mercoledì 31 ottobre 2012

Il Vostro Voto Non Conta

«Questa idea "dell'imperativo morale" non è convincente. L'idea che il voto sia un imperativo morale dipenda da, tra le altre cose, se la democrazia sia o no un metodo collettivo decisionale moralmente accettabile. Un problema qui è che lo scopo della decisione collettiva è generalmente immorale. La maggior parte degli elettori vota a favore delle predazioni da parte del governo sulla nostra proprietà. Gli elettori sono disposti a votare anche per la proprietà degli altri. Ciò è moralmente inaccettabile. Il fatto che alcuni gruppi in qualche luogo hanno votato non giustifica il furto della proprietà. Supponiamo che qualcuno, diciamo Butch Cassidy, sostiene che le rapine in banca siano eticamente accettabili, fintanto che si tengono elezioni per determinare quale gang possa rubare la banca. Non potremmo accettare l'idea di Butch e non dovremmo accettare l'idea che le predazioni da parte degli agenti dello Stato sono non obiettabili se le elezioni sono tenute per determinare chi si aggiunge alla gang dei predatori.9 Non per nulla, l'idea morale contro il voto è più forte di quella a favore del voto.
Ciò ci conduce alla seguente conclusione: il vostro voto non conta. In questo caso si dovrebbe votare perchè molti voti potrebbero contare o perchè non votare vuol dire che non ci si può lamentare del governo? No. Si dovrebbe votare perchè si è moralmente forzati a fare ciò? Assolutamente no.»

~ Perché Votare?, Mark Brandley, Il Portico Dipinto, 13 Maggio 2011.
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di Doug French


Tocco un nervo scoperto ogni volta che scrivo di voto e di democrazia.

Fate notare la pura follia della religione civica e vi ritroverete che un certo numero di lettori perderà le staffe, inviando e-mail chilometriche farcite con paroloni, definendovi "intellettualmente vacuo" e pieno di "auto-esaltazione."

Tale è il caso di una e-mail di un lettore di Laissez Faire Today, che dice di non amare il dover iniziare le sue critiche con insulti ma ritiene che l'idea di non votare sia "così sorprendente" che "richieda una tattica altrettanto forte per fermarne lo slancio."

Odio rompergli le uova nel paniere, ma il treno del non-voto ha lasciato la stazione molto tempo fa. Negli ultimi 50 anni, il 40-50% degli aventi diritto ha scelto di rimanere a casa nei giorni delle Elezioni Presidenziali. La campagna del Presidente Obama nel 2008 ha effettivamente pompato un po' di vita nel processo elettorale.

Tuttavia, dal momento che i cambiamenti promessi non si sono verificati, gli Americani probabilmente resteranno a casa il 6 Novembre. Possiamo solo sperarlo. Nel frattempo, a livello globale, Wikipedia riporta che l'affluenza alle urne è diminuita di cinque punti percentuali nel corso degli ultimi quattro decenni.

Il nostro critico, B. R., procede poi ad istruirmi "sui quattro tipi fondamentali di acquisizione di potere da parte del governo." Così l'ipotesi di BR è che il governo debba acquisire potere. La sovranità individuale è fuori questione. Dice che il potere del governo è ereditato, conferito, sequestrato, o scelto.

Pertanto, dal momento che non sono per la scelta, io, secondo BR, "devo essere a favore del dispotismo e della tirannia. E' qui che la logica ci porta."

B.R. parte dal presupposto che dal momento che abbiamo elezioni negli Stati Uniti, non abbiamo tirannia e dispotismo. Vorrei sostenere che le abbiamo entrambe. La tirannia della maggioranza ha eletto despoti ad ogni livello del governo, dal consiglio scolastico locale al presidente degli Stati Uniti.

Perché è così? La democrazia è di per sé il problema. Attira le persone sbagliate nelle posizioni di leadership. Come sosteneva notoriamente F.A. Hayek in The Road to Serfdom, in politica il peggiore arriva in cima e ci ha dato tre ragioni sul perché è così. In primo luogo, Hayek sottolinea che le persone di intelligenza superiore hanno gusti e punti di vista diversi. Così, come scrive Hayek, "Dobbiamo scendere agli standard morali ed intellettuali inferiori in cui prevalgono gli istinti più primitivi," per avere uniformità di opinione.

In secondo luogo, quelli in alto devono "guadagnare il sostegno dei docili e degli ingenui," che sono pronti ad accettare i valori e l'ideologia che vengono inculcati loro. I totalitari dipendono da quelli che sono guidati dalle loro passioni ed emozioni, piuttosto che dal pensiero critico.

Infine, i leader non promuovono un programma positivo, ma uno negativo di odio del nemico e di invidia dei ricchi. Per fare appello alle masse, i leader predicano un programma "nostro" piuttosto che "loro."

