venerdì 22 settembre 2017

Oro, stato e libertà monetaria





di Richard Ebeling


Per più di duecento anni la maggior parte dei principali sostenitori della libertà individuale e del libero mercato, hanno affermato che il denaro e le operazioni bancarie fossero elementi in qualche modo diversi rispetto alle altre merci e agli altri mercati. Da Adam Smith a Milton Friedman, è stato affermato che i mercati competitivi e la libera scelta dei consumatori fossero superiori al controllo del governo e alla pianificazione statale – tranne che nel regno del denaro e dell'intermediazione finanziaria. Avevano torto.

Negli ultimi cento anni la presunta necessità di un controllo politico e di una gestione del sistema monetario è stata portata alle estreme conseguenze, periodo durante il quale gli stati hanno rivendicato l'autorità praticamente assoluta e illimitata sul sistema monetario nazionale attraverso l'istituzione della cartamoneta.

Prima della prima guerra mondiale il consenso generale tra gli economisti, i leader politici e la stragrande maggioranza dei cittadini, sosteneva che non si poteva riporre fiducia negli stati quando si trattava di gestione del sistema monetario. Il relativo abuso sarebbe stato troppo allettante per i demagoghi, i gruppi d'interesse e i politici miopi alla ricerca di modi semplici per finanziare potere, privilegi e vantaggi politici.



Il gold standard e le “regole del gioco monetario”

Prima del 1914 le valute nazionali di quasi tutti i principali paesi nel cosiddetto "mondo civilizzato", erano ancorate ad oro o argento. Questa soluzione aveva lo scopo di schermare il denaro dalla manipolazione arbitraria degli stati. Qualsiasi aumento dell'oro o dell'argento richiedeva che i privati ​​trovassero redditizio ricercarlo nelle varie parti del mondo; estrarlo dal terreno e trasportarlo dove sarebbe stato raffinato in forme utilizzabili; e poi in parte coniato in nuove monete e lingotti, e in parte trasformato in diversi prodotti commerciali e industriali richiesti sul mercato.

Le valute di carta controllate dagli stati e dalle loro banche centrali dovevano essere emesse solo come crediti – o sostituti del denaro – in relazione alla quantità d'oro o argento reale depositata dalle persone nelle banche.

Le banche centrali dovevano supervisionare che il mezzo di scambio della società fosse adeguatamente coniato ed emesso, e monitorare le banche private per assicurarsi che le "regole" del gold standard fossero seguite in modo corretto.

Le banconote dovevano essere emesse, o i conti di deposito aumentati, dal sistema bancario nel suo complesso, solo se ci fossero state aggiunte nette nella quantità di moneta-merce all'interno dell'economia. Tutti i prelievi di moneta-merce dal sistema bancario dovevano essere accompagnati da una diminuzione della quantità totale di banconote in circolazione e di conti di deposito.

Lo stato ha sempre giocare secondo queste "regole"? Purtroppo la risposta è "No". Ma, in generale, nel mezzo secolo o giù di lì prima dell'inizio della prima guerra mondiale, gli stati e le loro banche centrali gestirono le loro valute nazionali con una certa moderazione.

La ragione principale dietro questa moderazione la possiamo ritrovare nel gruppo d'idee predominante in quell'epoca, ovvero, quelle del liberalismo politico ed economico. Ma dobbiamo anche ricordare che allora il "liberalismo" significava la difesa della libertà individuale, dei diritti della proprietà privata, del libero mercato, del libero scambio e di uno stato costituzionalmente limitato sotto il governo imparziale della legge.

Ciononostante queste valute nazionali erano soldi di carta legati all'oro o all'argento per storia e tradizione, e lasciate (più o meno) libere dalla manipolazione politica diretta, grazie soprattutto alla filosofia politica prevalente dell'epoca che considerava i governi come dei protettori dei diritti individuali alla vita, alla libertà e alla proprietà acquisita in modo onesto.



Il paternalismo politico e monetario della pianificazione monetaria centrale

Tuttavia, nei decenni fino alla prima guerra mondiale, le tendenze politiche cominciarono a cambiare. Apparirono nuovi ideali e ideologie che guadagnarono crescente presa sulle menti delle persone. Si sviluppò una crescente convinzione circa la necessità del paternalismo politico e il bene che ne sarebbe derivato. I governi non dovevano essere solo "arbitri" imparziali che facevano rispettare lo stato di diritto e proteggevano le persone e la loro proprietà dalla violenza e dalla frode. No, dovevano anche intervenire negli affari economici e sociali degli uomini, per regolare i mercati, ridistribuire la ricchezza, e perseguire visioni di grandezza nazionale e benessere collettivo.

Ciò significò anche un cambiamento nella filosofia politica per quanto riguardava il controllo statale del sistema monetario. Nei decenni successivi alla prima guerra mondiale, negli anni '20, '30 e '40, i responsabili della gestione monetaria divennero sempre più pianificatori monetari centrali. I banchieri centrali dovevano manipolare l'offerta di moneta affinché l'economia raggiungesse diversi obiettivi: stabilizzare il livello dei prezzi; mantenere la piena occupazione; ancorare o modificare i tassi di cambio; abbassare o alzare i tassi d'interesse per influenzare la quantità e il tipo d'investimenti effettuati da aziende private ed investitori; e, quando necessario, aumentare la quantità di denaro per finanziare i disavanzi pubblici affinché politici e gruppi d'interesse alimentassero la loro insaziabile fame di potere, privilegi e bottino politico.

Il trionfo dell'economia keynesiana nel periodo post-seconda guerra mondiale, creò un (quasi) monopolio di sostenitori accademici che abiuravano l'impresa privata come intrinsecamente instabile e spesso ingiusta, la cui esistenza doveva essere inserita in un contesto più ampio di controllo statale. La conseguenza fu uno stato in costante crescita in termini di dimensioni, portata, pervasività e intrusione in ogni angolo della vita individuale, sociale ed economica.



Big Government, grandi spese e la stampante monetaria

Ma più lo stato si espande, più richiede grandi somme di denaro. Circa un centinaio d'anni fa in America, nel 1913, tutti i livelli dello stato – federale, statale e locale – assorbivano meno dell'otto per cento del reddito e della produzione della nazione. Oggi tutti i livelli dello stato assorbono quasi il cinquanta per cento di tutto ciò che si guadagna e si produce negli Stati Uniti. Tale costo è superiore se ci aggiungiamo gli oneri finanziari imposti alle imprese private per rispettare la ragnatela strangolante di regolamenti e controlli burocratici.

