lunedì 26 giugno 2017

Non sono i prezzi alti la causa delle bolle economiche





di Frank Shostak


È diventata quasi una tradizione che le bolle rappresentino una causa importante delle recessioni economiche. La domanda principale posta dagli esperti è come si possa intuire quando si sta formando una bolla.

L'opinione comune è che se le banche centrali sapessero la risposta a questa domanda, allora potrebbe essere in grado di prevenire la formazione delle bolle e quindi prevenire le recessioni.

Un premio Nobel per l'economia, Robert Shiller, ha sostenuto che le bolle possono essere diagnosticate utilizzando la stessa metodologia che gli psicologi usano per diagnosticare la malattia mentale.

Shiller è del parere che una bolla è una forma di disfunzione psicologica. Quindi la soluzione potrebbe essere quella di preparare una lista simile a quelle utilizzate dagli psicologi al fine di determinare, per esempio, se qualcuno soffra di depressione. I fattori chiave che caratterizzano una bolla, secondo Shiller, sono:

  1. Forti aumenti del prezzo di un asset.
  2. Grande entusiasmo della popolazione riguardo questi aumenti di prezzo.
  3. Una frenesia dei media riguardo questi aumenti.
  4. Storie di persone che guadagnano un sacco di soldi, provocando l'invidia tra coloro che non ci riescono.
  5. Crescente interesse per la classe di asset da parte della popolazione.
  6. Nuove “teorie” per giustificare gli aumenti dei prezzi senza precedenti.
  7. Un declino degli standard dei prestiti bancari.

Ciò che Shiller delinea qui, sono diversi fattori che ritiene si possano osservare durante la formazione delle bolle. Tale descrizione, tuttavia, non fornisce una comprensione esauriente delle cause fondamentali alla base delle bolle.

Per capire le cause, bisogna stabilire una corretta definizione dell'oggetto in questione. Lo scopo di una definizione è di presentare l'essenza e la caratteristica distintiva dell'oggetto che si sta cercando di identificare. Una definizione è destinata ad informarci sui fondamentali o sulle origini di una particolare entità. I sette punti delineati da Shiller non ci dicono nulla sulle origini di una bolla. Né ci dicono nulla sul motivo per cui le bolle sono un male per la crescita economica.



Definire le bolle

Se il prezzo di un asset è la quantità di denaro pagato per entrarne in possesso, allora ne consegue che per una data quantità di un determinato asset, un aumento del suo prezzo può avvenire solo a seguito di un aumento del flusso di denaro per questo asset.

Maggiore è l'espansione della moneta, ceteris paribus, maggiore sarà l'aumento del prezzo dell'asset.

L'emergere di una bolla non deve sempre essere associato ad un aumento dei prezzi — per esempio, se il tasso di crescita dei beni corrisponde al tasso di crescita dell'offerta di moneta, allora non ci sarà alcun cambiamento dei prezzi.

Ciò che conta non è se l'emergere di una bolla sia associato ad un aumento dei prezzi, ma piuttosto se l'emergere di una bolla dia luogo alla nascita di attività non produttive che deviano ricchezza reale dai creatori di ricchezza.

L'espansione dell'offerta di moneta, in analogia con un falsario, permette la deviazione di ricchezza reale dalle attività creatrici di ricchezza ad attività non produttive.

All'aumentare del pompaggio monetario, il ritmo di questa deviazione accelera. Etichettiamo le varie attività non produttive che emergono a causa dell'espansione monetaria, come attività in bolla — si sono formate a seguito della bolla monetaria.

Si noti inoltre che queste attività non possono esistere senza l'espansione dell'offerta di moneta che devia ricchezza reale a loro favore ed a scapito delle attività creatrici di ricchezza.



Le bolle non sono create da aumenti di prezzo — Sono create dalla cattiva allocazione delle risorse

Da questo possiamo dedurre che le bolle rappresentano l'espansione dell'offerta di moneta. Il risultato fondamentale di questa espansione è l'emergere di attività che non creano ricchezza.

Ne consegue che una bolla non si tratta di forti aumenti dei prezzi degli asset, ma dell'espansione dell'offerta di moneta e del risultante mal direzionamento delle risorse. Infatti, come abbiamo sostenuto, le bolle — cioè, il prodotto di un aumento della quantità di moneta — possono formarsi senza un corrispondente aumento dei prezzi.

Una volta stabilito che l'espansione dell'offerta di moneta rappresenta l'essenza delle bolle, possiamo ulteriormente dedurre che il danno chiave inferto all'economia è lo stimolo di attività non produttive.

Inoltre, una volta stabilito che la formazione delle bolle riguarda l'espansione nell'offerta di moneta, ovviamente è la banca centrale e la riserva frazionaria che sono responsabili della loro emersione. Come regola generale, è il pompaggio monetario della banca centrale che mette in moto l'espansione dell'offerta di moneta.



Il fattore chiave nelle bolle: le banche centrali

Quindi, per prevenire l'insorgere delle bolle, bisogna arrestare il pompaggio monetario da parte della banca centrale e limitare la capacità delle banche commerciali di far ricorso alla riserva frazionaria, vale a dire, il prestito “dal nulla”.

Una volta che il ritmo dell'espansione monetaria rallenta, in risposta ad un atteggiamento monetario più ristretto da parte della banca centrale, o in risposta alle banche commerciali che riducono la loro espansione dei prestiti “dal nulla”, abbiamo lo scoppio inevitabile di queste bolle.

Ricordate che un'attività in bolla non può finanziarsi indipendentemente dall'espansione monetaria, la quale devia a suo favore ricchezza reale e la toglie alle attività creatrici di ricchezza. (Le attività in bolla sono attività che non generano ricchezza.)

La cosiddetta recessione economica associata con lo scoppio delle attività in bolla, è in realtà una buona notizia per i creatori di ricchezza, dal momento che ora hanno a loro disposizione più ricchezza reale. Un bust, che indebolisce le attività in bolla, getta le basi per una vera crescita economica.

Si noti ancora una volta che è l'espansione monetaria che dà origine ad attività in bolla e non la predisposizione psicologica degli individui.



Psicologia ed economia

La psicologia è stata contrabbandata nell'economia sulla base del fatto che l'economia e la psicologia sono discipline tra loro collegate. Tuttavia c'è una netta differenza tra economia e psicologia. La psicologia si occupa del contenuto dei fini.

L'economia inizia con la premessa che le persone perseguono un comportamento propositivo. Questo è un fenomeno comportamentale generale — non tratta con il contenuto particolare dei vari fini.