"L'avanzamento all'interno di un gruppo o di un partito totalitario dipende in gran parte dalla volontà di fare cose immorali," spiega Hayek. "Il principio che il fine giustifica i mezzi, che in etica individualista è considerato come la negazione di ogni morale, nell'etica collettivista diventa necessariamente la regola suprema."

La "gerarchia dei bisogni" di Abraham Maslow ha qualcosa a che fare con questo. La gerarchia di Maslow viene insegnata nelle maggior parte delle classi di gestione aziendale ed è raffigurata come una piramide.

Il punto di vista di Maslow è che i bisogni umani fondamentali — la sete, la fame, la respirazione — devono essere soddisfatti prima che l'uomo possa realizzare o preoccuparsi di qualcos'altro. Il livello successivo della piramide è il bisogno di sicurezza. Dopo aver soddisfatto la sete e la fame, gli esseri umani sono preoccupati per la loro sopravvivenza. Se un uomo è costantemente terrorizzato dall'essere mangiato da una tigre, non si preoccuperà di molto altro.




Una volta che gli altri bisogni sono soddisfatti, secondo Maslow, gli esseri umani cercano le esigenze d'appartenenza e di stima. Questi primi quattro bisogni sono considerati esigenze da deficit. Se una persona ne è carente, vi è una motivazione per soddisfare questa necessità. Una volta che viene soddisfatta la particolare necessità, la motivazione si attenua.

Ciò rende diversi questi bisogni dalla necessità in cima alla piramide di Maslow, il bisogno di auto-realizzazione. Il bisogno di auto-realizzazione non è mai soddisfatto, e Maslow vi si riferisce come un bisogno d'essere.

Maslow credeva che solo il 2% delle persone si auto-realizzano. Ciò significa che molti rimangono bloccati un passo o più al di sotto alla ricerca di realizzazione.

Maslow descrisse i bisogni di stima inferiori e superiori. E mentre la forma più alta di stima richiede attributi sani come la libertà, l'indipendenza, la fiducia, e la realizzazione, quella inferiore richiede "la necessità del rispetto degli altri, la necessità di status, la fama, la gloria, il riconoscimento, l'attenzione, la reputazione, l'apprezzamento, la dignità, ed anche il dominio."

La maggior parte dei problemi psicologici si manifestano in questa zona di stima inferiore. Vediamo queste qualità in quasi tutti i politici: la necessità costante di status e di riconoscimento. I fini — compensazione a causa di un complesso di inferiorità — giustificano qualsiasi mezzo Machiavellico.

Così, mentre B.R. pensa che la democrazia è così alla moda, il fatto che la democrazia sia aperta a tutti e a tutti coloro che possono essere a loro volta eletti tramite connessioni, personalità, o ricchezza personale, significa che è un sistema sociale in cui le posizioni di leadership diventato un focolaio per i sociopatici.

B.R. non sembra andare pazzo per il potere ereditato — monarchie — ma come Hans Hoppe sottolinea in The Great Fiction, i governi che resteranno in famiglia hanno molti più incentivi a non rubare dai loro cittadini, a differenza dei custodi a breve termine in una democrazia che hanno tutto l'interesse a prendere il più possibile nel breve tempo che saranno al potere.

B.R. sostiene che è assiomatico che "Tutto quello che dovete fare è convincere la maggioranza degli elettori affinché concordino con voi e con la vostra posizione o con quella del candidato."

Il problema è che democrazia promuove l'opposto della libertà. Come spiega Hoppe:

"Un uomo un voto in combinazione con "l'ingresso libero" nella democrazia, implica che ogni persona e la sua proprietà personale finiscano a portata di mano ed in palio di tutti gli altri. Viene creata una "tragedia dei beni comuni." Si può prevedere che la maggioranza dei "non abbienti" cercherà inesorabilmente di arricchirsi a spese della minoranza dei "ricchi."

Si presume che B.R. sia una persona produttiva che crede di poter influenzare altre persone produttive ad aderire alla sua causa e ad eleggere i giusti politici che mettano in atto le giuste (o eliminare quelle sbagliate) leggi. La storia, temo, ha dimostrato che B.R. si sbaglia.

In una recente intervista, Hoppe — autore di The Great Fiction: Property, Economy, Society, and the Politics of Decline, che può essere vostro gratis, insieme a molto di più, se diventate membri del Laissez Faire Club — ha spiegato:

"E' la democrazia che è causalmente responsabile delle malattie mortali che ci affliggono ora. Il numero di persone produttive è in costante diminuzione, e il numero di persone che consumano parassitariamente il reddito e la ricchezza di queste persone produttive è in costante aumento. Nel lungo periodo questo non può andare avanti."

Infine, B.R. mi accusa di triangolazione. Che io mi stia ponendo "al di sopra di tutto." Il mio messaggio di non voto mi fa sentire meglio, "ma è dannoso," scrive. "Se il buono in mezzo a noi si astiene dal partecipare, allora parteciperà solo il corrotto e, di conseguenza, raggiungerà il governo."

