmente rimasto invariato durante i precedenti 100 anni di robusta crescita economica e aumento di 25 volte il reddito reale pro-capite.

Al contrario, a $67,000 miliardi di debito totale oggi, il rapporto di leva degli Stati Uniti si attesta a circa il 3.5X. Se il rapporto di leva storico all'1.5X il reddito nazionale non fosse stato rovesciato dalla perfidia di Tricky Dick, oggi ci sarebbero $30,000 miliardi di debito totale per l'economia statunitense, non $67,000 miliardi.

Quindi i $37,000 miliardi in più rappresentano una macina economica che sta indebolendo la crescita capitalista e che ora ha messo in pericolo sia Main Street che Wall Street.

Questo perché la massiccia crescita del credito alimentata dalla banca centrale e scatenata dalla follia del 1971 ha raggiunto il suo limite, anche secondo i nostri banchieri centrali keynesiani. Quindi ora stanno intraprendendo un'inversione di bilancio epocale che cambierà drasticamente le dinamiche fondamentali del sistema finanziario, ed esporrà la vasta falsificazione dei valori degli asset finanziari a Wall Street.

Infatti è stata la struttura mentale keynesiana di oggi che spinse Nixon a gettare via l'oro. Venne consigliato da quelli che abbiamo definito "keynesiani d'acqua dolce" intorno a Milton Friedman, i quali erano tanto statalisti in materia di denaro e macro-gestione economica di Washington quanto i loro compatrioti "di acqua salata" a Cambridge, MA. Differivano solo sulla tecnica: strumenti di politica monetaria e strumenti di politica fiscale.

Purtroppo se praticata per un periodo di tempo abbastanza lungo, i keynesiani – insieme ai politici ed ai burocrati che trovano conveniente abbracciare il loro modello imperfetto – perdono letteralmente la memoria. Almeno per quanto riguarda la memoria storica.

Detto in modo diverso, vengono incurabilmente infettati dal "bias della modernità" e così facendo finiscono per diventare ciechi di fronte agli errori e alle anomalie insostenibili su cui si basa l'intero schema del debito.

Per esempio, se colui che scrive avesse fatto il check-in all'Ecles Building nel giugno 1970, avrebbe scoperto che il bilancio della FED era di soli $55 miliardi. E questo accadeva dopo 56 anni di stampa di denaro.

Quello che è accaduto durante i successivi 48 anni è stata un'eruzione monetaria, permessa dalla follia di Camp David di Nixon. Per esempio, il bilancio della FED è esploso dell'82X, o di quasi il 10% annuo nel corso di mezzo secolo.

Va da sé che non si sarebbe potuto trovare un economista (o anche un profano) a Washington, Cambridge o Chicago nel giugno 1970, che avrebbe raccomandato o addirittura immaginato una tale esplosione del bilancio della banca centrale durante i successivi 50 anni. Persino il populista e sciroccato monetario Wright Patman, deputato del Texas e presidente della House banking and currency committee, non avrebbe mai accettato una cosa del genere.

Il resto è storia, ovviamente. Cioè, l'esplosione dell'82X del credito della banca centrale ha dato origine al grafico bizzarro qui sotto.

Per esempio, nel giugno 1970 il PIL era di $1,100 miliardi e da allora si è espanso del 18X a $19,600 miliardi. Al contrario, il debito pubblico e privato totale era di $1,580 miliardi e da allora si è espanso del 42X a $67,000 miliardi.

Inutile dire che far crescere queste tendenze insostenibilmente divergenti anche per un altro decennio porterebbe ad una totale assurdità: $35,000 miliardi di PIL nominale e $150,000 miliardi di debito totale.

Infatti questo forse spiega perché la FED abbia cessato di pubblicare sin dal quarto trimestre 2015 la cifra totale del debito nel mercato del credito nel suo rapporto trimestrale "Flusso di fondi", quando la cifra era di $63,500 miliardi.

Inutile dire che questo grafico è molto importante per l'era imminente di normalizzazione dei tassi d'interesse e quantitative tightening (QT). Una cosa è permettere ai tassi d'interesse di salire di 200-300 punti base in un contesto in cui l'economia trasporta $30,000 miliardi di debito; un'altra è, ovviamente, quando il peso è di $67,000 miliardi.

In breve, il bias della modernità si rivelerà il tallone d'Achille dell'era ormai finita della Finanza delle Bolle. L'economia degli Stati Uniti ha preso in prestito e stampato denaro così a lungo che la sua posizione sulla mappa economica e finanziaria è stata persa di vista; il che significa che l'impatto della prossima inversione epocale nelle politiche della banca centrale non è nemmeno lontanamente apprezzato.

Si prenda in considerazione il bilancio della FED. Anche se gli Stati Uniti avessero seguito la regola della crescita monetaria fissa di Milton Friedman a circa il 3% annuo, il bilancio della FED di $55 miliardi del giugno 1970 sarebbe rimasto a soli $230 miliardi oggi.

Pensiamo che $4,200 miliardi di credito extra abbiano cambiato tutto?

Sì, come spiegheremo nella Parte 2.


Nel frattempo ecco un grafico che dovrebbe spaventare i giocatori d'azzardo nel casinò di Wall Street.

Fino ad ora non si era mai vista una contrazione del bilancio della banca centrale fino a $2,000 miliardi. Né l'impatto è stato mai immaginato, così come nel giugno 1970 non poteva essere immaginata un'esplosione dell'82X del bilancio della FED.



[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo:

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo:

=> Potete leggere la Parte 4 a questo indirizzo:

=> Potete leggere la Parte 5 a questo indirizzo:

=> Potete leggere la Parte 6 a questo indirizzo:


venerdì 20 aprile 2018

La prossima crisi sarà l'ultima





di Francesco Simoncelli


La notizia più importante di questo momento è quella che Bloomberg ci ha fatto conoscere qualche giorno fa: il debito totale globale è arrivato alla cifra sbalorditiva di $237,000 miliardi. La deformazione causata dai tassi d'interesse ultra bassi ha permeato ormai ogni settore dell'economia ormai, saturando di conseguenza tutti quei bilanci che potevano essere ancora ingolfati per permettere ai pianificatori monetari centrali di spostare nuovamente le bolle da un settore dell'economia ad un altro. La repressione dei tassi d'interesse e le operazioni di supporto ai prezzi del mercato azionario da parte delle banche centrali hanno spinto le grandi aziende a sacrificare i loro bilanci puliti sull'altare dell'ingegneria finanziaria. Così facendo hanno tagliato l'investimento netto delle imprese, preoccupandosi di fare soldi attraverso le distorsioni dei mercati piuttosto che creare qualcosa di "utile" per la maggior parte dei consumatori.