Secondo Rothbard:

Gli scopi di un uomo possono essere "egoisti" o "altruisti", "raffinati" o "volgari." Possono sottolineare la fruizione di "beni materiali" e del comfort, o possono sottolineare una vita ascetica. L'economia non è interessata al loro contenuto, e le sue leggi si applicano a prescindere dalla natura di questi fini.[1]

Mentre:

La psicologia e l'etica vagliano il contenuto dei fini umani; si chiedono perché l'uomo scelga determinati scopi, o quali fini dovrebbero valutare le persone.[2]

Pertanto l'economia si occupa del fatto che le persone hanno fini e utilizzano mezzi per raggiungere questi scopi. Di conseguenza l'economia è una disciplina separata dalla psicologia.

Con l'introduzione della psicologia in economia, si oscura la generalità della teoria e la si rende inutile. Pertanto l'uso della psicologia è controproducente per quanto riguarda le analisi economiche.

Contrariamente a quanto dice Shiller, al fine di stabilire se si sta formando una bolla, non dobbiamo applicare la stessa metodologia utilizzata dagli psicologi. Ciò di cui abbiamo bisogno è una definizione corretta di ciò che sono le bolle.

Una volta stabilito ciò, e contrariamente a quanto si pensa comunemente, le bolle non hanno nulla a che fare con un qualche tipo di disfunzione psicologica degli individui — sono il risultato di politiche monetarie allentate della banca centrale.

Inoltre, una volta che si osserva un aumento del ritmo di crescita dell'offerta di moneta, possiamo dire con certezza che questo pone le basi per le attività in bolla — vale a dire, un boom.

Al contrario, una volta che si osserva un calo del ritmo di crescita dell'offerta di moneta, possiamo dire con certezza che questo pone le basi per lo scoppio delle attività in bolla — vale a dire, un bust.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Murray N. Rothbard, Man, Economy and State (Los Angeles: Nash Publishing, 1962), p. 63.

[2] Ibid.

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venerdì 23 giugno 2017

Bolla immobiliare, nuovo round





di Francesco Simoncelli


Questa è una storia che abbiamo già visto. La cosa sorprendete è che continua ad accadere senza che la maggior parte delle persone se ne accorga. Peggio, la maggior parte delle persone pensa che sia fisiologico. Non lo è. È per questo motivo che sono tornati a considerare le loro case come un bancomat. L'euforia pre-2008 nel settore immobiliare ha portato le famiglie americane ad accendere ipoteche in sequenze sulle case di proprietà e spendere i finanziamenti in beni di consumo. Inutile dire che questa strategia è fallimentare nel lungo periodo. È letteralmente la fase terminale di un ciclo economico che pesca tra gli "sciocchi più sciocchi" quelle vittime che saranno scaraventate nel bust. Sebbene si possa aver pietà di coloro che hanno subito pignoramenti e hanno perso uno dei beni più importanti nella loro vita, è un destino che essi stessi hanno aiutato a formare.

Nessuno ha puntato loro una pistola costringendoli a recarsi in banca per accendere ipoteche su ipoteche. Non avendo a disposizione un quadro economico teoricamente coerente, si lasciano guidare come banderuole dai venti che soffiano. Rifinanziare la propria casa costa poco? Perché non farlo? Chi se ne importa degli interessi e della sostenibilità della pratica in quanto tale? I banchieri credono fermamente in un motto che ha segnato gran parte di questi tempi: "Nel lungo periodo siamo tutti morti." Peccato che nessuno sappia quanto sia "lungo" suddetto periodo. Sono dei bravi imbonitori, ciononostante quando si rinuncia ad accedere ed a finanziare una conoscenza che potrebbe salvare il patrimonio di coloro che ignorano causa/effetto in economia, si finisce nella categoria dei cosiddetti "sciocchi più sciocchi". Ovvero, quelli che rimarranno col cerino in mano.



AL PUNTO DI PARTENZA

I cicli boom/bust non finiscono mai bene. Questo vuol dire che ci sarà sempre qualcuno che pagherà per gli errori degli altri. In questo modo l'attuale sistema può andare avanti. Almeno fino a quando i creatori di ricchezza reale riusciranno a rifornire coloro che la sprecano. Questi ultimi possono avere un lasciapassare nei confronti del bacino della ricchezza reale grazie alla ridistribuzione della ricchezza reale innescata dalle strategie monetarie implementate dalle banche centrali. Nel caso degli Stati Uniti, dalla FED.

Il denaro creato ex-novo finisce nell'economia con un certo ritardo e non invade uniformemente tutti i settori dell'economia più ampia. Non è un caso, ad esempio, se i maggiori beneficiari della manna monetaria della FED siano stati i grandi centri lungo la costa americana. L'entroterra statunitense, invece, ha rappresentato l'ultimo anello della catena, quello raggiunto dal denaro creato ex-novo una volta che i prezzi si erano già aggiustati. Sono i più penalizzati dall'effetto Cantillon. Non è un caso se siano stati loro quelli che hanno votato in massa per Trump. E nemmeno è un caso che San Francisco sia una di quelle città che ha visto l'incremento più marcato dei prezzi degli immobili, essendo essa facente parte della regione della Silicon Valley.

L'effetto ricchezza a cascata della banca centrale americana era volto a diffondere una sorta di benessere tra la popolazione nel suo complesso, ingrassando dapprima i bilanci di quelle entità che dovevano essere salvate e successivamente, attraverso la loro salute rinnovata, elargire occupazione e reddito a tutti. Non è andata così. Perché? Perché gli individui sono guidati dagli incentivi. Una volta che si azzera il rischio in determinate aree, ciò porta ad una speculazione maggiore in suddette aree. Questo per dire che quelle aziende che hanno goduto della manna monetaria della FED attraverso l'accensione di nuovi prestiti, non hanno affatto migliorato le loro infrastrutture, bensì hanno gozzovigliato con l'ingegneria finanziaria per gonfiare il loro valore azionario e quindi incassare più profitti.

Inondando con dividendi gli azionisti, hanno ignorato il settore della R&S e di conseguenza non hanno affatto prestato orecchio alle necessità reali degli individui. Hanno invece continuato a sfornare prodotti che nessuno voleva e a catturare, attraverso l'accesso a prestiti a basso costo, capitale umano e strumentale. A quanto pare non esistono più società a scopo di lucro, ma macchine d'ingegneria finanziaria che pompano le proprie azioni per dare sfoggio di una salute economica altrimenti inesistente. Ciò erode il bacino della ricchezza reale e si ripercuote inevitabilmente sui tassi d'interesse, i quali non stanno aumentando perché la FED "ha deciso" così.

