giovedì 19 ottobre 2017

La FED continua a viaggiare lungo l'autostrada del pericolo





di Thorsten Polleit


La Federal Reserve (FED) dovrebbe continuare a restringere la sua politica monetaria quest'anno. Secondo un ultimo sondaggio della Reuters, la FED potrebbe iniziare a ridurre il suo bilancio da $4,000 miliardi a settembre e, inoltre, aumentare ulteriormente il tasso d'interesse chiave attualmente compreso tra l'1.0 e l'1.25% nel quarto trimestre di quest'anno.

Secondo il pensiero popolare, è giunto il momento per l'economia statunitense di tornare ad un livello più normale di tassi d'interesse. La produzione industriale si sta espandendo ad un ritmo decente, la disoccupazione ufficiale è diminuita notevolmente e i prezzi del mercato azionario e dell'edilizia mostrano un innalzamento. Considerando queste circostanze, l'economia statunitense può ora affrontare una politica monetaria più ristretta, o almeno così si dice.

Dovrebbe essere compreso che ci saranno effetti collaterali, anche se non intenzionali, se e quando la FED aumenterà ulteriormente i tassi d'interesse. Ancora più importante, la FED non sa dove possa trovarsi il "tasso d'interesse neutrale". Se fa troppo, l'economia crollerà. Se non fa abbastanza, prolungherà solo il boom artificiale, causando investimenti improduttivi continui e, in ultima analisi, un'altra crisi.

Di certo tutto questo non è niente di nuovo: la FED è sempre stata la causa dei cilci boom/bust. Mette in moto un boom artificiale emettendo nuovi soldi fiat attraverso l'espansione del credito bancario. Un tale boom, però, prima o poi si trasforma in un bust. È pertanto fortemente consigliato di non aspettarsi niente di buono dagli interventi della FED.



Passando ai numeri

Questo naturalmente vale per quanto concerne il piano della FED di iniziare a vendere i titoli che ha acquistato durante la crisi finanziaria per sostenere il sistema economico e finanziario. Nel corso del 2008 e del 2009, la FED ha fornito al sistema bancario americano un'enorme infusione di denaro concedendo prestiti e acquistando titoli dalle banche.

La FED ha aumentato le disponibilità bancarie delle banche commerciali da $24.9 miliardi a $2,398.1 miliardi dal settembre 2008 a luglio 2017. Lo ha fatto acquistando titoli del Tesoro USA e titoli garantiti da ipoteca (MBS) pari a $1,908.9 miliardi e $1,770.3 miliardi rispettivamente. Nel frattempo le banche hanno rimborsato la maggior parte dei prestiti forniti dalla FED.

Questo, a sua volta, ha ridotto le disponibilità di denaro delle banche a $2,398.2 miliardi. Di conseguenza è diventato impossibile per la FED vendere tutte le obbligazioni che ha acquistato. Detto in modo semplice: Il sistema bancario statunitense non dispone attualmente dei fondi sufficienti per pagare gli acquisti obbligazionari da parte della FED pari a $3,755.8 miliardi.




Se la FED dovesse vendere solo il 64% delle obbligazioni nel suo bilancio, l'offerta della base monetaria nel sistema bancario americano sarebbe completamente eliminata, rendendo illiquido il settore bancario. In questo processo, i tassi d'interesse interbancari americani potrebbero presumibilmente schizzare in alto, inviando onde d'urto attraverso il sistema economico e finanziario, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo.



Tre opzioni

È lecito presumere che la FED e le banche vorrebbero evitare un tale scenario, quindi ci sono tre opzioni. Opzione 1: La FED vende solo una parte (piccola) della sua attuale quantità di titoli del Tesoro e MBS per evitare una carenza di liquidità nel mercato monetario interbancario. In altre parole: la FED dovrà rimanere seduta su una parte significativa delle sue obbligazioni e acquistare nuove obbligazioni una volta maturate.

Opzione 2: La FED cede le proprie obbligazioni e, allo stesso tempo, fornisce liquidità gestendo operazioni per tenere le banche sufficientemente dotate di liquidità. Acquista, ad esempio, prestiti al consumo e/o alle aziende da banche che emettono nuova base monetaria. Di conseguenza gli attivi della FED nel suo bilancio vedrebbero una discesa di titoli del Tesoro USA e MBS, mentre vedrebbero una salita dei prestiti al consumo e alle aziende.

Opzione 3: La FED scambia i propri possedimenti di titoli del Tesoro USA e MBS per titoli a scadenza a breve termine e li vende nel tempo, riducendo il più possibile l'offerta della base monetaria del sistema bancario. In questo modo, la FED ridurrebbe un po' il suo coinvolgimento attivo nei mercati del credito, limitandolo principalmente al mercato a breve termine.



I tassi d'interesse rimarranno distorti

Detto questo, sarà illuminante vedere quale opzione sceglierà la FED in ultima analisi. L'opzione 1 e 2 indicherebbero la volontà di mantenere la sua presa sull'azione dei prezzi e, di conseguenza, sui rendimenti dei mercati a reddito fisso. L'opzione 3, a sua volta, suggerirebbe che la FED voglia consentire ai tassi d'interesse a lungo termine di normalizzarsi almeno in una certa misura.