E quindi hanno spostato $15,000 miliardi di flussi di cassa e capacità di indebitamento in riacquisti di azioni proprie, operazioni di fusione/acquisizione, dividendi a pioggia, ricapitalizzazioni, ecc. C'è da meravigliarsi se la produzione industriale degli Stati Uniti sia al ​​di sotto del livello pre-crisi a fine 2007 e che la produzione industriale totale abbia percorso la linea piatta?


Queste operazioni di ingegneria finanziaria dovrebbero rappresentare il "nobile" miglioramento della produttività e delle efficienze promosse dal cosiddetto mercato aziendale. E sarebbe così in un mondo di denaro onesto e disciplina finanziaria di libero mercato. Ma è vero esattamente l'opposto sotto l'attuale sistema gestito dai pianificatori monetari centrali all'interno dei palazzi chiamati banche centrali. Le operazioni di fusione/acquisizione, in particolare, sono diventati progetti per la costruzione di imperi sotto l'egida degli amministratori delegati,  i quali tagliano gli investimenti e i costi operativi necessari per giustificare i loro debiti.

E quando questi accordi alla fine falliscono, le montagne di avviamenti create da queste transazioni costose vengono cancellate, mentre gli impianti, le attrezzature e le persone vengono "ristrutturate" in ciò che Wall Street definisce "costi una tantum" che devono essere aggiunti agli "utili" non ricorrenti. Allo stesso modo, il feticcio dei riacquisti di azioni proprie non riflette il libero mercato, anche se Wall Street proclama che le società stanno "restituendo il capitale agli azionisti" perché rappresenta l'uso "migliore" della liquidità disponibile.

In un mondo tecnologicamente dinamico in cui gli investimenti approvati ex-post dai consumatori attraverso l'acquisto del prodotto, sono una condizione fondamentale per una crescita sostenibile. Il culto dei riacquisti di azioni proprie dovrebbe essere descritto come il tristo mietitore della finanza aziendale. Agli attuali tassi annualizzati, i riacquisti di azioni proprie a $800 miliardi, più di $2,000 miliardi di operazioni di funzione/acquisizione e centinaia di miliardi di LBO, ricapitalizzazioni e dividendi speciali, inonderanno i canyon di Wall Street quest'anno con $3,500 miliardi di liquidità.



Questa eruzione di ingegneria finanziaria, alimentata dalla repressione dei tassi d'interesse delle banche centrali, ha distorto inevitabilmente il tessuto produttivo delle varie economie mondiali. Poter accedere ad una fonte presumibilmente inesauribile di prestiti a basso costo ha creato l'incentivo per stimolare quella sempiterna pulsione all'interno dell'animo umano: guadagnare il massimo col minimo sforzo. E così è sembrato quando i mercati azionari ed obbligazionari sono stati trasformati in bische clandestine, vedendo i loro prezzi guidati dalla mania di quei front-runner che compravano oggi quello che le banche centrali avrebbero comprato domani. I carry trade in questo modo erano da leccarsi i baffi, andando ad appiattire costantemente i rendimenti di quasi tutti i titoli trattati sui mercati.

La proverbiale manna dal cielo era stata calata nientemeno che da banchieri centrali onniscienti in grado di utilizzare la cosiddetta forward guidance per prevedere dove sarebbero andati i mercati. Si può dire che erano in missione per conto di Dio, anzi con la statistica al loro fianco loro erano Dio. Ma questa illusione dura tanto quanto la consumazione del bacino dei risparmi reali. Perché è stata proprio questa la grande menzogna spacciata dai pianificatori monetari centrali: la loro azione equivaleva nient'altro che a mangiare i propri semi piuttosto che piantarli.

L'inevitabile normalizzazione delle politiche monetarie straordinarie, quindi, è solo l foglia di fico che viene addotta ad un panorama economico in cui gli errori del passato si sono sedimentati e nuovi ne sono stati commessi. Niente è stato aggiustato, invece tutto è stato deformato. Non è stata la lungimiranza dei banchieri centrali ad innescare la pseudo-ripresa degli ultimi nove anni, bensì la loro sfrontatezza ad andare ad intasare gli ultimi barlumi di sanità di mercato attraverso politiche espansive ed anti-cicliche spericolate.


Ma suddetta pseudo-ripresa era tanto effimera quanto l'evanescenza delle parole proferite dai banchieri centrali durante le loro conferenze stampa. Proprio perché, come abbiamo visto, chi ha beneficiato della loro manna è stato chi s'è trovato nei canyon dei mercati azionari/obbligazionari; Main Street è rimasto fino all'ultimo a bocca asciutta. Di conseguenza il Picco del Debito è stato adesso esteso a quasi tutto il tessuto economico e l'inversione delle politiche straordinarie detonerà quelle attività artificiali che sono prosperate grazie ai tassi d'interesse ultra bassi. Con il debito globale in aumento del 42%, o oltre $70,000 miliardi sin dalla crisi finanziaria globale come notato in apertura, i tassi d'interesse non hanno bisogno di aumentare al livello raggiunto nel 2007 e nel 2008 per innescare una crisi.

Quando si hanno $230,000 miliardi di debiti, ogni rialzo dell'1% dei tassi costa all'economia mondiale $2,300 miliardi in pagamenti degli interessi annuali. Il costo di servire così tanto debito è già superiore ai profitti aziendali di tutto il mondo... e sta aumentando. Il rischio va oltre un rapido crash a Wall Street e uno shock improvviso per il sistema finanziario. Gli Stati Uniti non sono l'unico Paese che distribuisce denaro falso. Quando gli Stati Uniti spendono soldi all'estero, gli stranieri ricevono dollari. Le banche centrali estere devono creare più delle proprie valute per comprare questi dollari. È così che il mondo intero è stato inondato dalla "liquidità" e perché i mercati azionari mondiali (azioni, obbligazioni e immobili) sono generalmente cresciuti negli ultimi 30 anni. Le banche centrali straniere hanno amplificato la stampa monetaria della FED con la propria stampa di denaro.

E ora, la liquidità si sta prosciugando. La FED non sta più canalizzando contanti e credito. Anziché acquistare più obbligazioni (quantitative easing), lascia che quelle nel suo bilancio giungano a maturazione senza comprarne di nuove (quantitative tightening). E mentre i tassi sono ancora vicini ai minimi storici, la FED ha iniziato a "rialzarli".

Anche altre banche centrali stanno iniziando a tirare i remi in barca. Non ci vorrà molto prima che provochino il panico.



PERCHÉ I TASSI AUMENTANO

Nelle scienze naturali uno scienziato può isolare vari elementi, tuttavia non conosce le leggi che li governano. Tutto ciò che può fare è fare ipotesi facendo riferimento alla legge che governa il comportamento dei singoli elementi. Contrariamente alle scienze naturali, gli elementi relativi all'azione umana non possono essere isolati e suddivisi in elementi semplici. Le realtà dell'azione umana è composta da fatti storici complessi che sono emersi da molti fattori causali. Malgrado ciò possiamo definire la caratteristica distintiva e il significato dell'azione umana. Ad esempio, le persone sono impegnate in una varietà di attività: possono svolgere lavori manuali, guidare automobili, camminare per strada, o cenare nei ristoranti. La caratteristica distintiva di queste attività è che sono tutte "finalizzate a qualcosa".