I vari miglioramenti nei dati in entrata sfoggiati dalla FED sono solo fumo negli occhi, perché raccontano una storia diversa da quella della vita reale. Il rimbalzo economico e la successiva pseudo-ripresa economica sono difatti costituiti solo da numeri e scenari rosei. Nel caso del settore immobiliare, ad esempio, la caduta dei prezzi degli immobili è stata attutita dall'intervento dei pianificatori monetari centrali. Problema: a che prezzo?




Ironia della sorte, il problema che presumibilmente hanno risolto è stato creato da loro stessi con le precedenti politiche monetarie allentate. Questo ha permesso alle famiglie americane di prendere in prestito a tassi ridicoli e indebitarsi per la vita. Poi la bolla è scoppiata e il debito è rimasto, poiché la maggior parte di loro non ha potuto scrollarselo di dosso a causa della permanenza di pachidermi statali tenuti in vita col supporto vitale: Fannie & Freddie. Non è finita qui, poiché la prova che tenere in vita realtà palesemente improduttive non fa altro che creare ulteriori errori economici, è la seguente: Fannie introduce regole "nuove ed innovative" per permettere agli studenti indebitati di comprare una casa... indebitandosi ancora di più!

La vera soluzione, la soluzione di libero mercato, sarebbe lasciar fallire questi istituti di finanziamento, in modo da permettere a tutte quelle famiglie di scrollarsi di dosso quel fardello di debito che hanno contratto durante gli anni della bolla. Ma ciò non significherebbe default a catena? Certo che sì. È sempre stato così che il mercato s'è ripulito dagli errori economici. Ed è così che si ripulirà anche questa volta.

Ma non è detto che le cose andranno come l'ultima volta, ovvero, che la bolla scoppi dapprima nel settore immobiliare. Questo perché un settore che è stato gonfiato all'inverosimile, e che una volta scoppiato si porterà dietro anche il comparto immobiliare, è quello dei prestiti agli studenti. Con un mercato del lavoro ingessato e praticamente pervaso dal part-time, i giovani e meno giovani sono stati attirati negli atenei grazie alla presunta generosità dello zio Sam. Ciò è servito ad addomesticare le cifre della disoccupazione, impedendo a migliaia di persone d'invadere le strade in cori di protesta. Ma come la pianificazione centrale è solita fare, il problema è stato spostato non risolto. Infatti dopo aver finito gli studi, coloro che escono dall'università non trovano né un lavoro adatto al loro campo di studi né riescono a sbarcare il lunario per ripagare il fardello di debito sul loro groppone. Chi è fortunato rimane a vivere coi genitori.

Eventualmente i genitori si fanno carico di questo onere, poiché oltre ad avere un lavoro è possibile che si tratti di pensionati. Non solo, ma allo stesso tempo vengono attirati nella tagliola del rifìnanziamento della propria casa per far fronte ai crescenti obblighi finanziari dovuti all'aiuto concesso ai propri figli. Il rinnovato business immobiliare, quindi, non nasce da fondamentali economici sani e da una ripresa economica salutare a seguito di una pulizia degli errori economici del passato. Al contrario, è frutto della speculazione nel settore immobiliare da parte di hedge fund e banche commerciali che si sono improvvisati padroni di casa dando il via ad una corsa buy to rent. E questo è sottolineato anche dalla quantità di nuove case vendute alle famiglie americane.





In questo modo vengono pompati di nuovo i prezzi delle case in modo che quelle entità finanziarie che si sono ritrovati in bilancio asset dimezzati di valore possano in qualche modo compensare le perdite, ma questo va a discapito dell'economia di Main Street la quale si ritrova ad essere impossibilitata a comprare una nuova casa e non può permettersi i livelli esorbitanti degli affitti. E questo quadro viene catturato dal seguente grafico.




Nonostante i lavori a tempo pieno siano aumentati, la vendita di case nuove è ancora sottotono. Ciononostante i prezzi delle case sono in boom, ma come abbiamo visto alla base non c'è una domanda genuina da parte dell'economia più ampia. Ancora una volta, è frutto dell'ingegneria finanziaria alimentata dal credito a basso costo.

Quindi la domanda è: volete continuare ancora ad essere coloro nelle cui mani sarà lasciato solo un cerino?



STRATEGIA D'USCITA

In questo panorama chiunque ha bisogno di una strategia d'uscita, perché altrimenti verrà fagocitato dagli eventi. Si vedrà trasportato in un caos che non sarà capace d'anticipare. Coloro che lo anticiperanno saranno avvantaggiati. Questo spazio virtuale vi fornisce gli strumenti per anticipare il caos economico incipiente. Non sarà piacevole vedersi inghiottiti in questa spirale discendente, ma sarà ancora più spiacevole non sapere cosa fare.

Questo vuol dire avere un piano B. Al giorno d'oggi la maggior parte delle persone crede di avere un piano B, in realtà si tratta solo di investimenti che non proteggeranno i propri risparmi. Perché? Perché si basano su mercati gonfiati artificialmente dal credito facile delle banche centrali e durante una recessione subiranno un duro colpo. Pensate, ad esempio, alle obbligazioni vendute dalle banche alla propria clientela. Pensate ai buoni fruttiferi venduti dalle Poste. Pensate alle obbligazioni sovrane vendute con agevolazioni fiscali. Perseguire questa strada significa cercare fortuna in una discarica.

Nell'attuale panorama economico esistono altri modi per emanciparsi dalle grinfie dello stato e, allo stesso tempo, schermare i propri risparmi.

Oltre al canonico consigli dell'investire in oro fisico, è possibile diversificare ulteriormente la propria strategia entrando nel mondo delle criptovalute. È un mondo ancora giovane, ma soprattutto è un mondo con grandi opportunità. Diversamente dagli investimenti canonici enormemente influenzati dalle azioni di una ristretta cerchia d'individui, il mondo delle criptovalute è fondamentalmente caratterizzato da una fitta rete di scambi gestita da tutte quelle persone che ne fanno parte. Questo punto è ben descritto dalla Legge di Metcalfe. È per questo motivo che le criptovalute non sono solo mezzi di scambio e riserve di valore, ma anche una rete decentrata che ben rappresenta il concetto di libero mercato.

E infatti il loro vero potenziale emergerà prorompente quando la prossima recessione imperverserà nell'economia più ampia. Non solo permetteranno agli individui di limitare i danni, ma inculcherà loro quelle lezioni di libertà economica che la Scuola Austriaca per anni ha ripetuto senza riuscire a diffonderle in modo diffuso. Questa è l'occasione che gli Austriaci aspettavano per dimostrare una volta per tutte che il keynesismo ha fallito. La prossima recessione sarà l'occasione per affermare con decisione i principi del libero mercato e ricoprire il vuoto culturale ed accademico che si lasceranno dietro le teorie keynesiane. È all'orizzonte un cambiamento di paradigma.