Qualunque opzione sceglierà la FED, in un modo o nell'altro, manterrà distorti i tassi d'interesse. Con l'emissione di nuovi quantitativi di denaro fiat attraverso l'espansione del credito, la FED inevitabilmente sconvolge il sistema dei prezzi dell'economia. Manipola la percezione del rischio e abbatte il valore dei flussi di cassa futuri.

Questo a sua volta causa molti problemi economici e sociali. Ancora più importante, le azioni della FED diminuiscono il potere d'acquisto del dollaro USA, distruggendo così gran parte dei risparmi delle persone. Inoltre la politica della FED ridistribuisce reddito e ricchezza, e provoca anche boom e bust costosi.

La FED non è la soluzione a tutti questi problemi. È la causa reale. Qualunque cosa farà la banca centrale statunitense, è sicuro che rimarrà sulla strada verso i guai.

Sebbene questo possa essere un messaggio tetro, potrebbe aiutare gli investitori a prendere decisioni sagge. Perché se la FED provocherà altri problemi, probabilmente ricorrerà a tassi d'interesse ancora più bassi e maggiore emissione di denaro fiat. Quindi, qualunque cosa accadrà a breve termine, c'è un buon motivo per aspettarsi che il dollaro fiat — e questo vale per tutte le valute fiat — perderà valore.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 18 ottobre 2017

Hard asset in un'epoca di tassi d'interesse negativi





di Marcia Christoff-Kurapovna


Il tempo è l'anima del denaro, il lungo termine — la sua immortalità. Gli hard asset sono per sempre, anche se venissero distrutti dai cataclismi della storia. Soprattutto perché hanno perpetuato le aristocrazie più competenti e potenti dell'Europa continentale, sin dalla prima guerra mondiale e, in alcuni casi, anche oltre; è la mentalità che ha sostenuto la repubblica democratica più seria nel mondo occidentale, quella della Svizzera (come dimostrato in questo articolo). In questa prospettiva, la gestione del denaro, precedentemente denominata "bancaria", è una questione seria di gestione del patrimonio e non un esperimento in laboratorio tra prodotti d'investimento progettato per gli schemi di arbitraggio fiscale dei manager negli hedge fund.

Più che mai la messa a fuoco sugli hard asset è una chiamata alle armi data la cultura deformata nei mercati, a causa della magia monetaria del settore bancario centrale. Nonostante la promessa iniziale di Trump di rilanciare l'economia, gli Stati Uniti rimangono immersi in una stagnazione economica dopo tanti anni di politiche basate sul debito, politiche di denaro facile e il fiasco dello ZIRP, i quali favoriscono una situazione bizzarra in cui l'economia reale sta andando male mentre i mercati salgono. In un tale ambiente, il fascino dei vecchi metodi non è mai stato così forte.

In una parola, gli hard asset permettono di costruire ricchezza al di fuori del mercato azionario. Fanno riferimento a tre strategie principali:
  1. proprietà terriera e/o terreni agricoli;
  2. oro, altri metalli preziosi e altri metalli specifici;
  3. mercato dell'arte.

Per quanto riguarda quest'ultima, s'intende l'arte come investimento e non come commercio, come quello che contamina l'attuale mondo insipido della pessima arte moderna. Le aste di Rembrandt e Picasso, di El Greco e Gerhardt Richter hanno infranto qualsiasi record, e non possono essere ignorate in qualità di eccellente porto sicuro, come anche altre opere d'arte eccezionali sono sempre state.

Tanto per cominciare, l'oro fisico ed i metalli preziosi rimangono un enigma nonostante siano stati protagonisti negli ultimi diciassette anni. L'oro è un asset da non perdere dato un ambiente economico con livelli di debito stratosferici e svalutazione monetaria rampante. L'argento, da parte sua, oltre al suo status di prestigio, ha anche innumerevoli applicazioni industriali ed è stato un protagonista del mercato toro dal 2000.

La Russia, in questo contesto, sta guidando la carica nel panorama a lungo termine. Negli ultimi tre anni la Banca di Russia è stata protagonista come accumulatrice d'oro e finora è stata proprio la prima tra le banche centrali internazionali ad acquistare tale asset. Al ritmo attuale, Mosca supererà la Cina entro il primo trimestre 2018 tra le cinque nazioni che hanno più oro. Attualmente i rapporti tra l'oro e il PIL delle principali potenze mondiali è: Russia 5.6%; Euro Area 3.6%; Stati Uniti 1.8% e Cina 1.5%.





Tuttavia sono due cose diverse Paesi che acquistano oro rispetto agli investitori. Il novantacinque per cento dell'oro del mondo è tenuto come riserva di ricchezza.

Altre commodity, come lo zinco e il rame, hanno scaldato i motori. Lo zinco, l'agente galvanizzatore per eccellenza, è stato il metallo più performante l'anno scorso. Il rame ha iniziato la sua resurrezione nel 2017, e alla fine di agosto di quest'anno una serie di commodity ha mostrato un consolidamento pluriennale. Anche il nichel e il cobalto sono finiti sotto i riflettori come metalli essenziali per il settore delle batterie a ioni di litio (Li-ion).