Inoltre possiamo stabilire il significato di queste attività: il lavoro manuale può essere un mezzo affinché alcune persone possano guadagnare denaro, il che a sua volta consente loro di raggiungere vari obiettivi come comprare cibo o vestiti. Mangiare in un ristorante può essere un mezzo per stabilire relazioni d'affari. Guidare una macchina può essere un mezzo per raggiungere una destinazione particolare. In altre parole, le persone operano all'interno di un quadro di scopi e mezzi; usano i secondi per raggiungere i primi. Possiamo anche stabilire da quanto sopra che le azioni sono consapevoli e finalizzate.

In qualsiasi momento, le persone hanno un'abbondanza di scopi che vorrebbero raggiungere, ciò che limita la loro soddisfazione è la scarsità di mezzi. Quindi una volta che sono disponibili i mezzi, è possibile soddisfare un numero maggiore di scopi (gli standard di vita delle persone aumentano). Ciò naturalmente implica anche che con più mezzi a disposizione, diminuisce il costo di investirli per soddisfare gli scopi prefissi. Dal punto di vista tecnico, diciamo che emerge un abbassamento delle preferenze temporali degli individui.

Contrariamente alle scienze naturali, in economia non ricaviamo la teoria dai dati in quanto tali; la teoria si regge da sola indipendentemente da ciò che mostrano i cosiddetti dati. Poiché la teoria è indipendente, viene utilizzata per stabilire il significato dei dati. Nel nostro caso, una volta stabilita la validità della preferenza temporale positiva, dobbiamo capire perché i dati potrebbero deviare dalla teoria. Di norma un fattore importante per la discrepanza tra i tassi di interesse osservati e il tasso di interesse che riflette le preferenze temporali delle persone, sono le azioni della banca centrale. Ad esempio, una politica monetaria accomodante porta ad un tasso d'interesse osservato molto basso. Il pompaggio monetario indebolisce il processo di formazione della ricchezza reale e spinge l'aumento delle preferenze temporali della popolazione.

Dato che si allarga il divario tra il tasso d'interesse per le preferenze temporali e il tasso d'interesse osservato, questa situazione alla fine sfocia in una crisi economica.

Dato l'attuale ambiente distorto a causa delle politiche monetarie della banca centrale, l'emergere di tassi d'interesse negativi non contraddice la teoria delle preferenze temporali positive nella determinazione del tasso d'interesse. Al contrario, consente ad un analista di valutare la gravità delle distorsioni inflitte dalle politiche delle banche centrali: esse hanno causato l'aumento del tasso d'interesse per le preferenze temporali. Ciò è dimostrato dal fatto che le attività delle banche centrali hanno indebolito il processo di creazione di ricchezza reale e in base alla teoria delle preferenze temporali positive si finisce con un aumento del tasso d'interesse sottostante. Da notare, comunque, che né la teoria né la pratica ci consente di quantificare il tasso d'interesse sottostante.

In parole povere, i tassi osservati sono quelli che le banche centrali riescono a manipolare, ovvero, quelli legati ai prestiti interbancari e che può influenzare mediante la sua politica monetaria. Ma i tassi sottostanti? Quelli legati alle preferenze individuali di milioni di persone negli USA? Quelli è impossibile che possa manipolarli. Può influenzarli attraverso il fumo gettato negli occhi con la sciarada dei comunicati stampa del FOMC, il Fedspeak e il monopolio sul denaro fiat. Però quando i nodi vengono al pettine, non ha alcuna possibilità di direzionare a piacimento i tassi d'interesse. Il suo è un presunto potere. È il piccolo uomo dietro la tenda che pretende di essere il Grande e Potente Oz.

La maggior parte dei commentatori economici sulla stampa generalista si è congratulata con le banche centrali per come hanno gestito il post-Grande Recessione. Ciò che non si sono domandati è: a che prezzo?



LA PROSSIMA CRISI

Sebbene si creda che i banchieri centrali abbiano tutto sotto controllo, la realtà è ben diversa come abbiamo visto. Le banche centrali, e in particolare la FED, sono assolutamente consapevoli che l'economia è più vicina alla prossima recessione. Sanno anche che il "rialzo" dei tassi d'interesse nell'attuale contesto probabilmente accelererà l'avvento della prossima recessione, quindi la normalizzazione delle politiche monetarie serve solo come foglia di fico per far vedere agli attori di mercato che le banche centrali sono ancora in grado di far perdurare l'illusione del loro presunto controllo sull'economia tagliandoli di nuovo.

A questo aggiungono il fatto che i dati economici siano più forti e sono fiduciose nella loro capacità di guidare l'economia verso la prosperità, in cui possono controllare le pressioni inflazionistiche e i tassi di crescita per sostenere un ciclo economico duraturo. Tutto andrà secondo i piani fino a quando le insolvenze inizieranno anch'esse ad accelerare e andare senza freno. Il rischio di credito è già in aumento, poiché i consumatori sono molto più sensibili alle variazioni dei tassi. Mentre la FED, ad esempio, continua a "rialzare" i tassi, l'impatto negativo sulle famiglie continuerà ad aumentare, il che si sta già manifestando nelle insolvenze legate alle carte di credito.


Certo, non è solo il debito legato alle carte di credito il problema. I prestiti subprime per automobili sono arrivati a livelli da record, dal momento che i consumatori sono stati attirati in "auto che non possono permettersi" attraverso prestiti bassi ed estesi. E pare anche che abbiano completamente dimenticato l'ultima crisi finanziaria e si siano di nuovo orientati ad usare le case come bancomat per sbarcare il lunario.


Ma attenzione, perché come è stato esposto con chiarezza all'inizio di questo articolo, il nuovo fardello di debito viene trasportato dalle imprese. E in virtù di ciò, sono diventate anch'esse altamente sensibili alle variazioni dei tassi. Ciò che è peggio è che molti di questi debiti sono stati raggruppati e venduti nei mercati a reddito fisso, andando a creare bombe ad orologeria finanziaria pronte ad esplodere in mille pezzi e andando a colpire qualsiasi mercato del mondo. A causa della repressione dei tassi d'interesse e l'espansione del bilancio delle banche entrali, i titoli acquistati da queste ultime sono diventati come scarafaggi dei motel: sono entrati e non sono più usciti, andando quindi a fornire un minimo di prezzo per suddetti titoli. Il problema con questa politica è che è un palliativo e funziona solo nel breve/medio termine. Successivamente i bilanci devono essere giustificati ed uno in pareggio a fine anno significa "perdita". Di conseguenza grazie alla ZIRP delle varie banche centrali, il prestito a tassi ridicoli è stato sfruttato per comprare un ampio spettro di asset finanziari.