Alla fine lo capiranno anche gli scettici quando cercheranno di entrare in questo mercato a qualsiasi prezzo, solo per preservare il potere d'acquisto delle valute canoniche ormai decadente. Quando infine hedge fund, compagnie d'assicurazione, grandi società, grandi banche d'investimento, fondi sovrani, ecc. aggiungeranno criptovalute ai loro possedimenti istituzionali, il loro prezzo schizzerà alle stelle.

Sul mio account Twitter cerco di individuare quegli investimenti in criptovalute potenzialmente propizi e comunicarli a coloro interessati, analizzando le varie monete in suddetti mercati e fornendo segnali potenzialmente utili. La mia non è l'unica strada percorribile. È una delle tante. Faccio in modo che sia meno dissestata possibile. Se volete contribuire a tale opera, allora potete lasciare un contributo in bitcoin al seguente indirizzo: 3JzLi4AbKYxmU6SKphc5sxSJhcrxXcFDXA



BANCHE ILLIQUIDE

Nel frattempo il settore bancario commerciale continua a vomitare inchiostro rosso. Non è stato aggiustato nulla. Soprattutto in Europa. Eppure si diceva che le cose stessero andando bene in Spagna. Non è così. Credete ai vostri occhi non alle voci che fuoriescono dallo zombie-box.

In modo particolare, quando leggete "non fatevi prendere dal panico", è il momento di farsi prendere dal panico. Troppi errori economici sono stati lasciati sedimentare e diventare strutturali. La ciclicità ha abbandonato questo mondo. Il semi-boom offerto dalle banche centrali non ha fatto altro che far finire l'economia mondiale in un circuito di stagflazione che lentamente scaraventerà ciò che rimane dei cocci di tale economia, in una recessione violenta.

Il cuore dell'economia moderna, infatti, è una struttura di produzione basata sull'ingegneria finanziaria e non più sulla domanda genuina dei consumatori. Guardate i seguenti grafici, ad esempio, rappresentanti la quantità di azioni in pancia alla BNS, in particolare poi quelle della Apple.






Sebbene l'economia abbia sperimentato un accenno di recessione nei mesi post-Lehman, questa è stata arrestata dall'intervento senza precedenti delle banche centrali.




Sono stati pompati nel circuito finanziario migliaia di miliardi in denaro fiat, portando i tassi d'interesse a finire nel sottoscala della storia. Ciò ha portato gli investimenti ad essere dirottati nei settori azionario e obbligazionario, scatenando una ricerca folle per rendimenti decenti. I bilanci delle grandi industrie sono stati offerti sull'altare della ZIRP e le banche commerciali, nonché gli altri istituti di credito, hanno gozzovigliato in questi mercati alla disperata ricerca di un flusso di cassa positivo e di una chiusura d'anno in positivo.

Non è andata così. Gli strumenti d'investimento canonici sono sopravvalutati all'inverosimile e la maggior parte di loro siede nei bilanci delle banche centrali.

Nel frattempo la FED "sta rialzando" i tassi d'interesse a breve termine. Gli investitori istituzionali che hanno preso in prestito a breve e hanno prestato a lungo, si troveranno ad affrontare uno squeeze. I tassi a breve stanno aumentando. Il differenziale tra il costo del denaro a breve termine ed il rendimento del denaro a lungo termine si sta restringendo velocemente.




La curva dei rendimenti ancora non è invertita. Il rendimento dei bond a 3 mesi non ha ancora superato il rendimento dei bond a 20 anni. Se volete un indicatore di quanto sia vicina una recessione, prestate attenzione alla curva dei rendimenti.



FINIRÀ MALE

Ciò che rende molto pericoloso l'attuale ciclo economico è il fatto che abbiamo raggiunto il punto di saturazione. La maggior parte dei mercati del mondo è in bolla, questo significa che una correzione manderà in crash enormi porzioni dell'economia mondiale.





Tutto quello che le istituzioni statunitensi hanno fatto finora, ad esempio, ha semplicemente gonfiato all'inverosimile delle bolle in tutto. Non esiste settore che ne sia estraneo. Esiste solo la possibilità di proteggersi e schivare le schegge impazzite che voleranno nell'ambiente economico allo scoppio di suddette bolle. Niente ha fatto il Dodd-Frank Act per consolidare la stabilità del settore bancario commerciale americano, aumentando i costi per i consumatori e facendo diventare ancor più grandi le banche TBTF. Sin dall'approvazione di questa legge solo tre nuove banche sono nate, forzante quelle medie/piccole a fondersi con quelle grandi. La concorrenza è stata annientata.

Per non parlare della Volcker Rule contenuta nel suddetto testo di legge, la quale rappresenta un tentativo maldestro di ripristinare un Glass-Steagall Act (separazione tra banche commerciali e banche d'affari). Ciò ha creato una gigantesca burocrazia atta a vagliare le varie transazioni delle banche affinché possano catalogarle "fisiologiche" o "speculative". Ma il problema non è il rischio, poiché esso rappresenta una spia d'allarme adeguata per segnalare la pericolosità di determinati investimenti; il vero problema è l'assenza di rischio.

L'esistenza delle banche centrali, delle assicurazioni sui depositi e di altre istituzioni supportate dallo stato indeboliscono la disciplina dei mercati per quanto riguarda i prestiti e gli azzardi morali. Nemmeno la resurrezione di un Glass-Steagall Act potrebbe impedire l'emersione di cicli boom/bust alimentati dal credito, nonostante inizialmente possa migliorare le condizioni nel settore bancario commerciale.

C'è bisogno di una sana pulizia dei mercati, senza di essa gli errori strutturali finora accumulati continueranno a far marcire lentamente i fondamentali economici. Come sottolineato nella sezione precedente, una recessione è incombente. Ma anche senza di essa, l'attuale semi-boom è destinato a spegnersi a causa della natura autodistruttiva delle politiche centralizzate. Queste sono bombe ad orologeria finanziarie che scoppieranno, settore finanziario dopo settore finanziario.



CONCLUSIONE

Sono convinto che il sistema bancario commerciale finirà molto presto sotto pressione. La follia che ha portato i TBTF a dominare nei mercati è senza precedenti. Sono dei giganti d'argilla, resi tali dalle politiche anti-cicliche attuate da Bernanke e continuate dalla Yellen. Ma adesso queste politiche sono state invertite e i tassi stanno salendo. Il mercato dei prestiti ne risentirà. Le banche si ritroveranno ancora una volta per le mani prestiti non performanti e crediti deteriorati.