Negli ultimi cinque anni e mezzo, sotto l'amministrazione Obama, il governo federale ha accumulato oltre sette miliardi di dollari in ulteriori debiti. Nel contempo, sin dal 2008, la Federal Reserve – la banca centrale degli Stati Uniti – ha creato più di quattromila miliardi di dollari in nuovo denaro. In altre parole, la Federal Reserve ha già prodotto dal nulla nuovi capitali pari a circa due dollari su ogni tre che il governo federale ha preso in prestito durante suddetto periodo.

Di solito i libri di testo d'economia ammorbidiscono questo tipo di processo, usando una terminologia sterile definita "monetizzare il debito". La vecchia generazione di economisti e critici del paternalismo politico soleva definirla inflazione e svalutazione monetaria: la diluizione del valore del denaro nelle tasche dei cittadini attraverso la svalutazione della moneta.



Demagogia politica, oneri fiscali e il pericolo dell'inflazione

Con la crescita dello stato sociale moderno, l'America e gli altri principali paesi occidentali sono diventati, usando le parole dell'economista premio Nobel, James Buchanan, democrazie perpetuanti deficit finanziati principalmente da migliaia di miliardi di dollari creati dai monopoli monetari statali – le banche centrali.

Oggi stiamo raccogliendo la somma dei decenni di paternalismo politico e pianificazione monetaria centrale. Nazioni come la Grecia sono state sull'orlo del fallimento finanziario e paesi come gli Stati Uniti, strettamente interconnessi coi gruppi d'interesse che vivono grazie al bottino ridistribuito dagli altri membri più produttivi della società, sembrano sbandare da una crisi fiscale ad un'altra ogni tot. mesi o giù di lì. L'attuale politica del paternalismo ridistributivo sembra offrire pochi incentivi per fermare la valanga degli enormi deficit annuali e del debito nazionale.

I demagoghi e gli imbroglioni politici urlano di "spennare i ricchi" per finanziare i "diritti"non finanziati della previdenza sociale e del medicare per il resto del XXI secolo. Chiedono che le "grandi aziende" paghino lo stato affinché crei "posti di lavoro" e metta fine a quella disoccupazione che le stesse politiche statali sbagliate hanno creato e prolungato.

I politici hanno anche fatto ricorso all'ultimo rifugio di ogni furfante politico: il "patriottismo". È vostro dovere essere un "buon cittadino" e pagare una "quota equa" di tasse sempre più alta; essere cooperativi, servili e obbedienti di fronte alle richieste e alle esigenze dello stato; e sacrificare la vostra libertà ed i frutti del vostro lavoro per "l'interesse nazionale" e "il bene comune".

Val la pena di ricordare che coloro nel campo politico che affermano di sapere che cosa è "l'interesse nazionale" e "il bene comune", sono gli stessi che affermano il diritto di costringervi ad accettare la loro visione di un'America "giusta", indipendentemente da quanto si possa essere in disaccordo.

Uno strumento fondamentale in mano agli stati per mantenere la loro autorità sulla società e il loro controllo sulla vita delle persone, è la capacità di far accettare alla cittadinanza il loro mezzo di scambio monopolizzato. Rappresenta l'aspetto cardine della politica statale quando deve trasferire la ricchezza del popolo per soddisfare le "esigenze" della spesa pubblica.

Ogni cittadino diviene vittima dell'abuso della stampa monetaria, dal momento che le valute di carta non sono più collegate o limitate da una merce di mercato come l'oro o l'argento. Non dobbiamo presumere che l'iperinflazione e la distruzione del mezzo di scambio di una società si possano verificare solo in posti come la Germania degli anni '20, o le nazioni africane contemporanee come lo Zimbabwe. Può succedere ovunque.



Il fallimento dello stato sociale

Il fatto è che lo stato sociale moderno è in bancarotta. È fallito dal punto di vista ideologico; nessuno ritiene più che lo stato interventista/ridistributivista porterà all'umanità felicità materiale o armonia sociale. Tutti sanno che è solamente una macchina politica corrotta attraverso la quale ognuno cerca di vivere a spese di tutti gli altri.

In tal processo la capacità produttiva della società si ferma lentamente, poiché sempre più persone si spostano da un senso di responsabilità produttivo ad una dipendenza ridistributiva. Inoltre si tende anche a sviluppare una presunzione di legittimità politica a tale dipendenza ridistributiva, la quale pervade ogni singolo gruppo e categoria sociale in tutta la nazione.

La maggior parte dei sondaggi d'opinione mostra che la maggioranza del popolo americano pensa che lo stato sia troppo grande, spenda troppo e che ci siano troppe tasse. Ma una volta che si parla di tagliare programmi sociali "specifici", ben presto si vede come i tentacoli dello stato sociale raggiungono le tasche di tutti.

Non solo le tasse alimentano il processo ridistributivo ostacolando le persone, ma ci sono ben poche persone nel paese che non ricevano denaro, benefici o vantaggi dallo stato. La maggior parte delle persone non riesce ad immaginare di vivere senza il potere ridistributivo dello stato. E scardinare la dipendenza delle persone dai benefici statali, dalle sovvenzioni, dalle protezioni e dai favori speciali, otterremmo una grave crisi d'astinenza.

Questo significa anche che lo stato sociale sta rapidamente raggiungendo il fallimento finanziario. Né la tassazione, né i risparmi privati riusciranno a coprire tutti i costi della spesa pubblica corrente e futura.

Lo stato potrebbe, quindi, utilizzare la sua risorsa finanziaria più importante per continuare a far muovere le ruote della spesa: mandare fuori giri la stampante monetaria. Anche se la banca centrale dovesse seguire il suo "obiettivo d'inflazione dei prezzi" al due per cento l'anno, in meno di 22 anni il potere d'acquisto di ogni dollaro in tasca oggi verrà ridotto del 50%.



Iperinflazione e rinunciare al monopoli statale sul denaro

Di volta in volta la storia ha dimostrato che quando l'inflazione dei prezzi diventa iperinflazione, le persone finiscono per abbandonare la valuta dello stato. Scelgono valute alternative che ritengono più stabili, più prevedibili e che conservano più potere d'acquisto.