Ciò ne ha innalzato artificialmente il prezzo e ne ha abbassato i rendimenti. Pensando che il rischio di credito fosse scomparso, anche i titoli con rating di credito infimo sono stati prezzati come obbligazioni sovrane di riferimento. Riuscite ad esclamare "pazzesco"? E il bello di questa pazzia è che ci viene spacciata come ripresa economica!


La "prossima crisi finanziaria" è già partita quando le banche centrali hanno deciso di imbarcarsi in politiche monetarie straordinarie e la sua severità sarà proporzionale alla magnitudine di tali interventi. Tutto ciò che serve ora è un calo significativo dei prezzi degli asset finanziari per innescare una cascata di eventi che anche nuovi interventi monetari potrebbero non essere in grado di arginare. Man mano che i prezzi delle azioni diminuiranno la fiducia dei consumatori diminuirà ulteriormente, erodendo la crescita economica. Quando i prezzi saranno scesi a sufficienza, partiranno margin call a cascata e dato che in questo contesto nessuno sa chi possiede cosa, una relativa cascata di fallimenti sarà inevitabile.

Con suddetto calo dei prezzi, investitori e consumatori si ritireranno ancora di più spingendo ulteriormente l'economia verso la recessione e i baby boomer, che sono ampiamente sottofinanziati, dipenderanno principalmente dal welfare state il quale erode i tassi di crescita economica a lungo termine attraverso il cosiddetto "effetto crowding out".

Ma ecco il punto di tutta questa storia: la vera crisi arriverà quando ci sarà una "corsa alle pensioni", perché in un ambiente economico in cui la fame per rendimenti decenti ha attanagliato la maggior parte delle entità finanziarie, i fondi pensione non ne sono stati immuni. Con un gran numero di pensionati già aventi diritto alla pensione, il prossimo declino nei mercati stimolerà la "paura" che i benefici acquisiti andranno persi del tutto. Tale corsa agli sportelli dei fondi pensione, che sono pesantemente sottofinanziati, in un momento in cui i prezzi degli asset staranno calando, causerà una debacle di proporzioni epiche. Richiederà un massiccio piano di salvataggio degli stati.

E non scordiamoci che tra queste persone ci sono anche file e file di indebitati per prestiti auto subprime, mutui e debito degli studenti. Quando arriverà la recessione, la riduzione risultante dell'occupazione danneggerà ulteriormente ciò che rimarrà del risparmio personale e della capacità di consumo. La crisi aumenterà la pressione su un sistema di welfare statale già gravato da un numero crescente di attori di mercato in diritto di chiedere l'elemosina. Sì, saranno necessari ulteriori finanziamenti statali per risolvere anche questo problema.

Poiché i debiti e i deficit si gonfieranno nei prossimi anni, continuerà l'impatto negativo sul bacino dei risparmi reali. Ad un certo punto, si comprenderà la natura della crisi: non un crollo dei mercati finanziari, ma uno spostamento strutturale nell'economia che ha distrutto gli standard di vita di Main Street. C'è stata davvero una ridistribuzione della ricchezza in America sin dall'inizio del secolo scorso, sfortunatamente è avvenuto nella direzione sbagliata: da Main Street a Wall Street mediante le azioni delle banche centrali.

La buona notizia è che la prossima "crisi" sarà il "grande reset", il che la renderà anche "l'ultima crisi".



CONCLUSIONE

Le banche centrali sono sotto i riflettori. L'occhio di bue ha illuminato il palcoscenico e sono sotto gli occhi di tutti adesso. Non sono finite volontariamente all'angolo, né possono uscirvi volontariamente. Si tratta semplicemente del processo di autodistruzione insito nella pianificazione centrale, la quale conduce inevitabilmente alla fine di quei monopoli artificiali che si sono arrogati il diritto di condurre l'economia verso lidi presumibilmente migliori. Non esiste niente del genere ed ogni passo verso tale direzione non fa altro che accelerare lo sfilacciamento del tessuto economico fino a quando non ci si rende conto del proprio errore. Non esiste modo di scappare da questa verità e il miglior modo per evidenziarla è attraverso una sola immagine.


La Banca Nazionale Svizzera si è praticamente scavata una fossa dalla quale sarà estremamente difficile emergere. Infatti essa, per stare dietro ai miti mercantilisti/keynesiani, ha accatastato nel proprio bilancio più di $100 miliardi di azioni statunitensi. E sin dalla grande crisi finanziaria del 2007, la BNS ha portato le dimensioni del proprio bilancio dal 20% del PIL fino al 125%. Cosa pensate che accadrà quando il mercato azionario USA finirà sotto stress? Non a caso è stato scelto l'esempio della Svizzera, come luogo in cui il rigore e la serietà si presume siano di casa.

Ciò che abbiamo vissuto finora è stata semplicemente un'illusione di prosperità, mentre abbiamo divorato capitale invece di usarlo per creare nuove cose. I mercati stanno ora annusando un crescente odore di marcio. A differenza della crisi finanziaria del 2008, questa volta saranno le banche centrali a finire sul banco degli imputati come responsabili per l'ennesima crisi del debito. La loro indipendenza stavolta non sopravvivrà.



giovedì 19 aprile 2018

Le differenze tra bitcoin e un tulipano





di Bronwyn Howell


Durante le ultime festività, le conversazioni nella mia famiglia sono inevitabilmente virate sull'aumento fenomenale – e sul calo – del prezzo di bitcoin in dollari USA (Figura 1). La corsa sulle montagne russe della valuta basata sulla blockchain è stata una notizia da prima pagina per i media generalisti, dove è stato paragonato al boom/bust della mania olandese per i tulipani del 1637.

Figura 1. Bitcoin in dollari USA, dicembre 2017

Non si può negare che il dicembre 2017 abbia segnato il punto in cui i termini "bitcoin" e "criptovaluta" sono diventati mainstream. Ma mentre nel 1637 l'attore medio nel mercato dei tulipani olandesi aveva un'idea abbastanza chiara di ciò che veniva promesso, al sorgere del 2018, la confusione abbonda su cosa siano bitcoin e le altre criptovalute come Ethereum (Figura 2), Litecoin e Dash, in che modo si differenzino da altre valute o materie prime, e se scambiarle merita un'attenzione particolare da parte della politica.

Figura 2. Ethereum in dollari USA, dicembre 2017



Preoccupazioni per lo status di valuta

Un punto di partenza per comprendere le somiglianze e le differenze tra bitcoin ed i tulipani è William Stanley Jevons. Il suo lavoro del 1875, “Money and the Mechanism of Exchange”, definisce le quattro funzioni di una valuta: mezzo di scambio, unità di conto, standard di pagamento differito e riserva di valore.