La reflazione del settore immobiliare è solo la punta dell'iceberg. Come nella precedente bolla immobiliare, noi Austriaci abbiamo detto come e perché. È stato affrontato nel dettaglio cosa c'è al di sotto del mare, quanto in profondità scende il ghiaccio.

Potreste pensare di essere al sicuro, ma di certo non lo sarà la banca in cui detenete i vostri risparmi. La maggior parte delle persone non effettua uno scrutinio accurato del luogo in cui detiene i propri risparmi. Segue la consuetudine. Ma la consuetudine va temporaneamente in frantumi quando c'è un cambiamento di paradigma. Il modo di proteggersi e approfittare delle flessioni economiche passando per vie ritenute "non canoniche".


giovedì 22 giugno 2017

Cos'ha fatto di recente lo stato per voi?





di Jeffrey Tucker


Quanto è sostenibile il modello di politica del XX secolo nell'era digitale? Non molto. I fallimenti dello status quo stanno diventando troppo evidenti ed i costi troppo alti. Inutile dire che siamo in prossimità di un cambiamento.

Cominciamo con le due iniziative più grandi del nostro tempo: l'Obamacare e le guerre in Medio Oriente che hanno avuto inizio con la guerra in Iraq. I fallimenti di entrambi hanno molto in comune: hanno avuto inizio sotto i migliori auspici, con consulenti esperti, con risorse enormi, con un'enorme spinta nei media mainstream e col potere dello stato a loro supporto.

Secondo il pensiero convenzionale, rappresentavano un successo scontato. Tutti gli americani avrebbero ottenuto una migliore assicurazione sanitaria. Tutto il Medio Oriente ne sarebbe uscito rinvigorito con istituzioni democratiche e la morte del dispotismo.

Entrambi hanno dimostrato d'essere due tremende catastrofi, generando risultati di gran lunga peggiori se non fossero mai stati implementati. Questa non è più una dichiarazione controversa, ma la realtà dei fatti.



Lo stesso errore

Che cosa è andato storto? Quello che va storto quando le élite immaginano di poter controllare il mondo con intelligenza, risorse e potere. Alla fine l'arroganza intellettuale si confronta con una parte della realtà che non può controllare. La realtà combatte e vince. La classe dirigente viene lasciata a cercare scuse, mettere toppe e, infine, accettare i fatti della vita.

Ecco l'errore di base del XX secolo: la convinzione che lo stato potesse realizzare qualsiasi cosa con abbastanza intelligenza, risorse e potere. È una convinzione che ha afflitto tutto il mondo, da Lenin 100 anni fa a Trump oggi. Questa teoria ha costruito enormi burocrazie, ha giustificato grandi guerre e ha permesso la creazione di un apparato legale e normativo senza precedenti.

Questa fede sopravvive ancora oggi, anche se con meno convinzione. Fallimento dopo fallimento ha anche seminato dubbi fra gli intellettuali mainstream ed i politici. Ma poiché gran parte dell'apparato statale – e le strategie che raccolgono il denaro per finanziarlo – si basa su questo modello, non sarà facile allontanarsi da tale paradigma.



Un nuovo modello

Per i giovani di oggi, il distacco culturale da questo modello di governo è palpabile. Non riesco nemmeno ad immaginare che cosa voglia dire per un ventenne guardare un dibattito politico. Le persone cresciute nell'era digitale vivono in un mondo di scelte alimentate dalla volontà umana. I beni capitali che una volta erano di proprietà solo delle élite, sono stati portati a tutti attraverso l'innovazione e la democrazia del mercato. Chiunque ora può essere un produttore di film. Chiunque può essere un editore. Ognuno di noi ha accesso alle informazioni come chiunque altro. Chiunque può anche creare una nuova moneta.

Il mondo che amano di più è quello dei social media. Non è stato creato dalla legislazione. E non ha mai ricevuto finanziamenti governativi. Nessuna burocrazia l'ha approvato. Per la gran parte, non è regolamentato da alcuna istituzione coercitiva. Si tratta di un paesaggio in continua evoluzione, una comunicazione anarchica, gestita non da politici potenti ma da frombolieri informatici e da imprenditori che sono subordinati soltanto ai verdetti dei consumatori. L'assenza di un controllo top-down è l'elemento motore. E funziona per tutti.

Le decisioni su dove vivono, cosa mangiano, ciò che possiedono, ciò che indossano, chi inviteranno a cena, l'intrattenimento che scelgono – in breve, tutta la loro vita – vengono ponderate tramite un alluvione di informazioni fuoriuscente da dispositivi digitali mobili; consigliandoli e valutando ogni bene o servizio concepibile in base a quanto possa migliorare la loro vita.

Nel mondo digitale, nessuno è al comando. Nessuna persona o istituzione esercita verdetti decisivi su vincitori e vinti. Questo è un giudizio lasciato alla rete, che è un sistema distribuito di raccolta ed elaborazione dati: c'è più saggezza nelle decisioni cumulative dei molti anziché in quelle di un'autorità centrale. Per l'attuale generazione di giovani, è così che il mondo diventa un posto migliore, una scelta alla volta.



Due modelli, mondi separati

La distanza tra questo modello di gestione sociale e ciò che è in mostra nella politica nazionale, non potrebbe essere più grande. Ascoltano i candidati promettere di ripristinare il passato. La visione è essenzialmente revanscista. La sinistra e la destra vogliono rivendicare il territorio che credono di aver perso. Quando la scena non è ridicola, mostra il suo lato oscuro fatto di accordi sottobanco e corruzione. Se la politica nazionale fosse una app, le valutazioni dei suoi utenti sarebbero estremamente basse e nessuno la scaricherebbe.

Come possono coesistere queste due visioni del mondo? Per ora è così, ma i costi sono sempre più evidenti e le prestazioni sempre più sfuggenti. Guardate al vostro stipendio e vedrete quanto costa il vecchio sistema. I giovani all'inizio della loro carriera si preoccupano dell'affitto, delle utenze, delle rate della macchina e dell'assistenza sanitaria. Ciononostante guardano la loro paga e vedono che gran parte è trattenuta dallo stato. Non hanno scelta, a differenza di ogni altra area della loro vita.

I benefici della spesa pubblica ormai sembrano tutti scomparsi. Il prestigio dei progetti federali sembra essere evaporato. Pensateci. Le generazioni precedenti hanno visto enormi centrali elettriche, dighe, autostrade statali, esplorazione spaziale e le lotte epiche sulla scena internazionale. È passato molto tempo da quando qualcosa di simile è apparso nella vita pubblica.