Un tale disastro monetario non è preordinato. Non è scritto in qualche "grande libro" nel cielo. In passato gli stati e le società hanno smesso di seguire il sentiero che conduce alla rovina economica e sociale. Anche l'America potrebbe decidere di non seguire più questa strada. Il futuro è imprevedibile e le tendenze sono cambiate molte volte in passato.

Uomo avvisato, mezzo salvato. Come potrebbe ognuno di noi ripararsi dalla possibile tempesta fiscale e monetaria? Al centro di tali azioni precauzionali c'è la protezione contro il possibile deprezzamento, o addirittura distruzione, della valuta statale.

Nella misura in cui si riesce a vedere un tale pericolo e si hanno i mezzi finanziari per "pianificare in anticipo", gli individui dovrebbero abbandonare la valuta statale. In altre parole, ogni americano dovrebbe essere libero dalle pastoie statali che lo costringe ad utilizzare ed accettare una moneta coercitiva.



La strada verso la scelta della valuta

Tutti dovrebbero essere liberi di scegliere la valuta o la merce che si desidera possedere e utilizzare come mezzo di scambio senza restrizioni legali, sanzioni pecuniarie o pregiudizio politico.

La libertà monetaria non darebbe ad ogni cittadino solo il diritto legale di proteggere il proprio reddito, il proprio patrimonio e le proprie transazioni dalla cattiva gestione statale: sevirebbe anche a controllare il grado degli abusi statali in tal campo.

Più di quasi 40 anni fa l'economista Austriaco e premio Nobel, Friedrich A. Hayek, tenne una conferenza, “La scelta della valuta: un modo per fermare l'inflazione”, a Losanna, in Svizzera, e disse:

"Non esiste controllo più efficace contro l'abuso di potere da parte del governo di quello esercitato da individui liberi che rifiutano quella moneta di cui diffidano e scelgono quella in cui hanno più fiducia. Inoltre, affinché i governi garantiscano la stabilità della loro moneta, non esiste incentivo più forte della consapevolezza che fino a quando conserveranno un'offerta al di sotto della domanda, tale domanda tenderà a crescere. Quindi, cerchiamo di privare i governi (o le loro autorità monetarie) di ogni potere che scherma le loro monete dalla concorrenza: se non possono più nascondere che le loro monete stanno diventando inutili, dovranno limitare il problema." [...]

"Basta renderlo velatamente legale e la gente smetterà subito di utilizzare la moneta nazionale una volta che si deprezzerà notevolmente, scegliendo quella valuta di cui più si fida." [...]

"Molto probabilmente le valute di quei paesi che perseguiranno una politica monetaria responsabile tenderanno ad eclissare gradualmente quelle meno affidabili. La giustezza finanziaria diventerebbe un requisito di reputazione agognato da tutti coloro che vorrebbero emettere moneta, in quanto saprebbero che anche la minima deviazione dal percorso di onestà ridurrebbe la domanda per il loro prodotto."

Togliere allo stato il potere di costringere i cittadini ad accettare una determinata forma di denaro potrebbe servire come un importante cambiamento giuridico ed economico per coloro che vivono di stato sociale. In questo modo potrebbero rendersi conto del suo fallimento fiscale ed ideologico prima che sia troppo tardi e scongiurare, quindi, un collasso totale della società.

La scelta della valuta potrebbe essere una via preziosa per contribuire a ripristinare la tradizione americana e la pratica dei diritti individuali, del libero mercato e del governo limitato sotto il dominio dello stato di diritto.

Naturalmente l'obiettivo finale di qualsiasi amante della libertà dovrebbe essere la separazione totale del denaro dallo stato. Cioè, il sistema monetario di una società veramente libera dovrebbe essere un free banking competitivo senza alcun coinvolgimento dello stato nelle questioni monetarie dei cittadini.

Stabilire la libertà di scelta in materia monetaria potrebbe servire come trampolino di lancio per porre fine alla pianificazione monetaria centrale negli Stato Uniti e in tutto il mondo. Rappresenterebbe un contributo prezioso per l'obiettivo finale di tutti i sostenitori e difensori della libertà – la liberazione della società e del mercato da ogni controllo politico e interferenza politica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 21 settembre 2017

Le banche centrali stanno nascondendo il prezzo reale del rischio





di Thorsten Polleit


Se investite i vostri soldi, dovrete affrontare numerosi rischi. Ad esempio, se acquistate un'obbligazione, correte il rischio che il mutuatario vada in default o che potreste essere rimborsati con denaro svalutato. In veste di investitori di azioni, correte il rischio che il modello di business della società non rispetterà le aspettative o che, all'estremo, andrà in bancarotta. In un mercato finanziario senza ostacoli, i prezzi si formano secondo questi e altri fattori di rischio.

Ad esempio, un'obbligazione con un alto rischio di default avrà un rendimento elevato. Lo stesso vale per i debiti denominati in una valuta debole. Le azioni di società ritenute rischiose tendono ad essere scambiate ad un livello di valutazione inferiore rispetto a quelle considerate a basso rischio. Tutti questi premi di rischio, se determinati da un mercato senza ostacoli, costituiscono una parte del prezzo dell'asset, obbligazione o azione che sia. Svolgono un ruolo vitale nel modo in cui viene allocato il capitale.

I premi di rischio sono intesi a compensare gli investitori contro il rischio di perdite dovute a sviluppi sfavorevoli. Se acquistate un'azione ad un prezzo depresso rispetto al potere di guadagno dell'impresa, tenderà a ridurre il rischio di un ribasso (offrendo la possibilità di grandi guadagni). Allo stesso tempo, i premi di rischio aumentano il costo del capitale degli investitori. Ciò, a sua volta, li scoraggia ad impegnarsi in investimenti eccessivamente rischiosi.




In altre parole, i premi di rischio determinati in un mercato senza ostacoli allineano gli interessi dei risparmiatori e degli investitori. Certo, non si può essere certi che i premi di rischio siano sempre corretti ex ante. A volte si scopre che i rischi sono stati sovrastimati, e a volte che sono stati sottovalutati. Tuttavia un mercato senza ostacoli è ancora il mezzo migliore e più efficace per determinare il prezzo del rischio.



Le banche centrali sopprimono i premi di rischio

Le banche centrali, tuttavia, interferiscono e corrompono la formazione del prezzo del rischio. Nell'ultima crisi economica e finanziaria, le banche centrali hanno abbassato i tassi d'interesse a livelli senza precedenti e hanno aumentato la quantità di fondi affinché governi e banche in difficoltà potessero sopravvivere. Infatti non hanno fatto altro che stendere una "rete di sicurezza", fornendo assicurazioni ai mercati finanziari contro possibili perdite sistemiche.