Per qualificarsi come valuta, bitcoin e le altre criptovalute devono soddisfare ognuna di queste quattro funzioni. Chiaramente una serie di commercianti è disposta a valutare e accettare bitcoin in cambio di beni e servizi, e può essere utilizzato per trasferire il valore da una persona ad un'altra, e quindi saldare i debiti. Una somma di bitcoin può essere detenuta per un periodo di tempo come riserva di valore da trasferire o riscattare in futuro, sebbene i termini di scambio possano essere diversi da quelli prevalenti al momento dell'acquisizione dell'unità di valuta. Lo status di valuta sembra esserci.

Tuttavia il confronto tra bitcoin e i tulipani rivela che questi ultimi soddisfano solo la funzione di riserva di valore. I tulipani sono commodity, come le azioni, piuttosto che valute come il dollaro USA. I tulipani (e le azioni) non sono stati comunemente usati per valutare e negoziare offerte per altre materie prime o per saldare debiti. Né sono stati usati principalmente come mezzo per spostare la ricchezza da un luogo o da una persona a un'altra. Tuttavia, sia i tulipani che le azioni sono stati acquistati nell'attesa che potessero aumentare il loro valore.



Una valuta o qualcos'altro?

Se c'è un parallelo tra il boom del bitcoin nel 2017 e la mania dei tulipani del 1637, è che la maggior parte delle persone che l'hanno acquistato (e venduto) a dicembre percepivano rendimenti migliori rispetto alle alternative. Non hanno comprato una valuta con cui effettuare transazioni — ad esempio, quando converto la mia busta paga denominata in dollari statunitensi in dollari neozelandesi. Una funzione — la riserva di valore — sembra aver spiazzato le altre tre.

Infatti la frenesia intorno al bitcoin assomiglia all'acquisto speculativo di azioni in società digitali come Google e Amazon piuttosto che alla mania dei tulipani. Ironicamente una delle differenze significative tra la criptovaluta e le valute degli stati-nazione emesse e supervisionate dalle banche centrali, sembra aver reso possibile questo stato di cose.

La differenza è che dal 15 agosto 1971, quando gli Stati Uniti terminarono unilateralmente la convertibilità del dollaro USA in oro, il dollaro e la maggior parte delle altre valute mondiali sono diventate valute fiat. La valuta fiat ha valore solo perché lo dice lo stato. Il prezzo (in un'altra valuta) che gli individui sono disposti a pagare per un dollaro è una funzione della fiducia che questi individui hanno nelle azioni dello stato affinché protegga il valore del dollaro rispetto alle valute alternative. Azioni come il quantitative easing — aumento dello stock di dollari — abbassano il prezzo di un dollaro rispetto ad altre valute dove non si verifica un tal cambiamento.

Al contrario, le valute digitali come bitcoin sono ibridi. Oltre ad esibire alcuni aspetti delle valute fiat, conservano alcuni degli elementi delle valute/commodity. Le valute legate alle commodity traggono il loro valore dalla merce sottostante (ad esempio, l'oro utilizzato nelle monete). Il denaro rappresentativo, o coperto, consiste in token che possono essere scambiati per una quantità fissa di una merce (ad es. oro). Il valore del denaro rappresentativo è una funzione del valore della merce sottostante. Se l'offerta di tale merce è limitata (ad esempio, non può essere estratto più oro per fare monete), allora la capacità di manipolare il prezzo della valuta (tasso di cambio) verso il basso variando la quantità in circolazione (come accade col quantitative easing e le valute fiat) non è più un'opzione.



Condivisione dell'azione

Nel caso di bitcoin, l'offerta totale che sarà sempre disponibile è di 21 milioni (l'attuale numero in circolazione è poco meno di 17 milioni). Secondo le leggi della domanda e dell'offerta, più persone vorranno acquistare una quota della quantità fissa di bitcoin, più in alto salirà il prezzo, a parità di condizioni. In questo modo bitcoin funziona più come una quantità limitata di azioni rese disponibili in un'offerta pubblica iniziale (IPO) piuttosto che come unità di una valuta, come il dollaro statunitense, il cui numero totale varia costantemente. Al contrario, la quantità di tulipani non era fissa, in quanto alcuni bulbi potevano essere utilizzati per propagare più bulbi piuttosto che essere piantati affinché sbocciassero.

Mentre l'organizzazione che supervisiona bitcoin non è trattata poiché non esiste, le "monete" stesse operano come un proxy al posto delle azioni, riflettendo sia la quantità di individui che vogliono acquistarne una quota sia le loro aspettative collettive su quanto vale l'impresa. E, come nel caso della maggior parte delle IPO, tale prezzo può essere influenzato dalla quantità e dalla qualità delle informazioni di pubblico dominio. Quindi è per questo motivo che il prezzo di bitcoin è stato altamente volatile, mentre i media si sono chiesti se l'attuale percorso dei prezzi fosse ragionevole o sostenibile.

Mentre bitcoin è stata la criptovaluta più discussa, non è l'unica "sul mercato". Bitcoin ha chiuso il mese di dicembre a circa il 25% in più rispetto all'inizio, ma dietro di esso c'è stato il meno famoso Ethereum che è aumentato del 75%.

Questa discussione suggerisce che la prima domanda da risolvere prima che qualsiasi politica possa essere formata è una: se l'oggetto d'interesse sono le valute o qualcos'altro. Come per il dibattito sul fatto che Uber sia una piattaforma di corrispondenza elettronica, o un servizio di taxi, potrebbe richiedere del tempo prima che si trovi un punto d'incontro, poiché la risoluzione è tutt'altro che semplice.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 18 aprile 2018

Le lunghe spire del Deep State stanno avvolgendo Trump, Parte #3





di David Stockman


Trump sembra aver fatto un Respiro Profondo per quanto riguarda la sua volontà di bombardare la Siria, ma il Deep State lo ha per i capelli arancioni. Quindi dubitiamo che il ritardo durerà ancora a lungo.

Questo perché il nostro genio degli affari si sta facendo infinocchiare ancora una volta. Gli stanno dicendo che spazzare via fino a una dozzina di campi d'aviazione siriani, installazioni militari e una fabbrica che sembra un sito di armi chimiche, equivale a qualcosa di abbastanza serio: cioè, la testimonianza di questa azione farà sì che il Ciccione di Pyongyang se la faccia sotto, facendo in modo che per il prossimo summit abbia le "idee chiare" e sappia con chi ha a che fare.

Questo è esattamente il genere di materiale su cui prospera Trump, ed è un'ulteriore prova che il Deep State ha capito esattamente quali corde toccare.