Il mondo dell'arte non è tanto lontano rispetto a quello dei metalli preziosi in termini di riserva di valore contro i tempi incerti. L'arte come investimento è da tempo una strategia privilegiata dall'élite europea. In tempi moderni, il fenomeno di una base sempre crescente di collezionisti e una minore offerta di opere di qualità museali è stato classificato come un modo significativo per proteggere i contanti durante i tempi difficili. Sebbene continuamente eclissati nei media dal mercato dell'arte contemporanea, i vecchi maestri (e il classico moderno — i grandi lavori del XX secolo) hanno mostrato risultati stabili e spesso spettacolari negli ultimi dieci anni, con entrambe le categorie che hanno raggiunto vette da record.

L'arte, per essere un rifugio sicuro, deve essere un investimento e non un capriccio — proprio come per la famiglia del Liechtenstein che acquisì molti secoli fa la Ginevra de Benci di Leonardo da Vinci. Dopo la seconda guerra mondiale suddetto principato quasi in bancarotta (i cui monarchi non erano e non sono sostenuti da tasse) lo vendette a Paul Mellon e alla National Gallery of Art di Washington DC. La Ginevra è ancora lì oggi (ed è l'unico dipinto di Leonardo in possesso degli Stati Uniti). Mentre l'investitore medio potrebbe non essere in grado di permettersi un maestro rinascimentale o un Picasso, ci sono sempre gemme sottovalutate o le nuove scoperte che porteranno guadagni inaspettati da qui a diversi anni.

Infine i terreni agricoli sono considerati da molti un'eccellente aggiunta ad un portafoglio di metalli preziosi. Come ha previsto Jim Rogers all'inizio di settembre, verranno accumulate fortune nell'agricoltura "e quando un settore diventa ambito, anche i cittadini mediocri fanno un sacco di soldi" in quel settore. Gli investitori in hard asset continuano ad includere i terreni agricoli nei loro portafogli "per combinare una fone che genera reddito ed una diversificazione/protezione contro l'inflazione". Storicamente i terreni agricoli, come le foreste dell'Europa continentale o dell'America latina, sono stati una classe di asset unica aventi una scarsa correlazione con le classi di asset tradizionali, le quali vanno bene quando l'inflazione sale.

Le riserve di denaro, i terreni, le infinite applicazioni delle risorse naturali; il prestigio, la privacy e il valore a lungo termine dell'arte: tale è la prospettiva insita nella filosofia degli hard asset. Oggi gli investitori indipendenti riderebbero in faccia alle banche — proprio per evitare i percorsi pericolosi messi a disposizione dalle banche stesse.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 17 ottobre 2017

“Più Europa” vuol dire più interventismo centrale?





di Daniel Lacalle


Immaginate per un momento di essere un cittadino britannico con diversi dubbi sulla Brexit. Accendete la televisione e ascoltate il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, affermare quanto segue:

  • I 27 paesi dell'Unione dovrebbero adottare l'euro e Schengen entro il 2019.
  • "Non siamo difensori ingenui del libero commercio".
  • L'Europa ha bisogno di un Sovrintendente Europeo per l'Economia e le Finanze, che sia anche vice-presidente della Commissione e Presidente dell'Eurogruppo.
  • Si deve creare un Fondo Monetario Europeo.

Probabilmente, in quel momento, molti dubbi si dissiperebbero. Peccato per coloro che vorrebbero che il Regno Unito rimanesse nell'Unione Europea. Probabilmente pensereste "grazie a Dio ne siamo fuori".

Il discorso di Juncker del 13 settembre non ha cercato di trovare elementi per un accordo con il Regno Unito, ma di rafforzare il modello attuale della zona Euro. È stato presentato come un'opportunità per ricordarci il progetto dietro l'Unione Europea, basato sul dirigismo economico e finanziario dell'interventismo francese. Decisamente lontano dal modello britannico, finlandese, irlandese o olandese basato sulla libertà economica.

Questo è il grosso problema. Il messaggio "più Europa" è sempre orientato verso "più interventismo".

Poche settimane fa abbiamo messo in dubbio il messaggio trionfale della Commissione Europea, il quale affermava che "l'Europa ha lasciato la crisi grazie all'azione decisiva dell'Unione Europea". Dopo il discorso di Juncker, possiamo dire che è scomparsa la minima probabilità che con la Brexit si fosse colta la palla al balzo per migliorare la libertà, la flessibilità e il dinamismo.

Invece di riflettere sulla ragione per cui l'iper-regolamentata Europa c'abbia messo tre volte il tempo degli altri Paesi per uscire dalla crisi, siamo di fronte alla classica risposta del potere burocratico.

Secondo Juncker e altri burocrati a Bruxelles se l'Europa cresce meno, crea meno occupazione ed esce dalla crisi più in ritardo, non è dovuto all'eccessiva burocrazia, ma perché non ce n'è abbastanza.