In tal modo, le banche centrali hanno messo in pericolo l'avversione al rischio degli investitori: sotto la loro guida, i mercati finanziari stanno scommettendo che le politiche monetarie elimineranno con successo nuovi problemi nel sistema economico e finanziario. Sembra essere proprio questo il messaggio che ci stanno trasmettendo i prezzi nei mercati finanziari. Ad esempio, le fluttuazioni dei prezzi delle azioni sono tornate a livelli molto bassi, accompagnati da forti guadagni di borsa e valutazioni elevate.

Il differenziale di rendimento tra le obbligazioni societarie rischiose e le obbligazioni sovrane statunitensi, è tornato ai livelli visti all'inizio del 2008. Oppure guardate i prezzi dell'assicurazione contro il default nei confronti delle obbligazioni bancarie: anch'essi sono tornati ai livelli pre-crisi, suggerendo che le preoccupazioni degli investitori sono diminuite notevolmente. In altre parole, gli investitori sono di nuovo in grado di assumersi ulteriori rischi di credito e pronti a finanziare gli investimenti delle imprese a costi di capitale soppressi.

Le banche centrali non solo hanno abbassato artificialmente i tassi d'interesse riducendo i costi di credito, ma hanno anche abbassato artificialmente i premi di rischio facendo capire ai mercati finanziari che sarebbero state pronte a "fare tutto il necessario" per impedire un'altra crisi. La conseguenza è che i mercati finanziari e le economie dipendono più che mai dall'azione delle banche centrali.

Non c'è modo di uscire da questa situazione. Se i tassi d'interesse salgono — che sia per un loro rialzo o per l'eliminazione della "rete di sicurezza" — molto probabilmente l'attuale ripresa economica si fermerà, cedendo il passo ad un bust: con tassi d'interesse più elevati la struttura economica, costruita su tassi d'interesse artificialmente bassi, finirebbe in gravi difficoltà. L'idea delle banche centrali di normalizzare i tassi d'interesse senza perdite di produzione, o addirittura senza una recessione, è solo un pio desiderio.

In questo contesto, è interessante notare che la Federal Reserve degli Stati Uniti e la Banca Centrale Europea (BCE) potrebbero voler rialzare (ulteriormente) i tassi d'interesse a breve termine. Allo stesso tempo, tuttavia, non vi è alcuna prova che i pianificatori monetari centrali abbiano in programma di rimuovere la "rete di sicurezza" che ha abbassato i premi di rischio sui mercati degli asset e quindi il costo del capitale.

Detto questo, anche un aumento dei finanziamenti a breve termine non comporterà una normalizzazione dei costi del capitale — in quanto i premi di rischio probabilmente rimarranno artificialmente soppressi. L'allocazione sbagliata del capitale continuerà e il boom artificiale verrà mantenuto vivo e vegeto. Gli investitori, quindi, devono affrontare una grande sfida: gli investimenti improduttivi continueranno e i rischi aumenteranno, mentre potrebbe essere troppo presto per saltare giù dalla nave.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 20 settembre 2017

Jamie Dimon teme che il suo lavoro sia diventato obsoleto





di Jeffrey Tucker


Nulla dell'invettiva anti-Bitcoin di Jamie Dimon (“Bitcoin is a fraud”) ha senso. La tempistica era strana. Dopotutto, bitcoin si è mostrato al mondo fin dall'ottobre 2009. Non c'erano notizie che avrebbero potuto spingere l'amministratore delegato di JP Morgan ad affermare quanto segue:

Questa moneta non funzionerà. Non si può avere un business in cui si può inventare una valuta dal nulla e pensare che le persone che la acquistano siano veramente intelligenti.

Se foste in Venezuela o in Ecuador o in Corea del Nord o in altri Paesi del genere, o se foste un trafficante di droga, un assassino, o cose del genere, lo fareste meglio con bitcoin piuttosto che con i dollari USA. Quindi potrebbe esserci un mercato, ma sarebbe un mercato limitato.

È peggio dei bulbi di tulipano. Non chiedetemi di posizionarmi short. Potrebbe arrivare anche a $20,000 prima che questo accada, ma alla fine esploderà. Onestamente, sono scioccato che chiunque non l'abbia ancora capito.

Il pezzo si chiude con una minaccia non poco velata nei confronti di qualsiasi impiegato stia giocando con bitcoin – un atto che avrebbe messo in cattiva luce l'individuo più bravo e capace di qualsiasi azienda.



Rabbia contro la tecnologia

Potreste notare qualcosa di strano in tutta questa storia. Non ha alcun contenuto sostanziale. Non un argomento confutato. Bitcoin è una valuta, forse la valuta più preziosa del mondo, migliaia di volte più preziosa per unità rispetto al dollaro. L'opinione di Dimon, secondo cui nulla di prezioso può essere creato con le cifre, è semplicemente antiquata. Ci sono stati innumerevoli tentativi di creare una valuta prima di bitcoin e tutti sono falliti per motivi tecnologici specifici.

E bitcoin non è stato creato dal nulla. È stato creato utilizzando risorse reali per confermare le transazioni sul primo libro mastro decentralizzato che tiene traccia dei diritti di proprietà (cosa che l'umanità deve fare per progredire). Questo significa portare valore fuori dal Venezuela o dalla Corea del Nord in un altro luogo, ed è notevole ed emancipatorio.



Dal nulla

Ma se si vuole parlare di denaro creato dal nulla, che dire delle migliaia di miliardi creati dalla FED nel 2009 ed utilizzati in parte per salvare JP Morgan? Infatti i salvataggi di Morgan sono iniziati prima che la maggior parte del resto del Paese sapesse che nel 2008 c'era una crisi immobiliare. Ma in realtà questo non è particolarmente niente di nuovo: Morgan ha lavorato a braccetto con lo stato per più di un secolo.

È abbastanza ovvio: Jamie Dimon non sa e non vuole sapere niente di bitcoin. Non è un crimine, ma parlare dell'argomento come se si fosse un'autorità è patetico.

Allora perché l'ha fatto?

Egli stesso l'ammette: ha parlato con sua figlia, forse durante una cena, e lei stessa s'è vantata di possedere bitcoin.

«È arrivata e pensava d'essere un genio», ha detto in preda alla rabbia.