Trump non è una vittima innocente. Si è dato volontariamente in ostaggio al Partito della Guerra circondandosi di generali falliti e dei più furiosi uomini di guerra che si trovano nella Città Imperiale: John Bolton, Mike Pompeo e Gina Haspel.

Infatti dovremmo chiederci: com'è possibile che qualcuno con un minimo di infarinatura dello slogan America First pensi che un interventista come John Bolton debba avere voce in capitolo?

Ma qualunque cosa pensasse Trump quando ha fatto scelte così orrende per i ruoli della sicurezza nazionale, questi sostenitori del Partito della Guerra non hanno perso tempo a portare avanti la loro agenda.

E in cima a tale agenda c'è un'escalation sistematica e implacabile di provocazioni contro Russia e Iran. Questo perché il confronto con questi stati demonizzati è il modo migliore per mantenere Washington (e quindi l'intero Paese) sul piede di guerra e la sicurezza nazionale traboccante di finanziamenti attraverso le tasse.

Come abbiamo indicato nella Parte 1, l'imminente attacco alla Siria è in realtà un messaggio rivolto a Teheran e Mosca. La copertura è il classico intervento umanitario. Bashar Assad sta per ricevere una lezione con una bella sculacciata attraverso una raffica di missili da crociera.

Ciò ovviamente ci lascia con un dubbio: in che modo la sicurezza interna viene effettivamente potenziata sculacciando in modo selettivo alcuni malfattori e non altri?

In questo caso, persino la presunta uccisione di 40 civili a Douma è difficilmente paragonabile ai 10,000 civili che sono stati massacrati dalle bombe americane sganciate dalle forze aeree saudite nello Yemen; o le migliaia di prigionieri anti-governativi che sono stati giustiziati sommariamente dal generale al-Sisi in Egitto, individuo stipendiato annualmente da Washington con $1.2 miliardi; o le migliaia di civili che Israele ha ucciso durante i suoi periodici esercizi di "falciatura del prato" sulla Striscia di Gaza.

Ovviamente Washington non dovrebbe nemmeno essere nel business delle sculacciate, perché nessuno ha nominato l'America come il poliziotto o il procuratore morale del mondo. Ma anche se questo fosse il vero scopo (e non lo è) dell'imminente aggressione contro il governo sovrano della Siria, pensereste che ci dovrebbe essere come minimo una parvenza di prova che il presunto attacco chimico sia avvenuto nell'effettivo.

A differenza degli incidenti siriani del passato, infatti, la strada è spalancata per una determinazione onesta di ciò che è realmente accaduto. Questo perché gli ultimi detenuti ribelli nella Ghouta orientale o sono tutti morti o hanno lasciato l'area su autobus organizzati dal governo siriano come parte dell'accordo di trasferimento che li ha mandati nella provincia di Idlib nel nord-ovest del Paese.


Di conseguenza Douma è ora un posto sicuro per i giornalisti occidentali, i funzionari governativi e gli investigatori internazionali dell'Organizzazione per la Prevenzione della Guerra Chimica (OPCW) affinché possano visitare i presunti siti dell'attacco e trovare le prove.

Naturalmente i funzionari siriani e russi che hanno visitato la zona dicono che non ci sono prove di vittime, corpi, residui di cloro, o che l'unico ospedale della comunità sia mai stato sovraccarico di vittime di agenti chimici tossici. Solo questo è degno di nota, dati i primi resoconti che parlavano di più di mille vittime a causa del presunto attacco.

Ma ora il governo russo ha fatto un passo in avanti sorprendente: sta sostenendo di avere la prova che l'intera cosa sia stata una messa in scena. Cioè, un incidente che starebbe portando il mondo sull'orlo della guerra era solo l'ennesimo attacco false flag dei barbari jihadisti che attaccano il governo siriano, come il primo evento a Ghouta e la famigerata "linea rossa" di Obama nell'agosto 2013.

Non sappiamo se il governo russo stia mentendo o meno, ma dal momento che il mondo intero è stato invitato ad offrire la propria valutazione sul posto, ne dubitiamo. Dopotutto, ci sono cittadini locali dell'ospedale di Douma e da altre parti della comunità che affermano di aver assistito alla messa in scena. Se questi testimoni e i russi mentono, questo diventerà presto evidente.

Al contrario, non è possibile seppellire le prove – inclusi i corpi – di un attacco al cloro che avrebbe causato centinaia di morti e feriti. Se è successo, gli investigatori ed i giornalisti dell'OPCW le troveranno; e se non le troveranno, le cose non sono andate come dicono i media generalisti.

Nel frattempo, perché si sono radunati nella Situation Room a discutere sugli obiettivi e su come minimizzare i rischi di un attacco diretto al personale militare russo, quando Trump potrebbe prendere il telefono rosso e dire a Putin che invierà una squadra d'indagine a Douma?

Non abbiamo dubbi sul fatto che Putin risponderebbe: "Sii il mio ospite". E non abbiamo dubbi sul fatto che Pat Buchanan abbia centrato il bersaglio nel suo articolo recente quando ha fatto notare:

Non possiamo combattere per sempre le guerre di altri popoli senza finire nello stesso mucchio di cenere delle altre potenze mondiali prima di noi.

E poi, perché non parlare direttamente con i nostri avversari?

Se Trump può parlare con Kim Jong-un, che ha usato un cannone antiaereo per giustiziare suo zio e ha fatto uccidere il suo fratellastro in un aeroporto della Malesia con un'arma chimica, perché non possiamo parlare con Assad?

Nel 1974 Richard Nixon volò a Damasco per stabilire legami con il padre di Assad, il futuro "Macellaio di Hama". George H.W. Bush ha arruolato Hafez al-Assad e 4,000 soldati siriani nella sua Guerra del Golfo per liberare il Kuwait.

In tutte queste città, e in tutto il Medio Oriente, ci sono persone che desiderano coscrivere la ricchezza e il potere degli Stati Uniti per far avanzare i propri obiettivi e raggiungere le proprie visioni. Aver lasciato che succedesse così spesso ci ha ridimensionato come superpotenza rispetto a quello che eravamo alla fine della Guerra Fredda.

Tutto questo deve finire e la nazione lo sa.

Tra le ragioni per cui i democratici hanno nominato Barack Obama e l'America lo ha eletto, c'è stato il fatto che i suoi avversari, Hillary Clinton e John McCain, hanno sostenuto la guerra in Iraq a cui Obama si oppose.

Tra le ragioni per le quali il Partito Repubblicano ha nominato Trump e la nazione lo ha eletto, c'è stato il fatto che ha promesso di portarci e tenerci fuori dalle guerre come quella in Siria.

Non è ironico che oggi il nostro Partito della Guerra, che prima detestava Trump e rifiutava la sua candidatura, lo stia spingendo e lo stia incoraggiando sempre più ad affondare nel pantano siriano?