L'UE corre il rischio di cadere nella glorificazione della pianificazione centralizzata, l'assoluta omogeneità e l'interventismo obsoleto che non ha niente a che vedere con gli Stati Uniti d'America e invece presenta troppe coincidenze con l'Unione Sovietica dipendente sul politburo.

La richiesta di efficienza di Juncker può essere interpretata come un soffio d'aria fresca, ma contrasta con la realtà.

Secondo l'Intelligent Regulation Forum ed i dati ufficiali dell'Unione Europea per il 2015, i Paesi membri sono soggetti a più di 40,000 normative poiché fanno semplicemente parte dell'UE. Complessivamente tra regole, direttive, specifiche settoriali e industriali e la giurisprudenza, si stima che esistano circa 135,000 regole obbligatorie.

Un Fondo Monetario Europeo è chiaramente un sotterfugio per dare libero sfogo al finanziamento incontrollato degli elefanti bianchi statali, a vantaggio del governo centrale e dei settori in cerca di rendite. Di fronte all'evidente fallimento del già dimenticato "piano Juncker", nessuno sembra considerare il fallimento continuo dei piani industriali e di stimolo che hanno portato all'Unione Europea una sovraccapacità di oltre il 20% ed enormi buchi finanziari. Secondo Transparency International, nell'Unione europea tra il 10% e il 20% di tutti gli appalti pubblici si perdono in costi eccessivi e il 5% del bilancio annuale dell'UE non viene contabilizzato.

Nessuno c'ha pensato prima d'ora... un'idea "geniale": un mega fondo monetario che finanzia progetti megalomani senza un vero e proprio ritorno economico e con fondi illimitati pagati con i soldi dei contribuenti e un sovrintendente che si unisce agli altri super-ministri e alle sovrastrutture nazionali e sovranazionali. Una strategia che ha funzionato perfettamente... mai.



Un modello sbagliato

Il problema fondamentale di queste proposte è che spingono avanti un modello sbagliato, che potrebbe essere migliorato imparando da coloro che questo messaggio ostracizza, siano essi i britannici, i finlandesi, gli irlandesi o gli olandesi.

Che nessuno dei consiglieri e degli assistenti di Juncker abbia messo in dubbio la comodità di includere la seguente frase, è davvero interessante: "Non siamo sostenitori ingenui di un libero commercio, proponiamo un nuovo quadro comunitario per il controllo degli investimenti".

Ma no. Non si parla di correggere gli evidenti errori dell'interventismo. Non c'è un serio dibattito sul perché l'Europa non abbia, ad esempio, un Google, un Amazon o una Apple mentre conserva gelosamente un conglomerato di dinosauri. Non si parla di migliorare l'apertura nei confronti del resto del mondo in modo da stimolare l'arrivo di investimenti in ​​Europa. Si parla d'imporre soprattutto un "dirigismo", che funzioni o meno. Si parla di creare un santuario per adorare la burocrazia a tutti i costi, e coprirlo con spese inutili e arroventare la stampante monetaria quando le prove di una stagnazione diventano lampanti dopo minimi rimbalzi.

La cosa peggiore non è che il cittadino britannico pensi "è una buona cosa che siamo fuori". La cosa peggiore è ignorare una parte dell'Unione Europea che non vuole una fotocopia dell'interventismo francese.

Quando Bruxelles mette sullo stesso piano più Europa con più interventismo, l'UE corre il rischio di diventare meno. Molto meno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 16 ottobre 2017

Perché l'euro è crollato dopo la rielezione della Merkel





di Philipp Bagus


Dopo le elezioni tedesche tenutesi il 23 settembre, l'euro ha iniziato un forte declino. Ma perché una tale discesa della moneta comune?

Alla fine il risultato delle elezioni non sembrava portare cambiamenti significativi. Nonostante le sue perdite, il partito della Merkel, il CDU, è rimasta la forza più consistente nel parlamento. La Merkel continuerà ad essere il cancelliere tedesco. È anche vero, però, che l'AfD (Alternative for Germany) con un'ala nazionalista e libertaria ha preso un sorprendente 12.6% dei voti e lo ha fatto per la prima volta da quando è nel parlamento. Ciononostante l'AfD euro-critico è anni luce dal poter far parte del governo. Tutti gli altri partiti lo ostracizzano per essere estremista.

Il prossimo governo tedesco sarà probabilmente costituito da una coalizione tra CDU, FDP (democratici liberali) e Verdi, perché i socialdemocratici (SPD) sino ad ora si astengono dal rinnovare la loro coalizione con la Merkel.

Così, con la Merkel che rimane cancelliere, perché l'euro è sceso in seguito alle elezioni? La risposta è legata al discorso del presidente francese Emmanuel Macron due giorni dopo le elezioni tedesche, in cui ha sostenuto una nuova fondazione per l'Europa. Fra le altre proposte, Macron ha chiesto un'imposta europea sulle transazioni finanziarie e l'armonizzazione delle imposte sulla previdenza sociale e quelle sulle imprese all'interno dell'Unione Europea. Le sue proposte includono anche un bilancio comune per i 19 membri dell'area Euro, come un ministro delle finanze dell'Eurozona e, infine, una certa tassazione in tutta Europa.