Quindi papà ha deciso di rimettere al suo posto questa stupida ragazza. Le ha dato una bella strigliata. Inoltre si sarà chiesto dove aveva preso uno strumento monetario così particolare. Da parte sua non credo sappia dove ottenere criptovalute o cosa farne.

Forse li ha trovati in uno dei migliaia di bancomat in tutto il Paese?

I tipi come Dimon credono di possedere il sistema. Sono i grandi intermediari. I padroni dell'universo monetario. Nessuno entra nel sistema o esce senza il loro permesso. È stato così per migliaia di anni.

Bitcoin sta cambiando tutto questo. Scaricate un wallet, trovate un amico e siete i proprietari di una valuta in grado di acquistare qualcosa nel mondo, in qualsiasi parte del mondo. E c'è di più: qualsiasi individuo può raccogliere capitali, senza intermediari. Senza JP Morgan.

Diciamo solo che Dimon ha un lieve conflitto d'interessi qui. Ha ragione di temere l'obsolescenza del suo lavoro.



Problemi di rabbia

E questo potrebbe spiegare i suoi problemi di rabbia. Secondo me la figlia può confermarlo.

Però una cosa è sicura: sua figlia sa di più sul mondo moderno rispetto a lui. Scommetto che è più brava di lui anche con Instagram.

Forse dovrebbe essere amministratrice delegata di una JP Morgan ricostituita, concentrata sulla modernizzazione del denaro e della finanza piuttosto che costringerci in strutture sfruttatrici ormai agli sgoccioli.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 19 settembre 2017

Perché i robot non causeranno disoccupazione di massa





di Jonathan Newman


Ho inserito una piccola nota in un precedente articolo e in essa dicevo come non dovremmo preoccuparci della tecnologia che rimpiazza i lavoratori umani:

Coloro che si lamentano non sembrano capire che l'aumento della produttività in un'industria libera risorse e lavoratori per altre industrie, e poiché una produttività superiore significa un aumento dei salari reali, crescerà anche la domanda di beni e servizi. Sembrano avere una visione apocalittica assurda di un futuro completamente automatizzato con pile di beni preziosi ovunque, ma nessuno che ne può godere perché nessuno ha un lavoro. Invito coloro che si preoccupano a controllare l'analisi della domanda/offerta e della Legge di Say.

La Legge di Say è un antidoto particolarmente potente contro le preoccupazioni per l'automazione, i lavoratori rimpiazzati e la cosiddetta "singolarità economica". Jean-Baptiste Say spiegò come la sovrapproduzione non è mai un problema per un'economia di mercato. Ciò è dovuto al fatto che tutti gli atti di produzione comportano che il produttore abbia una maggiore capacità di acquistare altre merci. In altre parole, l'offerta di merci sul mercato consente alle persone di richiedere merci sul mercato.



La Legge di Say compresa in modo giusto

La Legge di J. B. Say è spesso riassunta in maniera inappropriata come "l'offerta crea la propria domanda" a causa di Keynes che "la riassunse in modo distorto e superficiale".

Il professor Bylund ha di recente messo in evidenza le interpretazioni della Legge di Say.

Bylund elenca le definizioni corrette:

Legge di Say:

  • La produzione precede il consumo.
  • La domanda è costituita dall'offerta.
  • La domanda di prodotti sul mercato è limitata dall'offerta.
  • La produzione avviene per facilitare il consumo.
  • La vostra offerta per soddisfare le esigenze di altri rappresenta la vostra domanda per la produzione di altri.
  • Non ci può essere una sovrapproduzione (sovrabbondanza) generale sul mercato.

NON Legge di Say:

  • La produzione crea la propria domanda.
  • L'offerta aggregata è (sempre) uguale alla domanda aggregata.
  • L'economia è sempre in piena occupazione.
  • La produzione non può superare il consumo per qualsiasi bene.

La Legge di Say dovrebbe stemperare le paure che i robot ruberanno i posti di lavoro di tutti. I produttori impiegheranno solamente tecniche di produzione più automatizzate (leggi: ad alta intensità di capitale) se una tale disposizione si dimostrerà più produttiva e redditizia rispetto ad una tecnica ad alta intensità di lavoro. Come detto dalla Legge di Say, ciò significa che i produttori più produttivi avranno una maggiore capacità di acquistare più beni sul mercato. Non ci saranno mai "pile di beni preziosi" in giro senza che nessuno ne possa godere.



Tutto fluirà in cima?

I robofobici sono anche preoccupati per la disuguaglianza dei redditi — tutti i capitalisti avidi sfrutteranno la maggiore produttività delle tecniche automatizzate e licenzieranno tutti i loro dipendenti. La disoccupazione aumenterà mentre diminuiranno di posti di lavoro per gli esseri umani.

Questa paura è irragionevole per tre motivi. Innanzitutto, come possono questi capitalisti avidi fare soldi senza una grande massa di consumatori che acquista i loro prodotti? Se la maggioranza delle persone è senza reddito a causa dell'automazione, la maggior parte delle persone non sarà in grado di far arricchire i capitalisti avidi.

In secondo luogo, ci saranno sempre posti di lavoro perché ci sarà sempre scarsità. I desideri umani sono illimitati, diversi e mutevoli, ma le risorse necessarie per soddisfarli sono limitate. La produzione di ogni bene richiede lavoro e imprenditorialità, in modo che gli esseri umani non diventino mai inutili.

Infine la Legge di Say implica che la redditività della produzione di tutti i beni aumenterà dopo un progresso tecnologico nella produzione di un bene specifico. I salari reali possono aumentare perché i capitalisti avidi che usano i robot hanno ora maggiori richieste per tutti gli altri beni. Spero che il seguente scenario lo renda chiaro.



La fatina dei robot

Questo semplice scenario ci spiega perché la maggiore produttività di una nuova tecnica ad alta intensità di capitale migliora la vita a tutti.

Consideriamo un'isola con tre persone: Joe, Mark e Patrick. Essi producono noci di cocco e bacche. Preferiscono una dieta variata, ma hanno i propri vantaggi comparati e preferenze rispetto alle due merci.

Patrick preferisce un'offerta stabile di noci di cocco e bacche ogni settimana, e così ha elaborato un accordo con Joe in modo che quest'ultimo gli paghi un certo salario in noci di cocco e bacche ogni settimana in cambio del suo aiuto nella raccolta di noci di cocco. Se hanno una settimana produttiva, Joe mette da parte le noci di cocco extra e forse ne scambia alcune con le bacche di Mark. Se hanno una settimana poco produttiva, allora Patrick continua a ricevere il suo salario e Joe deve accontentarsi.