Il periodo delle vacche grasse è finito

Se gli americani guardano indietro al XX secolo, possono concludere d'aver staccato un guadagno enorme dai programmi statali a costi che sembravano relativamente bassi o, almeno, erano ben mascherati da una varietà di trucchi: dall'inflazione al sostituto d'imposta. Ma quei giorni sono finiti. Nel XXI secolo i costi sono diventati più intensi e visibili, mentre i benefici sfuggenti ed inesistenti.

Previdenza sociale? È ridicola. Tirocinio lavorativo? Suvvia! L'esplorazione dello spazio? Sta venendo portata avanti da privati. Tecnologia? Niente è più avulso alla comprensione delle burocrazie statali. Affari esteri? Le guerre hanno creato grandi pasticci. Cure mediche? Per favore! Controllo di qualità dei prodotti al consumo? Questo è ormai gestito dalle applicazioni. I maggiori timori delle persone al giorno d'oggi riguardano tutti l'avere a che fare con lo stato: DMV, TSA, IRS e così via.

Secoli fa David Hume spiegò che ogni governo – anche con grande potere – è sostenibile soltanto se la popolazione percepisce che faccia più bene che male. La presenza di consenso ad un certo livello è la chiave per la stabilità. Cosa succede quando la credibilità pratica e morale dello stato cade fino al punto di scomparire? Abbiamo un vero e proprio cambiamento di paradigma.

Ci sono troppe caratteristiche del modello di stato del XX secolo che non si applicano più nel XXI secolo. Tutti quelli cresciuti nell'era digitale ne sono a conoscenza, però senza saperlo. Nessun sistema di governo può sopravvivere a lungo con l'enorme volume di anomalie che stanno rompendo il paradigma attuale. Qualcosa deve cambiare.

Cosa ha fatto lo stato per voi ultimamente? Se non sapete rispondere rapidamente a questa domanda, potete vedere il problema centrale della vita contemporanea e cominciare a discernere la risposta per il tipo di società che dobbiamo costruire in futuro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 21 giugno 2017

Perché la spesa pubblica conta di più della grandezza del deficit





di Frank Shostak


I deficit di bilancio finiscono spesso sotto i riflettori dei media. Il deficit di bilancio è definito come la differenza tra ciò che lo stato spende e quello che raccoglie in tasse. Quando spende più di quanto raccoglie, allora emerge un deficit di bilancio. Quando raccoglie più di quanto spende, allora si parla di un avanzo di bilancio.

Il punto di vista convenzionale ritiene che i deficit di bilancio riducano il risparmio nazionale, in genere definito come la somma del risparmio privato (il reddito al netto delle imposte che le famiglie risparmiano piuttosto che consumare) ed il risparmio pubblico. Quando lo stato ha un deficit di bilancio, il risparmio pubblico è negativo, il che riduce il risparmio nazionale al di sotto del risparmio privato.

Generando eccedenze, così sembrerebbe, lo stato va a creare ricchezza reale, rafforzando in tal modo i fondamentali dell'economia. Questa tesi sarebbe corretta se le attività dello stato creassero ricchezza.



La spesa pubblica non crea ricchezza

Ma non è così. Le attività dello stato sono limitate alla ridistribuzione della ricchezza reale, dai creatori di ricchezza ai consumatori di ricchezza. Le attività dello stato prendono ricchezza da una persona e la canalizzano ad un'altra.

Inoltre anche vari progetti impressionanti intrapresi dallo stato rientrano nella categoria della ridistribuzione della ricchezza. Il fatto che il settore privato non intraprenda questi progetti, indica che ricoprono posti bassi nella lista delle priorità dei consumatori.

Dato lo stato in cui versa il bacino della ricchezza reale, l'attuazione di questi progetti indebolirà il benessere degli individui dal momento che verranno introdotti a scapito di progetti che sono più in alto nella lista delle priorità dei consumatori.

Supponiamo che lo stato decida di costruire una piramide che molte persone considerano di bassa priorità. Le persone che saranno impiegate in questo progetto dovranno avere accesso a vari beni e servizi per sostenere la loro vita ed il benessere.

Dal momento che lo stato non è un produttore di ricchezza dovrebbe imporre tasse sui creatori di ricchezza (quegli individui che producono beni e servizi in conformità con le priorità più importanti dei consumatori) al fine di sostenere la costruzione di una piramide.

Ogni volta che i produttori di ricchezza scambiano i loro prodotti, lo scambio è volontario. Ogni produttore scambia beni in suo possesso per beni che crede possano aumentare il suo standard di vita.

Il punto cruciale è che lo scambio deve essere libero e quindi riflettere le priorità degli individui. Le tasse sono di natura coercitiva: costringono i produttori a separarsi dalla loro ricchezza in cambio di una piramide indesiderata. Ciò implica che i produttori debbano essere costretti a scambiare più per meno, e ovviamente questo ostacola il loro benessere.

Più continua la costruzione della piramide, più ricchezza reale viene sottratta ai produttori di ricchezza. Possiamo quindi dedurre che il livello di tassazione, cioè, ricchezza reale sottratta al settore privato, è determinato direttamente dalla dimensione delle attività dello stato.

Si osservi che, essendo un consumatore di ricchezza, lo stato non può contribuire al risparmio e al bacino della ricchezza reale. Inoltre se le attività dello stato avessero potuto generare ricchezza, esso avrebbero potuto generare quei finanziamenti di cui necessita e non avrebbe richiesto alcun sostegno agli altri creatori di ricchezza. Se le cose stessero così, allora la questione delle tasse non si porrebbe minimamente.



Gli effetti dell'avanzo di bilancio sull'inflazione e sull'offerta di moneta

L'essenza della nostra analisi non è alterata dall'introduzione del denaro. In un'economia monetaria lo stato tasserà (prendere soldi dai creatori di ricchezza) e spenderà il denaro ricevuto a favore di vari individui che sono impiegati direttamente o indirettamente dallo stato.

Questo denaro permetterà a queste persone d'accedere al bacino della ricchezza reale, lo stock totale di beni e servizi. Gli individui impiegati dallo stato sono ora in grado di scambiare i soldi tassati per diversi prodotti e servizi che andranno a migliorare la loro vita.

Qual è allora il significato di un avanzo di bilancio in un'economia monetaria? In sostanza, l'afflusso di denaro supera la spesa pubblica. L'avanzo di bilancio qui è solo un surplus monetario. L'emergere di un avanzo produce lo stesso effetto di una politica monetaria restrittiva.