Perché Macron ha aspettato fino alle elezioni tedesche per dire tutto ciò? La risposta è facile da dare: gran parte della popolazione tedesca è contro un Superstato Europeo e il trasferimento della sovranità a Bruxelles come previsto da Macron. Se Macron avesse tenuto il suo discorso prima delle elezioni, la Merkel avrebbe dovuto reagire. Se avesse approvato i piani di Macron, probabilmente avrebbe perso molti altri voti. Dato che Macron si aspettava una resistenza da parte degli elettori tedeschi, ha aspettato. Immaginava una rinnovata coalizione pro-UE tra l'SPD e la Merkel per portare avanti la sua agenda. Giustamente temeva l'ingresso del FDP nel governo. Secondo Le Monde, a luglio Macron avrebbe dichiarato: "Se si allea con il FDP, sono morto".

La sua paura è fondata. Nel programma del partito FDP troviamo una chiamata per limitare i salvataggi nell'Eurozona, per introdurre una procedura sovrana di fallimento per l'area Euro, nonché una solida opposizione agli eurobond e una difesa della deregolamentazione del mercato.

Se il FDP entra nel governo tedesco, i piani per una maggiore centralizzazione, i salvataggi statali ed uno stato supremo europeo subiranno una grande battuta d'arresto. E questa è la ragione per cui l'euro è sceso dopo le elezioni e perché le azioni bancarie greche sono calate a settembre.

L'euro incarna l'aspettativa che ci sarà una maggiore centralizzazione nell'UE e che i tedeschi salveranno i governi sovraindebitati. Il rapporto debito pubblico/PIL in Francia, Spagna, Italia e Grecia è rispettivamente del 96%, 99%, 132% e 179% (nel 2016). Se questi Paesi vanno in bancarotta per i loro debiti, si porteranno dietro i rispettivi settori bancari. Le perdite per la BCE saranno enormi e l'euro imploderà.

Per anni i governi europei hanno calciato il barattolo lungo la strada, facendo così salire i loro debiti grazie alle politiche monetarie estremamente espansive della BCE. Non sono stati risolti i problemi strutturali come i governi sovraindebitati, i settori pubblici di enormi dimensioni, i settori bancari insolventi, il debito pubblico ed i mercati del lavoro non flessibili. Infatti le politiche della BCE hanno permesso di rimandare nel tempo la soluzione a tutti questi problemi. Una volta che la la BCE normalizzerà la sua politica ed i tassi d'interesse torneranno ad un livello più normale, sarà game over per i Paesi fortemente indebitati. Qualcuno dovrà pagare il conto. I mercati pensano che sarà la Germania. In altre parole, prima che il mandato della politica monetaria della BCE possa essere normalizzato, la socializzazione dei debiti europei dovrà essere una garanzia.

Ad oggi è fondamentalmente il sostegno tedesco che sostiene i governi sovraindebitati. L'aspettativa di una centralizzazione e socializzazione del debito e uno stato supremo europeo è ciò che mantiene a galla l'euro. L'aspettativa di Macron & Co., ovvero, una centralizzazione a passi più spediti dopo le elezioni tedesche, è diventata meno probabile grazie al possibile ingresso del FDP nel prossimo governo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 13 ottobre 2017

Ci risiamo... un'altra volta





di Francesco Simoncelli


L'esperienza nel proprio campo d'indagine è un asso nella manica per chi cerca di divulgare un determinato messaggio. L'esperienza non solo insegna a comunicare in modo appropriato le idee, ma permette a colui che le diffonde di raccoglierne di nuove e selezionare quelle che più si adattano alla comunicazione del messaggio. Per quanto riguarda la scienza economica, il miglior luogo dove costruire la propria esperienza è lì dove si svolge la sua azione: tra gli attori economici. Non è un caso se, ad esempio, il mio primo libro, L'economia è un gioco da ragazzi, è nato durante una visita al mercato rionale locale. Allo stesso modo, l'articolo attuale è nato dopo aver ascoltato una conversazione casuale per strada. In realtà, la natura della conversazione è alquanto comune: il denaro e le banche. Più in particolare come queste ultime tendano a "rubare" denaro dalla gente comune.

In fin dei conti sono ragionamenti semplici, ma ben sedimentati alla base della nostra società. Tra la gente comune pochi non proveranno un certo astio nei confronti del sistema bancario. Perché? Perché percepiscono qualcosa di sbagliato. Cosa? Non lo sanno. A questa domanda la maggior parte delle volte i voli della fantasia compiono delle contorsioni davvero peculiari. Perché? Perché mancano le basi attraverso le quali strutturare un ragionamento logico in accordo con la realtà. La maggior parte delle persone tende a colmare questa lacuna con delle semplici invettive, ma in questo modo preclude alla propria comprensione di seguire quella strada che lo porterà a scoprire alternative alla condizione sfavorevole percepita.