E questo ci porta al punto fondamentale della questione: Donald Trump è stato preso in ostaggio dalle spire del Deep State ed è diventato lo strumento del suo programma distruttivo.

Ad esempio, John Bolton è un sostenitore dello slogan America Uber Alles, l'antitesi di America First. In realtà è un emissario per quella che potrebbe essere definita l'ala "Bibi First" del Partito della Guerra.

Lo squallido governo di Netanyahu come capo del governo israeliano si è basato sulla demonizzazione dell'Iran, facendo emergere così una coalizione eterogenea di religiosi di destra e partiti dei coloni in parlamento.

Nelle circostanze attuali, l'agenda di "Bibi First" è quella di incenerire l'accordo nucleare iraniano al momento della sua firma il 12 maggio.

Questo perché un Iran che si ricongiunge alla comunità delle nazioni, rientra nel commercio con il resto del mondo e aderisce all'operazione nucleare, cose che tra l'altro ha tutte le intenzioni di fare se Washington si attiene alla sua parte del patto, è un Iran che smentisce l'intera campagna di demonizzazione condotta dai neocon a Washington e Israele negli ultimi 25 anni.

Inutile dire che questo è uno scenario che il Partito della Guerra non può tollerare. Metterebbe fuori gioco Bibi Netanyahu e manderebbe all'aria le centinaia di miliardi che vengono sprecati per le capacità militari di Washington.

Dopotutto, se Washington non avesse il Golfo Persico da pattugliare o se non si fosse immischiato nelle lotte religiose e politiche sunnite-sciite, non avrebbe sprecato $30 miliardi per le nuove portaerei e le armate al loro interno.

Il Deep State ha smosso cielo e terra per portare Trump al suo servizio e per seppellire ogni traccia di una politica di sicurezza nazionale basata sullo slogan America First.

Se i missili Tomahawk voleranno verso la Siria, sapremo che l'Ufficio Ovale è ora occupato da un ostaggio del Deep State, e quest'ultimo presto lo sacrificherà alle furie vendicative della caccia alle streghe di Mueller.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2018/04/le-lunghe-spire-del-deep-state-stanno.html

=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2018/04/le-lunghe-spire-del-deep-state-stanno_17.html


martedì 17 aprile 2018

Le lunghe spire del Deep State stanno avvolgendo Trump, Parte #2





di David Stockman


Ciò che sta accadendo nel Mediterraneo orientale e sui cieli e sulla terra in Siria è assolutamente pazzesco; è anche spaventoso, pericoloso e del tutto inutile.

Dopotutto, l'imminente scontro militare russo/americano inizierebbe sullo scheletro di una nazione artificiale messa insieme nel 1916 da Inghilterra e Francia. Alla fine, quella che non è mai stata una nazione, è stata ridotta a macerie, miseria e frammenti settari.

Quindi non c'è niente da contestare ora, e, tra l'altro, non c'è mai stato. Il governo sovrano della Siria ha invitato da molto tempo i russi ad entrare a Washington ad uscire. Punto e basta.

Perché, quindi, gli aerei commerciali vengono avvertiti di rimanere fuori dallo spazio aereo siriano, mentre la flotta russa di Tartus si lancia in missioni di ricollocazione difensive?

Allo stesso modo, perché l'aviazione siriana è costretta a nascondere i suoi aerei e gli elicotteri nel suo stesso Paese, mentre Washington lancia un'armata di navi da guerra verso il Mediterraneo che è più grande e più letale dell'intera Marina di quasi tutti gli altri Paesi del mondo?

La risposta è semplice e allo stesso tempo terribile: Washington è diventata la Capitale della Guerra e ora pullula di un'intera generazione di burocrati ossessionati dalla guerra, petrolieri, consulenti militari, lobbisti, militaristi, imperialisti, neo-belligeranti e legioni di militari/industriali/spioni che si nutrono di un budget della sicurezza nazionale orribilmente gonfio.

Certo, ci sono anche migliaia di politici, sia quelli che sono in carica che quelli che diventano prosperi stendendo un ghiribizzo per gestire l'impero globale di Washington. Tra loro ci sono lo stupido, il lecchino, il sant'uomo, il venale, gli sbandieratori, i patrioti e gli ideologi dell'eccezionalismo americano, della responsabilità di proteggere (R2P), della propagazione della democrazia e della semplice egemonia imperiale.

Inutile dire che il nostro scopo qui non è quello di fare l'elenco del prototipo di persone che pullulano a Washington. Invece stiamo cercando di caratterizzare e concretizzare ciò che intendiamo per Deep State, e di spiegare perché quest'ultimo stia portando avanti una campagna così implacabile, viziosa e oscura per abbattere Trump; anche a rischio di guerre con la Russia e un armeggedon nucleare per l'intero pianeta.

È tutto incapsulato in due parole: America First!

Lo slogan e la tonalità della campagna di Trump che incitò la Città Imperiale in un impeto di parossismo ed oltraggio. Questo perché, in fin dei conti, America First invalida il modus operandi della Capitale della Guerra, e tutti i suoi progetti, pretese e prosperità illecita.

Dopotutto, in un mondo in cui dovrebbe esserci l'America First, ciò che è accaduto o non accaduto a Douma non dovrebbe fare alcuna differenza per la sicurezza interna.


Ovviamente Douma è solo il manifesto della trama illecita di tutto l'impero americano all'estero. La guerra civile in Siria era essenzialmente una battaglia tra i rami sunniti e sciiti dell'Islam.

In quanto tale, si estendeva in tutto il Medio Oriente, comprendendo l'Arabia Saudita ed i suoi alleati sunniti da un lato e l'Iran e i suoi alleati sciiti dall'altro, compreso il governo appoggiato da Washington a Baghdad, il governo demonizzato da Washington a Damasco e la fazione Hezbollah del Libano.

In un modo o nell'altro questo scontro è in corso da 1300 anni e la sua manifestazione attuale non ha conseguenze per la sicurezza dei cittadini di Lincoln NE, Spokane WA o Springfield MA. Di conseguenza, non si sarebbe mai dovuta versare nemmeno un'oncia di sangue americano o un dollaro del Tesoro americano.

Ahimè, America First incarna tale verità ed è ciò che la Città Imperiale non può tollerare.

Allo stesso modo, America First vuol dire anche che il Golfo Persico non è un lago americano e che qualunque cosa accada lì non è in alcun modo affare della Quinta Flotta. Il petrolio è una questione per i mercati e l'economia; significa che prezzi elevati, carenze e interruzioni dell'approvvigionamento sono la cura.

Infatti lo slogan America First riconosce che oggi gli Stati Uniti non hanno nemmeno bisogno di una Quinta Flotta, perché è inutile difendere la patria (data l'esistenza della deterrenza nucleare, di cui ne abbiamo già in abbondanza) e serve solo ad estendere, occupare e controllare un impero che indebolisce la sicurezza in patria e drena denaro dal Tesoro della nazione.