Su questo tema Ludwig von Mises scrisse:

La restrizione della spesa pubblica può essere certamente una buona cosa. Ma non fornisce i fondi di cui uno stato necessita per una successiva espansione della sua spesa. Un individuo può condurre i suoi affari in questo modo; può accumulare risparmi quando il suo reddito è elevato e può spenderli più tardi, quando il suo reddito scenderà. Ma è altra questione quando parliamo di una nazione o tutte le nazioni insieme. Il ministero del tesoro può accumulare una parte delle entrate fiscali, le quali finiscono nel pubblico erario a seguito del boom. Fintanto che trattiene questi fondi, la sua politica è deflazionistica ed anti-ciclica e potrebbe indebolire il boom creato dall'espansione del credito. Ma quando questi fondi vengono spesi, alterano il rapporto monetario e inducono un calo del potere d'acquisto dell'unità monetaria. In nessun modo questi fondi possono fornire beni strumentali necessari per l'esecuzione di lavori pubblici.[1]



La spesa pubblica — non l'avanzo e il deficit — è ciò che conta di più

Alcuni commentatori, ritenendo che la spesa pubblica possa creare ricchezza, sostengono che la risposta adeguata ad un avanzo pubblico non è la riduzione della spesa, bensì una riduzione delle tasse. Ma un avanzo di bilancio — cioè, un surplus monetario — non "crea spazio" per abbassare le tasse. Solo se gli esborsi reali dello stato vengono ridotti (cioè, solo quando lo stato taglia il numero di piramidi che prevede di costruire) allora possono essere ridotte le tasse. Basse spese delle amministrazioni pubbliche implicano che i creatori di ricchezza avranno una porzione maggiore del bacino di ricchezza reale da cui attingere.

D'altra parte, se la spesa pubblica continua ad aumentare, nonostante gli avanzi di bilancio, non è possibile alcuna riduzione fiscale effettiva; la quota del bacino della ricchezza reale a disposizione dei creatori di ricchezza, diminuirà.

Ad esempio, se la spesa pubblica ammonta a $3,000 miliardi di e le entrate statali ammontano a $2,000 miliardi, allora lo stato avrà un deficit di $1,000 miliardi. Dal momento che la spesa pubblica deve essere finanziata, questo significa che lo stato dovrebbe far ricorso ad altre fonti di finanziamento, quali i prestiti, la stampa di denaro, o nuove forme di tasse. Lo stato impiegherà ogni sorta di mezzo per ottenere risorse dai creatori di ricchezza per sostenere le sue attività.

Ciò che conta qui è che la spesa pubblica ammonta a $3,000 miliardi, non che il deficit sia di $1,000 miliardi. Per esempio, se le entrate statali, grazie a tasse più alte, sarebbero ammontate a $3,000 miliardi, allora avremmo avuto un bilancio in pareggio. Ma questo avrebbe cambiato il fatto che lo stato prende ancora $3,000 miliardi di risorse dai creatori di ricchezza?



Dobbiamo creare ricchezza prima di poterla spendere

I critici di uno stato limitato reagirebbero dicendo che il settore privato non può essere attendibile nella costruzione e miglioria delle infrastrutture della nazione. Per esempio, gli Stati Uniti intendono costruire e potenziare con urgenza ponti e strade.

Gli americani possono permettersi il miglioramento delle infrastrutture? L'arbitro qui dovrebbe essere il libero mercato in cui gli individui, con l'acquisto o l'astensione dall'acquisto, decidono il tipo di infrastrutture che dovrebbero emergere.

Se la dimensione del bacino della ricchezza reale non è sufficiente per permettere un miglioramento delle infrastrutture, allora è necessario tempo per accumulare ricchezza reale ed essere in grado di garantire un miglioramento delle infrastrutture. L'accumulo nel bacino della ricchezza reale non può essere velocizzato aumentando la spesa pubblica. Come abbiamo visto, un aumento della spesa pubblica indebolirà solamente il bacino della ricchezza reale.

Lo stato può forzare l'attuazione di vari progetti che non sono scelti dal mercato. Lo stato, tuttavia, non può sostenerli, perché col passare del tempo il peso di questi progetti s'impone sull'economia attraverso livelli più alti di tasse, cosa che a sua volta indebolirà il benessere degli individui e renderà questi progetti ancora più gravosi.



Riduzioni di spesa devono avvenire con tagli fiscali

Che dire dell'abbassamento delle tasse sulle imprese – sicuramente questo darà una spinta agli investimenti di capitale e rafforzerà il processo di formazione della ricchezza reale? Questo è ciò che ha detto il presidente Trump. Finché questo abbassamento delle tasse non sarà accompagnato da una riduzione della spesa pubblica, verrà solamente favorita una cattiva allocazione del capitale.

Il deficit di bilancio emergente verrà finanziato mediante prestiti o pompaggio monetario. Ovviamente ciò equivale a deviare ricchezza reale dalle attività che la creano a quelle che la sprecano. Diversi progetti che emergono grazie a tale linea di politica, rischiano di essere l'equivalente di piramidi inutili.

Abbiamo visto che uno dei modi attraverso il quale lo stato si assicura i fondi necessari, è per mezzo di prestiti. Ma come?

Un mutuatario deve essere un creatore di ricchezza al fine di rimborsare il capitale più gli interessi. Questo non è il caso per quanto riguarda lo stato, poiché esso non la crea – la consuma.

Quindi come può lo stato ripagare il suo debito? L'unico modo in cui può farlo è prendendo in prestito ancora una volta dallo stesso creditore – il settore privato che crea ricchezza. Stiamo parlando di un processo in cui lo stato prende in prestito da voi al fine di rimborsarvi.

Possiamo concludere che l'unico contributo significativo che lo stato può fornire al bacino della ricchezza reale, e quindi agli standard di vita delle persone, è quello di ridurre le spese reali. Questo a sua volta significa che lo stato deve smetterla d'interferire nelle attività commerciali e permettere ai creatori di ricchezza di creare ricchezza.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Ludwig von Mises, Human Action, Scholars edition, capitolo 31, p. 793.

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martedì 20 giugno 2017

L'oro supera i venti contrari della FED





di James Rickards


L'oro si è mosso a fasi dal livello post-elezioni di $1,128 l'oncia il 15 dicembre 2016 al suo attuale livello di $1,246 l'oncia. Questo è un guadagno del 12% in 15 settimane.

L'unica regressione significativa è stata un salto del 4% dal 1 marzo al 9 marzo 2017. Ma l'oro ha recuperato tutto quel terreno perduto sin da allora.

L'oro ha avuto un gran giorno ieri, salendo di oltre $20 dollari.

Il recente picco dell'oro è stato alimentato in parte dalle preoccupazioni geopolitiche riguardanti l'attacco missilistico in Siria da parte degli Stati Uniti e le crescenti tensioni in Corea del Nord. Nessuna di queste situazioni sarà risolta presto ed entrambe hanno la capacità di portare in guerra gli Stati Uniti. La geopolitica continuerà a mantenere un "floor" ai prezzi dell'oro.