La domanda fondamentale da cui cominciare è solo una: cos'è il denaro? La merce più commerciata all'interno di un ambiente economico. Scelta da chi? Scelta dalle azioni degli attori economici che, commerciando liberamente, attraverso le loro azioni fanno emergere quella merce che potrà essere definita denaro. Più che di una necessità si tratta di un progresso che la società compie grazie al quale aumenta la specializzazione del lavoro al suo interno e migliora due dei parametri tenuti più in alta considerazione (tempo ed efficienza). Non è un caso, infatti, che l'economia monetaria sia comparsa successivamente a quella del baratto; e non è nemmeno un caso che lo scambio indiretto abbia necessitato di ulteriori sofisticazioni affinché evolvesse e sfornasse una merce definita "denaro".

Quest'ultimo, infatti, non è affatto un qualcosa che ha un'origine sconnessa dalle scelte degli individui. Non può essere approvato per decreto. Solo gli attori economici in base alle loro priorità e set di valori possono infondere valore in quelle merci che più ritengono idonee a conservare gli sforzi che hanno compiuto attraverso il loro lavoro. Non dovendo più vivere alla giornata e con una merce che conservava il valore, potevano ampliare i loro orizzonti temporali e quindi produttivi, impegnandosi in progetti più lontani nel tempo e che avrebbero dato non solo più soddisfazioni dal punto di vista della ricchezza reale, ma anche del benessere. Passo dopo passo, non solo sono cambiate le condizioni economiche, ma soprattutto la mentalità, L'imprenditoria è fiorita, così come l'economia monetaria. Sono imprescindibilmente legati.

Il denaro, quindi, è il filo che lega insieme il tessuto produttivo. Cosa succede quando una entità centrale si arroga il diritto di decretare quale merce debba essere denaro? L'orizzonte temporale si accorcia e la società soffre una regressione, o come minimo una stagnazione a causa della miopia economica di un gruppo ristretto d'individui. Uno dei casi più recenti di questa miopia ce lo abbiamo in Venezuela, dove il governo di Caracas ha praticamente strappato il tessuto produttivo arroventando in modo sconsiderato la stampante monetaria del Paese in modo da nascondere gli errori economici sedimentati fino ad oggi. L'iperinflazione del bolivar è una realtà e gli attori economici stanno ricorrendo ad alternative per riaffermare il loro ruolo nell'ambiente economico.

Le criptovalute, infatti, sono il modo attraverso il quale le banche centrali e il sistema bancario commerciale a riserva frazionaria stanno venendo spodestati. La retorica della stabilità economica sta cadendo a pezzi sotto i colpi inferti dalla realtà delle cose: è impossibile operare un calcolo economico accurato in un ambiente permeato da interventi centrali che lo offuscano. Anche perché la creazione delle banche centrali non ha fatto altro che portare instabilità economica, mediante un percorso continuato lungo la strada dell'indebitamento... per non parlare del finanziamento delle guerre.

Grazie al monopolio sul denaro, un gruppo ristretto d'individui può operare un controllo sociale sul resto della popolazione. In questo modo viene ridistribuita una quantità di risorse enormi verso coloro che sono all'apice di questa struttura top-down.



L'EFFETTO CANTILLON

Questo effetto ridistributivo venne inizialmente descritto dall'economista franco-irlandese Richard Cantillon, durante l'inflazione dei prezzi scatenata dal sistema monetario fiat di John Law. In maniera semplice, Cantillon diceva che coloro che erano tra i primi ricevitori del denaro di nuova creazione vedevano aumentare i loro redditi, mentre gli ultimi vedevano diminuire il potere d'acquisto del loro denaro dato che l'inflazione dei prezzi lo erodeva.

Ludwig von Mises fu il primo economista ad incastonare l'Effetto Cantillon con la teoria dell'utilità marginale. Sulla scia di un aumento dello stock di denaro, i primi ricevitori vedono aumentare i loro saldi monetari e in risposta diminuiscono la loro domanda per il denaro e aumentano quella per beni e servizi. I prezzi di questi ultimi salgono e in contemporanea anche i saldi monetari di coloro che li vendono. Man mano che l'espansione monetaria raggiunge i vari settori dell'economia, l'inflazione dei prezzi aumenta la sua portata.

Al giorno d'oggi il settore bancario centrale ha un canale di trasmissione praticamente diretta con il sistema finanziario per quanto riguarda la politica monetaria. Le banche commerciali ed altri istituti finanziari non solo ricoprono il ruolo di ricevitori primi, ma sono in grado di piramidare i nuovi fondi sui vari prestiti elargiti ai clienti. Attraverso la riserva frazionaria possono godere, di conseguenza, di un doppio privilegio di cui nessun altro può godere nella società. Saccheggiare il bacino dei risparmi reali diventa un'attività legittima e protetta dal cartello del sistema bancario centrale.