Lo stesso vale per l'Ucraina. Se i Crimeani hanno scelto di tornare alla madrepatria russa con un voto referendario al 90%, di cui hanno fatto parte per oltre 200 anni dopo che la penisola venne acquistata da Caterina la Grande nel 1783, così sia.

Allo stesso modo, se la popolazione del Donbas (Ucraina orientale) di lingua russa desidera secedere da una Kiev dominata da nazionalisti ucraini anti-russi e proto-fascisti, ha tutto il diritto di farlo; e niente di tutto questo è scritto in un documento firmato da Thomas Jefferson, Benjamin Franklin et. al. nel 1776.

In pratica, se la produzione di carbone, prodotti chimici, acciaio e altri prodotti industriali da parte dei 5 milioni di persone del Donbas è legata al PIL dell'Ucraina, della Russia o di una repubblica appena battezzata, non farebbe un briciolo di differenza per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Infatti è difficile pensare a sviluppi in qualsiasi parte del pianeta che abbiano meno ripercussioni sulla sicurezza degli Stati Uniti di quelli nel Donbas. Eccetto forse se i cinesi vogliono sprecare i loro soldi a costruire basi militari su banchi di sabbia nel Mar Cinese Meridionale.

Allo stesso modo, lo slogan America First è d'accordo con la determinazione sovrana dei tedeschi secondo cui la loro sicurezza nazionale è adeguatamente soddisfatta spendendo solo l'1.5% del PIL per la difesa e che la strada verso relazioni pacifiche con la Russia passa attraverso più commercio e meno provocazioni inutili (la Germania non si sta unendo alla guerra imminente di Trump in Siria).

Detto in modo se i tedeschi non si aspettano di essere invasi da Putin, allora perché Washington sta dissanguando il suo Tesoro accumulando armamenti convenzionali dall'altra parte dell'Atlantico?

E questo ci porta al nocciolo della questione: America First è una minaccia esistenziale al Deep State.

Tutto questo ci riporta indietro al 2 aprile 1917, data in cui Woodrow Wilson dichiarò scioccamente guerra alla Germania e portò l'America in un sanguinoso calderone sul fronte occidentale che non aveva assolutamente alcun rapporto con la sicurezza nazionale; e successivamente in una "pace" distruttiva a Versailles che avrebbe garantito una guerra perpetua.

Lo slogan America First, quando seguito fino alla sua conclusione logica, metterebbe fuori mercato la Capitale mondiale della Guerra; si tradurrebbe in una massiccia riduzione del budget della sicurezza nazionale orribilmente gonfio; ciò renderebbe inutili i think-tank, le ONG, gli appaltatori dell'intelligence ed i lobbisti.

Ci riferiamo naturalmente a persone come i fratelli Podesta, i Paul Manafort ed altri 20,000 operatori e racket simili. Infatti America First porterebbe una recessione nella Città Imperiale che al confronto Youngstown, Ohio sembrerebbe un modello di prosperità.

A dire il vero, dubitiamo seriamente che Trump abbia avuto idea di dove l'avrebbe portato lo slogan America First quando vi inciampò contro; e temiamo che il suo timore xenofobo del confine messicano lo avrebbe comunque distratto.

Ma il Deep State non correva rischi. Ecco perché nel luglio 2016 gli scagnozzi che guidavano la CIA e l'FBI sotto Obama sono stati in grado di lanciare la loro insidiosa caccia alle streghe anti-Trump come "polizza assicurativa"; ed è anche il motivo per cui l'Amministrazione Obama nei suoi ultimi giorni in carica si è assicurata che il verdetto dell'8 novembre sarebbe stato messo in discussione sulla scia della presunta interferenza russa.

È assolutamente un fatto che né Trump, né i suoi figli, né sua figlia, né suo genero, sono andati in Russia dopo la campagna di Trump lanciata nel giugno 2015. Allora nessuno, nemmeno Vlad Putin, credeva potesse finire nello Studio Ovale; e da allora Trump ha dimostrato che a nessuno importava, tranne che a lui e alla sua famiglia ovviamente.

Quindi se c'è stata una qualche collusione dopo l'annuncio, doveva essere via email o telefono tra i Trump e gli alti funzionari statali del Cremlino. Vale a dire, ogni parola di tali conversazioni sarebbe stata archiviata nei server della NSA (agenzia nazionale per la sicurezza), in cui tutto ciò che attraversa la rete mondiale viene prelevato e immagazzinato.

Inutile dire che se Robert Mueller stava davvero facendo il lavoro di Dio a favore dello stato di diritto e della democrazia americana, avrebbe risolto la questione della "collusione" con i russi entro una settimana di tempo. Ciò non è accaduto perché non esistono tali prove e non si sono mai verificate simili conversazioni tra i Trump e lo stato russo. Punto.

Al contrario, l'intera inchiesta di Mueller è progettata per danneggiare politicamente Donald Trump e cacciarlo dal suo incarico. Cioè, per schiacciare lo slogan America First e per cancellare la forma grezza che ha assunto sotto la presidenza Trump. In questa missione, la caccia alle streghe di Mueller ha già avuto successo.

A dire il vero, meno di due settimane fa stava abbracciando la famosa strategia del senatore George Aiken, che nel mezzo della folle invasione del Vietnam da parte di LBJ, spiegò come porre fine a quella inutile guerra: "Dichiarare la vittoria e tornare a casa".

Questo è esattamente ciò che Trump stava facendo quando ha dichiarato la vittoria sull'ISIS e ha annunciato che l'America se ne sarebbe andata dalla Siria, e lo ha fatto senza l'approvazione dei suoi difensori del Deep State.

Così facendo, ha quasi fatto ritornare lo slogan America First la strategia di questa terra; sebbene le varie Douma del mondo siano tragedie umane, non sono minacce alla sicurezza dell'America, né sono affari della macchina da guerra di Washington.

Ma la Capitale della Guerra non poteva tollerarlo. E secondo le ultime affermazioni di Trump, si sta preparando ad arrendersi al Partito della Guerra.

Vale a dire, la missione anti-ISIS è completa quindi è ora di salvare il mondo dagli iraniani e dai russi.

Inutile dire che bombardare le installazioni militari siriane, ora vuote, non riuscirà a raggiungere questo obiettivo e renderà il rischio di una terza guerra mondiale ancora più palpabile.

Infatti il modo più sicuro per far riprendere l'ISIS è distruggere il governo siriano e quindi aprire le porte dell'Inferno, così come ha fatto Dubya nel 2003.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2018/04/le-lunghe-spire-del-deep-state-stanno.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo: http://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/04/le-lunghe-spire-del-deep-state-stanno_18.html