Detto questo, ciò che è più impressionante riguardo il recente rally dell'oro è che l'ambiente macro non è stato particolarmente buono. La FED ha aumentato i tassi il 15 marzo e li ha rialzati ancora il 14 giugno. Il percorso verso tassi più elevati è ormai impostato. L'unico dibattito è se ci saranno altri aumenti dei tassi quest'anno, ma nessuno si aspetta una pausa.

La posizione più restrittiva da parte della FED ha sostenuto un dollaro forte, cosa che è tipicamente contraria al prezzo dell'oro in dollari. Se pensate all'oro e al dollaro come due forme di denaro, allora è inusuale che entrambi siano forti allo stesso tempo.

Ma è esattamente quello che sta succedendo.

E c'è un mistero. Gli aumenti del tasso dei fondi federali, controllati dalla Federal Reserve, dovrebbero essere negativi per il prezzo dell'oro in dollari. Dopo tutto, l'oro non ha alcun rendimento e concorre con gli investimenti fruttiferi.

Quando i tassi d'interesse salgono, suddetto rapporto sembra peggiore per l'oro e dovrebbe rappresentare prezzi più bassi per il metallo giallo. Invece l'oro è salito insieme ai tassi d'interesse. Cosa succede?

Infatti il punto di vista convenzionale, secondo cui i tassi più alti rappresenterebbero una cattiva notizia per l'oro, è errato. La correlazione tra il prezzo dell'oro in dollari e il tasso dei fondi federali è abbastanza bassa. Quelli che aspettano che i prezzi dell'oro scendano in presenza di tassi più alti, non comprendono un elemento molto importante.

Questi analisti si concentrano sui tassi d'interesse nominali.

Questo è un benchmark sbagliato. La chiave è quella di concentrarsi sui tassi d'interesse reali che sono calcolati sottraendo l'inflazione dal tasso nominale. L'inflazione è risultata in aumento di recente. Quando questa inflazione viene sottratta dai tassi d'interesse nominali, si scopre che i tassi reali stanno andando giù, non su. Sono i tassi d'interesse reali che forniscono una spinta ai prezzi dell'oro.

Con l'oro che sale in un ambiente difficile, immaginate quanto possa salire di più se la FED sceglierà di adottare una posizione monetaria più accomodante.

Ed è esattamente quello che mi aspetto.

L'ennesimo innalzamento dei tassi potrebbe essere l'ultimo chiodo nella bara dell'espansione economica degli Stati Uniti, la quale ha avuto inizio a giugno 2009. L'economia statunitense è già debole. La FED di Atlanta ha dichiarato che il PIL del primo trimestre è stato solo dello 0.7%.

Questa espansione è già da record, più di 91 mesi. L'espansione media sin dal 1980, un periodo di lunghe espansioni, è di 80 mesi. Chiaramente l'economia sta vivendo su tempo preso in prestito, oltreché su soldi presi in prestito.

La cosa importante da capire è che i tassi vengono rialzati per i motivi sbagliati. Non sono rialzati perché l'economia è più forte, la FED li sta rialzando in un ambiente debole e lo farà peggiorare.

Nel breve termine possiamo aspettarci tassi più alti e un dollaro leggermente più forte. Ma quando l'economia finirà in stallo, cosa che mi aspetto accadrà intorno a luglio, potremmo anche vedere una grande correzione del mercato azionario. Questo è molto probabile, perché il mercato azionario ha prezzi basati sulle aspettative riguardo le politiche di Trump, molte delle quali stanno sfumando.

Non avremo una riforma fiscale che i mercati vogliono, o almeno non molto presto. Né possiamo aspettarci per il futuro prossimo il tipo di spese per infrastrutture che il mercato prevedeva. Trump sta facendo più progressi sulla riforma delle normative, ma richiede molto tempo affinché abbia un qualhe effetto tangibile.

Non ho nemmeno menzionato il fiasco dell'assistenza sanitaria. Non è chiaro come questo sarà risolto, se sarà risolto del tutto.

E oltre alle distrazioni della Siria, della Cina e della Corea del Nord, c'è ancora la questione degli hacker russi. Quindi non sembra che vedremo molti progressi sul fronte economico molto presto. E ci sono segnali che la crescita stia già finendo in stallo.

Quando la FED riprenderà una posizione accomodante dopo giugno per rianimare l'economia, l'oro salirà di nuovo.

Dobbiamo poi considerare i fattori globali che stanno guidando il prezzo dell'oro.

Le crescenti tensioni geopolitiche sono un fattore ovvio, come accennato. E le nazioni come la Russia e la Cina stanno acquistando un sacco di oro.

Ma non è tutto. Il dollaro è stato forte in base alla sua scarsità a livello globale, oltre alla posizione restrittiva della FED. In Cina i cittadini e le imprese sono disperatamente in cerca di dollari per portare fuori dal Paese i loro soldi prima che scoppi la bolla cinese del credito.

Altri Paesi dei mercati emergenti si stanno affannando per entrare in possesso di dollari e ripagare i loro debiti denominati in dollari prima che la valuta americana diventi ancora più forte e i tassi statunitensi salgano.

Normalmente un dollaro forte significherebbe un prezzo più basso dell'oro in dollari. Ma l'oro sta rispondendo alla propria dinamica in base all'offerta e alla domanda. Gli stessi cinesi sono disperatamente alla ricerca d'oro. Hanno bisogno di una riserva di valore diversa dalle azioni, dai beni immobili e dai depositi bancari per trovare riparo dalla tempesta finanziaria.

Coloro che sono bloccati in Cina e non possono portare fuori i loro soldi, possono almeno acquistare oro fisico e spostarsi ai margini prima che la tempesta imperversi. La produzione mineraria è piatta, mentre la domanda delle raffinerie sta aumentando; anche questo significa pressione verso l'alto sul prezzo dell'oro.

Ma c'è un altro fattore dietro un robusto aumento dei prezzi dell'oro: la scarsità dell'offerta d'oro fisico rispetto alla domanda.

Per ora l'oro continua a salire sulla base di una combinazione di inflazione più elevata, preoccupazioni geopolitiche e ristrettezza dell'offerta. Non vediamo nessun cambiamento nel breve termine.

Il messaggio è il seguente: mentre l'oro sale, non è troppo tardi per saltare sul treno.

I minatori d'oro dovrebbero sfoggiare prestazioni migliori rispetto all'oro fisico a causa della leva interna delle azioni minerarie. Possono crescere molto più velocemente rispetto al prezzo dell'oro fisico.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/