Tuttavia, secondo le parole di Sy Leon, "Una scelta tra i politici non è una scelta — è una resa." E' una resa all'idea che questi abiti vuoti che eleggiamo gestiscano effettivamente il governo giorno dopo giorno. Che un voto per questo o quello significherà un cambiamento a Washington o nella capitale di stato a voi più vicina o al comune.

Non importa chi vince, il governo viene eletto. I milioni di dipendenti pubblici si sveglieranno il 7 Novembre ed arrancheranno verso le loro aree di lavoro assegnate. Marceranno al ritmo del loro tamburo burocratico — come qualsiasi altro giorno. Faranno tutto il possibile per spendere il loro budget, mantenere i loro posti di lavoro, e convincere i funzionari eletti che sono importanti. Non vanno mai via. I politici eletti ed i loro incaricati politici sono decorazioni transitorie; le strutture reali dello stato-nazione sono permanenti e costituiscono il nucleo di quello che viene chiamato "lo stato."

L'idea che è possibile cambiare tutto questo spendendo pochi minuti a fare una scelta illuminata in una cabina elettorale è pura fantasia. Arriva un momento nella vita di una persona in cui deve affrontare i fatti e smettere di credere a Babbo Natale, la Fatina dei Denti, ed al cambiamento attraverso la politica.

H.L. Mencken scrisse: "Il legislatore Americano medio non solo è un asino, ma anche un compagno sinistro, depravato, e briccone."

Non si tratta di una compagnia che vorreste avere o sostenere. Continuare su questa strada vi farà solo stare peggio.

Cordiali saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


6 commenti:

  1. Una segnalazione: http://www.zerohedge.com/news/2012-10-30/anticipating-devolution-big-government

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  2. Ed eliminiamolo! Non serve! Che decidano tutto finanza e corporations! Tanto decidono già loro... /un po' sarc

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  3. Ciao Anonimo.
    Grazie per la segnalazione, questo arricchirà il post che sto preparando su debito e deficit.


    Ciao Er.
    Attento ai piani inclinati. Ma voglio stare al gioco e rilancio con una proposta (cosa che farà contenti i fanatici della "democrazia rappresentativa," ovvero i demoanalfabeti che pensano che la soluzione a tutti i mali del mondo sia mettere crocette su crocette).

    Su tutte le schede per il voto, oltre ai simboli dei candidati, ci dovrebbe essere questa opzione: "nessuno di questi." Se a scrutinio completo la maggioranza ha votato "nessuno di questi," si indicono nuove elezioni e NESSUNO dei candidati che si era proposto può ripresentarsi.

    Trovami un politico che sostenga questa proposta e magari mi spreco pure a regalargliela una crocetta.

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  4. Che buffo, sai Francesco che mio marito è anni che sostiene che una monarchia, con tutti i suoi difetti, ruba meno di un "governo democratico", sia perché non deve rubare in tempi stretti, per poi cedere il posto ad altri ladri, sia perché è umano che uno voglia mantenere in salute le sue proprietà. Personalmente sono per le città stato. Più piccolo è un paese e più i governanti sono alla mercé dei cittadini.
    Fatti i conti, forse il nostro pese ideale sarebbe il Liechtenstein... ;-)
    Da anni non voto più. La mia ragione è che nel momento in cui voto mi comporto come un detenuto in un campo di concentramento, al quale i suoi aguzzini danno la possibilità di scegliere che tortura gli verrà fatta, tirandolo piano piano dentro nella logica della loro violenza. Rendendolo complice dei suoi stessi aguzzini.

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  5. Un vecchio del mio paese , che aveva si e no la seconda elementare, diceva quarant'anni fa che "la democrazia e' quando tutti possono rubare". Ci ho messo trent'anni per capire cosa volesse dire.

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  6. Ciao Niki.

    Il bello di tutto questo discorso è che un sistema così demente per cui si viene espropriati a mano armata della propria volontà per metterla in mano ai primi tre pirla che passano viene considerato assolutamente normale. Inoltre, se vogliamo dirla tutta, quella del voto/non voto è una falsa dicotomia: nessuna delle due opzioni ti fa vincere perché è il sistema, la democrazia rappresentativa, alla base ad essere di per sé una frode.

    Non capisco come sia possibile che alcuni trovino così difficile immaginare una concezione della società diversa dal "lavorare come muli per mantenere e pagare profumatamente un manipolo di maiali perché ti diano ordini e mandino gente in uniforme a prenderti a manganellate se non li esegui." A me stupisce che un qualunque individuo che si consideri sano di mente non vomiti dalla nausea alla sola concezione di suddetta aberrazione.


    Ciao Anonimo.

    Aveva ragione quel vecchio, ed ecco un esempio calzante fedele alla sua saggezza: Kelo v. City of New London.

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