In media, Joe e Patrick producono 50 noci di cocco/settimana. In cambio del suo lavoro, Patrick ottiene 10 noci di cocco e 5 quarti di bacche ogni settimana da Joe.

Mark produce le bacche da solo. Ogni settimana produce circa 30 quarti di bacche. Joe e Mark solitamente scambiano 20 noci di cocco per 15 quarti di bacche. Joe ha bisogno di alcune di quelle bacche per pagare Patrick, ma alcune sono per sé stesso perché gli piacciono.

In sintesi, e per una settimana media, Joe e Patrick producono 50 noci di cocco e Mark produce 30 quarti di bacche. Joe finisce per avere 20 noci di cocco e 10 quarti di bacche, Patrick 10 noci di cocco e 5 quarti di bacche, e Mark 20 noci di cocco e 15 quarti di bacche.



Arriva la fatina dei robot

Una notte la fatina dei robot fa visita sull'isola e regala a Joe un Patrick 9000, un robot che rimpiazza totalmente Patrick. Con il robot Joe può ora produrre 100 noci di cocco a settimana senza l'aiuto di Patrick.

Cosa deve fare Patrick? Beh, egli considera due opzioni: (1) ora che l'isola ha un gran numero di noci di cocco, potrebbe andare a lavorare per Mark e raccogliere le bacche in base ad un accordo simile a quello che aveva con Joe; o (2) potrebbe andare in spiaggia e iniziare a catturare alcuni pesci, sperando che Joe e Mark accetteranno di fare scambi con lui.

Mentre queste opzioni non erano le preferite da Patrick prima che arrivasse la fatina dei robot, ora sono ottime opzioni proprio perché la produttività di Joe è aumentata. L'aumento della produttività di Joe non significa solo che è più ricco in termini di noci di cocco, ma anche che sono aumentate le sue richieste di frutti di bosco e di nuovi prodotti come il pesce (Legge di Say), il che significa anche che aumenterà la redditività di produrre tutti gli altri prodotti che Joe ama!



Opzione 1

Se Patrick sceglie l'opzione 1 e va a lavorare per Mark, allora aumenterà la produzione totale di bacche e di noci di cocco. Supponendo che la produzione di bacche non aumenti tanto quanto la produzione di noci di cocco, il prezzo di una noce di cocco in termini di bacche diminuirà (anche l'utilità marginale di Joe per le noci di cocco sarà molto bassa), il che significa che Mark può acquistare molte più noci di cocco rispetto a prima.

Supponiamo che Patrick aggiunga 15 quarti di bacche la settimana alla produzione di Mark. Joe e Mark potrebbero concordare di scambiare 40 noci di cocco per 20 quarti di bacche, quindi Joe si ritroverebbe con 60 noci di cocco e 20 quarti di bacche. Mark può pagare Patrick fino a 19 noci di cocco e 9 quarti di bacche, una condizione migliore rispetto a prima che Joe ottenesse il suo Patrick 9000.



Opzione 2

Se Mark decide di respingere l'offerta di Patrick, allora quest'ultimo potrebbe scegliere l'opzione 2: catturare i pesci. Questa scelta implicehrebbe più incertezza rispetto a quello a cui Patrick era abituato, ma prevede anche che il cibo extra nevarrà la pena.

Supponiamo che Patrick possa produrre solo 5 pesci a settimana. Joe, che praticamente nuota nelle noci di cocco, paga Patrick 20 noci di cocco per 1 pesce. Mark, che è entusiasta di una maggiore diversità nella sua dieta e preferisce i pesci alle proprie bacche, paga Patrick 10 quarti di bacche per 2 pesci. Inoltre Joe e Mark scambiano noci di cocco e bacche.

Alla fine Patrick ottiene 20 noci di cocco, 10 quarti di bacche e 2 pesci a settimana. Joe ottiene 50 noci di cocco, 15 quarti di bacche e 1 pesce a settimana. Mark ottiene 30 noci di cocco, 5 quarti di bacche e 2 pesci a settimana. Tutti preferiscono la loro nuova dieta.



Conclusione

La nuova tecnologia ha costretto Patrick a trovare un nuovo modo per sostenersi. Questi nuovi posti di lavoro erano seconde scelte (al massimo) rispetto a lavorare per Joe nei giorni precedenti all'arrivo del robot, altrimenti Patrick li avrebbe scelti in precedenza. Ma solo perché erano sub-ottimali prima dell'arrivo del robot non significa che lo siano anche dopo. L'economia dell'isola è stata cambiata dal robot in modo tale che la produzione totale (e quindi il consumo) possa aumentare per tutti. L'aumento della produttività di Joe s'è tradotta in affari migliori per tutti.

Naturalmente un aspetto estremamente irrealistico di questa storia è la fatina dei robot. Non esistono, purtroppo. Le nuove tecnologie devono essere create dal lavoro umano e dalle risorse naturali, con l'aiuto di beni strumentali i quali devono essere prodotti utilizzando risorse umane e naturali. Inoltre le nuove macchine devono essere mantenute, sostituite, rifornite di carburante e rimodellate, cose che richiede lavoro umano. Il nostro esempio non comprendeva questo particolare, però il risultato alla fine è sempre lo stesso: tutti stanno meglio di prima.

Questo scenario mette in evidenza tre punti importanti:

(1) La produzione deve precedere il consumo, anche per le merci che non si producono (Legge di Say). Affinché Mark possa consumare le noci di cocco o i pesci, deve fornire bacche. Affinché Joe possa consumare bacche o pesce, deve fornire le noci di cocco. Patrick produce pesce in modo da poter godere di noci di cocco e bacche.

(2) L'isolamento non era un'opzione per Patrick. A causa della Legge dell'Associazione (un argomento non discusso qui, ma importante ), c'è sempre un modo affinché Patrick possa partecipare ad una divisione del lavoro, anche dopo essere stato rimpiazzato dal robot.