Il primo grafico è eloquente: la differenza di reddito tra il cosiddetto 1% e il resto della popolazione è aumentato. Questo perché gli attori di mercato più facoltosi tendono a conservare la propria ricchezza all'interno dei mercati azionari ed obbligazionari, a differenza del resto della popolazione che preferisce asset più tangibili (es. liquidità, immobili, ecc.). Di conseguenza a seguito delle recenti politiche monetarie non convenzionali essi ne hanno beneficiato di più, mentre invece il cosiddetto 99% ha pagato il conto. Il sistema bancario commerciale, infatti, a seguito degli errori economici sedimenti durante i cicli economici precedenti, non ha avviato un'espansione del credito all'economia più ampia, tenendo "segregata" la liquidità creata dalle banche centrali nel circuito finanziario.

In questo contesto il secondo grafico è significativo: il pattume azionario è arrivato a costare tanto quanto i bond considerati "sicuri". La manna monetaria ha abbassato talmente tanto i rendimenti dei vari strumenti finanziari che gli investitori si sono gettati su di tutto pur di staccare un minimo di profitto dalle loro scommesse. Inoltre questi asset possono essere posti come garanzia per altri prestiti e ciò che ne risulta è un groviglio fitto di passaggi in cui non si capisce più cosa è posseduto da chi. Ma i bilanci salgono e l'artificialità dell'attuale ambiente economico permette una ridistribuzione della ricchezza verso l'apice.

Tuttavia la maggior parte degli economisti ignora l'effetto dell'inflazione dei prezzi. In virtù del fatto che non sono posseduti dalla maggior parte delle persone, non vengono conteggiati nei calcoli dell'IPC e quindi viene sconnesso il legame tra inflazione dei prezzi e aumento dell'offerta di denaro. Nessuno degli economisti mainstream ne parla. Milton Friedman, ad esempio, non ne parlava nei suoi libri. Questo errore spinge a sottostimare o, peggio, ignorare gli effetti dell'inflazione sulla disuguaglianza economica. Non è un caso che, ad esempio, durante la Grande Depressione degli anni '30 i prezzi al consumo fossero relativamente stabili, mentre invece quegli degli asset fossero schizzati in cielo (come documentato da Murray Rothbard in America's Great Depression).

La giustificazione del "dover fare qualcosa a riguardo" ha scatenato i peggio orrori nell'economia più ampia, portando ad una disuguaglianza crescente. Non solo, ma ha impedito de facto una ripresa effettiva.





Individuare in modo peculiare laddove risiede il problema alla base della nostra condizione economica stagnante è il primo passo per comprendere cosa ci sia di sbagliato e come porvi rimedio. Quindi senza incolpare a vanvera fantasmi o feticci, bensì avere ben chiaro la fonte delle distorsioni. Avendo chiarito ciò possiamo chiederci: se quindi il denaro è stato imposto in modo forzoso da una tirannia della minoranza, qual è stato quello concordato dalle scelte degli attori economici e come ritornarci?

L'oro e i metalli preziosi hanno ricoperto il ruolo di denaro genuino e sonante prima dell'avvento delle banche centrali. Essendo difficili da manipolare sono stati lentamente spodestati dall'immaginario collettivo e sostituiti con un surrogato (denaro cartaceo). Tra l'altro l'oro è ancora un asset considerato di valore da parte delle banche centrali e commerciali, sebbene in pubblico dicano il contrario. In altre parole, il denaro è il vero contratto sociale, strappato dallo stato e sostituito da una sua versione fantasiosa insita nelle inutili costituzioni.

Ciò non è avvenuto senza conseguenze. La disconnessione tra economia reale ed economia pianificata sta facendo emergere fratture su fratture, e le politiche monetarie sempre più allentate ed aggressive hanno piantato i semi della prossima crisi.



RAGIONAMENTO LOGICO PRIMA...

Infatti la teoria Austriaca ci suggerisce che è proprio l'intervento della banca centrale, attraverso la manipolazione del tasso d'interesse di riferimento, il prezzo più importante in un'economia capitalistica, ad aver promulgato e peggiorato questa disconnessione. Lo scopo del controllo sociale è finito per sfuggire di mano, così come lo stesso Mises documentava in Economic Calculation in the Socialist Commonwealth e in Planned Chaos. La pianificazione centrale di un'economia porta inevitabilmente ad un bust; un'economia "mista", o l'intervento positivo nelle sue meccaniche, la incanala in un ciclo economico purgativo che ha il compito di pulire gli errori che si sono accumulati nel tempo e limitare tale interventismo.

Questi interventi che manipolano il tasso d'interesse di riferimento attirano imprese e consumatori in decisioni economiche fasulle: le prime ritengono percorribili investimenti che in un'economia senza ostacoli sarebbero stati improduttivi, mentre i secondi contraggono debiti su debiti credendo di poter vivere oltre i propri mezzi. La combinazione di questi fattori crea la cosiddetta "tempesta perfetta".

Qui tornano in scena le banche centrali, le quali, invece di permettere il processo di pulizia, attuano politiche anticicliche che fanno sedimentare gli errori economici del passato (rendendoli strutturali anziché ciclici) e ne creano di nuovi. Quelle imprese e istituti finanziari che vengono protetti con la rete di sicurezza delle banche centrali, continuano a sfornare produzione per cui esiste una scarsa o nulla domanda, impedendo a quelle esistenti o nuove di fornire quei prodotti che più sono richiesti realmente dagli attori economici. Il bust viene tramutato "magicamente" in boom e tutti credono che il ciclo economico possa essere "sconfitto".