(3) I lavori non scompariranno mai perché i desideri umani non finiranno mai. Anche se i nostri tre abitanti dell'isola avevano tutte le noci di cocco e le bacche che avrebbero potuto mangiare prima che arrivasse la fatina dei robot, Patrick è riuscito a fornire ulteriori soddisfazioni con un nuovissimo bene: il pesce. Nel mondo reale, le nuove tecnologie spesso aprono la strada a merci nuove e totalmente indipendenti che fanno prosperare economie intere. Hans Rosling sottolineò come l'avvento della lavatrice abbia permesso alle donne e alle loro famiglie di uscire dalla povertà:

E cos'ha di magico? Me lo spiegò mia madre. Disse: "Adesso Hans, abbiamo caricato la biancheria. La lavatrice farà tutto il resto. E adesso possiamo andare in biblioteca." Perché questa è la magia: carichi la biancheria e cosa ne esce? Libri per bambini. E mamma aveva il tempo di leggere per me. È da qui che ho iniziato la mia carriera come professore, quando mia madre aveva il tempo di leggere per me. E anche lei leggeva. Riuscì a studiare ed imparare l'inglese. E leggeva tanti romanzi. E tutto grazie alla lavatrice.

Insieme dicevamo: "Grazie industrializzazione. Grazie acciaieria. Grazie centrale elettrica. E grazie industria chimica di trasformazione che ci hai dato tempo per leggere libri."

Allo stesso modo il robot Patrick 9000, che raccoglieva noci di cocco, ha reso redditizia la produzione di pesce. Infatti quando guardiamo alla rivoluzione industriale e alla rivoluzione informatica, non vediamo solo un aumento della produzione dei beni esistenti. Vediamo che i prodotti esistenti sono aumentati in quantità e migliorati in qualità; vediamo nuovi prodotti di consumo e nuove industrie che emergono, offrendo enormi opportunità per l'occupazione e futuri progressi nello standard di vita di tutti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 18 settembre 2017

Come la FED ha permesso ai pezzi grossi delle grandi imprese di fare miliardi





di David Stockman


Durante gli ultimi 6,000 giorni di negoziazione (sin dai primi anni '90), l'indice VIX è rimasto sotto i 10 punti in 26 occasioni; e 16 occasioni di suddette 26 si sono manifestate negli ultimi tre mesi!

Eppure questa calma rialzista sta accadendo anche se Wall Street è in preda a orde di speculazioni a leva. Sin dal 2010 le aziende di private equity hanno emesso $91 miliardi in junk bond e prestiti a leva.

Inutile dire che la FED, falsificando drasticamente i prezzi del debito per stimolare l'investimento immobiliare e altri tipi d'investimento, non aveva idea degli effetti collaterali che la sua intrusione massiccia e persistente avrebbe avuto nel delicato orologio dei prezzi dei mercati dei capitali.

Così quando Janet Yellen & Co. professano di non vedere bolle, dimostrano la loro chiara incompetenza. Pensano realmente che tutto questo accadrebbe in un mercato libero con denaro onesto e tassi d'interesse non manipolati?

È una domanda retorica ovviamente.

Inutile dire che i cosiddetti "investitori" si sono accatastati per comprare titoli di dubbia qualità, perché erano affamati di rendimenti decenti. Nei mercati a reddito fisso i $3,500 miliardi di acquisti di obbligazioni sovrane e altri titoli da parte della FED dopo il settembre 2008, hanno talmente abbassato i tassi d'interesse reali da costringere i money manager ad inerpicarsi sulla curva del rischio per raccogliere rendimenti minimi interessanti.

Quale investitore istituzionale se non i fondi pensione statali potevano investire in operazioni così dubbie?

C'è da dire però che gli investitori istituzionali sono stati completamente corrotti dal gioco d'azzardo scaturito da tre decenni di Finanza delle Bolle. Nel ricercare il rendimento, le istituzioni sono state indotte ad abbracciare trattative che sarebbero state evitate in un mercato onesto.

Ad esempio, Payless Inc., un rivenditore di scarpe con 22,000 dipendenti e 4,000 negozi, è fallito ad aprile; meno di cinque anni dopo il suo LBO da $670 milioni nel 2012. Ma non c'era niente di sorprendente, nonostante il fallimento di Payless venne considerato una questione di sfortuna e di tempistica.

Non credo. Le due aziende che effettuarono l'LBO — Golden Gate Capital e Blum Capital Partners — incarnano l'essenza del capitalismo clientelare.

Queste considerazioni fanno emergere una domanda ovvia: perché ci sono stati così tanti LBO nel settore della vendita al dettaglio negli ultimi anni quando tutti potevano vedere che Amazon avrebbe avuto la meglio?

Dopo tutto, non è un segreto che negli ultimi decenni le sue vendite siano cresciute del 1,100% e che abbia asfaltato la concorrenza nel settore della vendita al dettaglio.




La risposta è che i mercati dei capitali sono stati profondamente, e forse irrimediabilmente, compromessi dalla massiccia falsificazione dei prezzi degli asset finanziari. Non c'è modo di conciliare questo boom finanziario con la proiezione corrente secondo cui quasi 30,000 negozi al dettaglio chiuderanno nei prossimi tre anni.

E non è un caso che accada tutto ciò, perché era ampiamente prevedibile — la conseguenza della repressione finanziaria sistemica da parte delle banche centrali.

Inoltre tutta questa ingegneria finanziaria ha affamato l'economia di Main Street nei confronti degli investimenti di capitale — anche se i flussi di cassa tornati a Wall Street hanno inondato gli operatori fast money con enormi profitti imprevisti.

Il grafico qui sotto non è una conseguenza dei tagli fiscali Reagan/GOP. Misura la distribuzione pre-tributaria del reddito statunitense e la monumentale "ascesa" del cosiddetto 1% delle famiglie, il tutto opera dell'Eccles Building.




Alla fine il settore della vendita al dettaglio è stato colpito da un triplo smacco a causa della pianificazione monetaria centrale. In primo luogo, Amazon non è uno strumento di "distruzione creativa". È un gigantesco motore di prezzi predatori ed investimenti improduttivi alimentato da un casinò che valuta in modo assurdo le sue entrate nette al 190X.

In secondo luogo, la conseguente perdita economica è stata aggravata da decenni di sovrainvestimento nei centri commerciali e negli altri punti vendita. Di fronte a enormi costi operativi e di debito fisso, la collisione tra Amazon e il mondo della vendita al dettaglio reale sta spingendo i prezzi al dettaglio a livelli sub-economici.

Ciò significa che i flussi di cassa negativi stanno indicando la necessità di uno tsunami di fallimenti, licenziamenti e liquidazioni di magazzini che supereranno significativamente i fondamentali del settore.