La verità è che si acuiscono le conseguenze della crisi successiva. Nel caso specifico, si sventola il feticcio della creazione dei posti di lavoro. No, queste politiche non stimolano la creazione di posti di lavoro, né lo fanno le amministrazioni pubbliche. Il parlamento può approvare leggi che si presuppone creino posti di lavoro, ma tutto ciò che fa in realtà è prendere denaro da una fetta della popolazione e darlo (arbitrariamente) ad un'altra. Si tratta pertanto di posti di lavoro fasulli che non esisterebbero in un mondo di libera interazione tra domanda e offerta. Senza i mercati che determinano i prezzi, la concorrenza che accompagna alla porta gli inefficienti e il meccanismo profitti/perdite che premia/punisce, non c'è modo di sapere se tali lavori sono degni d'essere svolti o meno. Ecco perché i lavori "creati" dalle sale parlamentari finiscono per essere lavori incapaci di produrre ricchezza reale: tolgono risorse e denaro dall'economia reale andando a ridurre il numero di lavori reali.

Il processo di normalizzazione dei tassi d'interesse non farà altro che smascherare questa illusione ed altre illusioni. Ad esempio, le vette folli raggiunte dal mercato azionario le quali non sono supportate dai fondamentali economici; l'ingegneria finanziaria che è prosperata sulla scia dell'annullamento del rischio nel mercato azionario; la bolla delle obbligazioni sovrane; la bolla dei prestiti agli studenti; il buco nero cinese, ecc.

Più in fretta le banche centrali invertiranno le loro politiche, più velocemente il boom si trasformerà in bust. Allo stesso modo, tanto più le banche centrali terranno soppressi i tassi d'interesse, tanto più gli investimenti improduttivi si addenseranno e tanto più severo sarà l'aggiustamento inevitabile successivo. È per questo motivo che i rialzi dei tassi saranno decisamente lenti nel tempo e si "parlerà molto" prima di attuare politiche restrittive concrete. La bolla più pericolosa è quella delle obbligazioni sovrane, poiché le banche centrali ne hanno fatto enorme incetta per salvaguardare le finanze di stati finanziariamente alla canna del gas e ormai a secco di fondi a causa della continua erosione del bacino della ricchezza reale negli anni passati.

La verità, quindi, è che le azioni delle banche centrali hanno posto l'economia mondiale sulla strada verso l'inflazione, emettendo quantità crescenti di denaro scoperto per coprire gli errori del passato. Il gioco di prestigio è riuscito: il contratto sociale è stato scambiato con le costituzioni dei vari stati, distogliendo l'attenzione dal denaro fiat. Ma una truffa rimane pur sempre una truffa.



...SOLUZIONE POI

Di conseguenza emanciparsi dalla truffa rappresenta l'unico modo per sottrarsi al continuo saccheggio di risorse. La dimostrazione empirica che il denaro emerge spontaneamente dalla libera interazione degli attori economici, e non come strumento sociale imposto dall'alto, è stata la nascita delle criptovalute tra cui bitcoin è quella più conosciuta. Nonostante tale mondo sia stato caratterizzato inizialmente dall'incredulità e dallo scetticismo, ad oggi vanta una capitalizzazione di mercato che supera ampiamente i $100 miliardi. Nello specifico esse incarnano le tesi proposte da Hayek nel suo meraviglioso saggio, La scelta della valuta: valute concorrenti che "gareggiano" per essere adottate.

Dal momento che non esistono barriere all'entrata, il loro valore fluttua in accordo con la domanda e l'offerta. Non solo, ma anche in base al servizio che possono fornire come mezzo di pagamento e la loro credibilità come riserva di valore. La proliferazione delle criptovalute è un banco di prova per quello che probabilmente sarà il denaro del futuro. Il denaro, molto più della democrazia, incarna l'essenza del contratto sociale. La sua legittimità deriva dalla sua libera accettazione da parte di tutti gli attori di mercato e l'attuale manipolazione provoca inevitabilmente il declino della società.

Capite, quindi, l'importanza del denaro emancipato dal controllo centrale e poiché in tal modo fa emergere "equità" sociale? Esso promuove la cooperazione e gli scambi pacifici tra gli esseri umani, indipendentemente dalle loro opinioni, dal sesso, dall'origine o dalle preferenze. È il conduttore che regola l'azione umana.

Chiunque voglia sopprimere queste caratteristiche e trarne vantaggio in modo parassitario, è pronto a sostituirlo con un'economia pianificata con coorti di burocrati che lo impongono con la forza. Infatti le peggiori tirannie sono quelle in cui gli attori di mercato sono privati della loro moneta. E sebbene il denaro venga regolarmente accusato di essere la radice di ogni male, troppo spesso è la vittima di coloro che lo controllano. Invece di incolpare il denaro, bisogna incolpare coloro che lo corrompono.

La libertà di scegliere la valuta è la migliore garanzia per avere denaro sonante in una società libera.