Infine, la fame per rendimenti decenti tra i money manager ha favorito la liquidazione finanziaria del patrimonio del settore della vendita al dettaglio al solo scopo di ridistribuire profitti imprevisti in cima alla scala economica.

Malgrado tutto ciò, i keynesiani come il vice-presidente della FED, Fischer, stanno ancora chiedendosi perché la crescita economica sia sprofondata nel sottosuolo della storia e perché siano eletti politici che vogliono interrompere il nirvana della piena occupazione.

Ciononostante i robo-trader continuano a comprare durante i ribassi, visto che ciò "ha funzionato" negli ultimi 100 mesi. In un sistema monetario onesto e determinazione dei prezzi onesta, il ruolo del mercato azionario sarebbe quello di scontare il ​​futuro. Non c'è un futuro plausibile che valga 24 volte il valore dell'indice S&P 500, o 96 volte il Russell 2000.

Sicuramente il boom dei guadagni che gli artisti di Wall Street hanno proiettato l'anno scorso, non è affatto plausibile. Con l'84% dei risultati per il secondo trimestre riguardo l'indice S&P 500, i profitti annuali sono ancora dell'1.3% al di sotto di quelli del settembre 2014.

Negli ultimi tre anni non è accaduto nulla alle entrate aziendali, eccetto la deflazione nei settori dell'energia, dei materiali e dei settori industriali. Dopo aver raggiunto i $106 per azione a settembre 2014, il ciclo di deflazione globale li ha portati a $86.44 per azione a marzo 2016 in risposta ai prezzi del petrolio a $30 al barile. Sin da allora quest'ultimo ha recuperato fino a $50 – portando i ricavi dell'indice S&P 500 a $104.61 durante il trimestre attuale.

Rimane una domanda però: come fanno un ciclo economico ormai alle battute finali e immensi venti contrari globali a giustificare l'aspettativa di profitti enormi durante i prossimi 18 mesi? Eppure è quello che sta succedendo a Wall Street. Abbiamo raggiunto quasi $133 per azione secondo la contabilità GAAP (e $145 secondo le opinioni dei giocatori d'azzardo a Wall Street) per il periodo annuale terminante a dicembre 2018, il che significa un aumento prospettico del 27%.

Anche se si da credito all'approccio di Wall Street sui guadagni operativi, la storia è la stessa. Perché l'eventuale esito del 2018 dovrebbe essere diverso da quello degli ultimi tre anni?




Per come stanno le cose adesso, le aspettative per il 2018 sembrano proprio fuori luogo.

La crescita stimata dei profitti per il 2018 sarebbe superiore del 23% rispetto a quella registrata negli ultimi dieci anni!

A giugno 2007 i profitti annuali per l'indice S&P 500 erano di $85 per azione. Ciò significa che i profitti sono cresciuti ad un tasso lento del 2.1% all'anno negli ultimi 10 anni; e in dollari nominali.

Togliete l'inflazione ed il riacquisto di azioni proprie, e sostanzialmente non c'è alcun profitto.

È la deformazione che si ottiene quando i meccanismi normali di disciplina del mercato, come lo short selling e il prezzo economico delle opzioni e delle coperture, vengono distrutti dagli effetti ricchezza basati sulla pianificazione centrale.

È l'estrema vulnerabilità di Wall Street a crash violenti che sopraggiungono quando i mercati a due vie vengono distrutti per truffare chi crede d'essere più ricco di quanto effettivamente sia. La bolla raggiunge il suo picco e poi scoppia, perché i prezzi delle azioni vengono disaccoppiati dai fondamentali economici e dal profitto.




La verità finanziaria rimane la solita: niente sale per sempre, nemmeno l'indice Dow. Le crepe stanno già comparendo; soprattutto se consideriamo come ci si stia rifugiando in una manciata di aziende a grossa capitalizzazione.

Dal 25 luglio la maggior parte del mercato ha continuato a scendere. Mentre il Dow è aumentato del 2.2%, il settore dei trasporti è sceso del 2.8% e il Russell 2000 è sceso del 2.6%. L'indice S&P 500 è sceso dello 0.8% e anche il NASDAQ 100 è sceso dello 0.5% al ​​di sotto del livello del 25 luglio.

Il margin debt ha raggiunto un massimo di tutti i tempi a $550 miliardi. Il grafico che segue lascia poco all'immaginazione. Dopo il picco del 2000, il margin debt è crollato del 50% in quanto le azioni vennero liquidate violentemente per soddisfare le margin call. Nel 2008 la riduzione del margin debt è stata ancor più grande – quasi il 60%. Questa volta, tuttavia, un simile restringimento causerebbe un calo di $325 miliardi nei margin balance; questo significa un sacco di azioni in svendita.




Il casinò alla fine crollerà sotto il proprio peso, man mano che continueranno ad apparire fratture e divergenze.

Entro 4-5 settimane Trump sarà impalato sul tetto del debito e una crisi di risoluzione continua che succhierà tutte le energie dal governo di Washington.

L'unica cosa che accadrà entro la fine di quest'anno a Capitol Hill, è una sconfitta per l'abrogazione dell'ObamaCare (invece ci sarà un salvataggio delle compagnie di assicurazione in cambio di piccoli cambiamenti nei mandati assicurativi dell'ObamaCare). Inoltre aspettatevi ripetute soluzioni di breve termine riguardo il tetto del debito.

Dubito seriamente che Trump sopravviverà politicamente al crash dei mercati che probabilmente sarà scatenato dall'inatteso bagno di sangue fiscale proprio dietro l'angolo. In quel momento maledirà il giorno in cui ha lasciato Janet Yellen alla FED piuttosto che licenziarla a gennaio e far scoppiare la bolla.

Ora che Trump e i suoi surrogati hanno preso possesso di un mercato azionario orribilmente sopravvalutato, non c'è dubbio che il prossimo crash sarà quello definitivo.

Anche l'elezione di Tricky Dick nel 1972 venne salutata con un crollo dei mercati del 15%.




Nixon sembrava essere particolarmente invincibile nel gennaio 1973, soprattutto perché aveva trascorso 27 anni nel circuito del GOP. Ciononostante la bolla di Nixon evaporò lentamente e costantemente.

Ora sembra probabile che lo scoppio della bolla di Trump sarà molto più veloce, più profondo e più violento. Un Evento Imprevedibile Arancione è quello che adesso sta volando sopra i mercati, come una Spada dei Damocles. La domanda è solo quando, non se, il casinò andrà a gambe all'aria.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/