mercoledì 28 marzo 2018

Il canto del cigno delle banche centrali, Ultima Parte





di David Stockman


Il rapporto sulla produzione industriale di gennaio ha riproposto l'ennesimo promemoria sul fatto che la FED non ha stimolato nulla dal punto di vista del suo duplice mandato.

Infatti, mentre celebra una "missione compiuta" riguardo una presunta ripresa dell'occupazione e si prepara fiduciosamente a portare avanti il suo QT (quantitative tightening), i nostri banchieri centrali keynesiani sono rimasti assolutamente muti su un fatto: non c'è stata nessuna ripresa nella produzione industriale statunitense.

Infatti la produzione di gennaio 2018 nel settore manifatturiero è ancora del 2.2% al di sotto del livello del dicembre 2007 e la produzione industriale totale è cresciuta ad un tasso annuale dello 0.19%.

Nel ciclo dal dicembre 2000 al dicembre 2007, ad esempio, la produzione industriale totale crebbe all'1.4% annuo e la produzione manifatturiera aumentò dell'1.9% all'anno su base picco/picco. In precedenza, durante il ciclo 1990-2000, i dati erano rispettivamente del 4.0% e del 4.6% annuo.

E se si desidera risalire al ciclo di Reagan-Bush dal luglio 1981 al luglio 1990, la tendenza di crescita da picco a picco per la produzione industriale totale fu del 2.3% all'anno e del 2.8% per la produzione manifatturiera. E a proposito, quel ciclo includeva anche una profonda recessione nel 1982 che era solo leggermente meno severa della crisi del 2008-2009.

In breve, quando non si va da nessuna parte nella produzione industriale durante 10 anni interi, nonostante la Grande Recessione, non si può affatto parlare di aver avuto successo. E la FED dovrebbe come minimo tentare di spiegare, o razionalizzare, ciò che altrimenti è un'aberrazione nella storia moderna dei cicli economici.

Inutile dire che le teste di legno nella FED non se ne sono affatto preoccupate. Mentre non si può assolutamente costruire un'economia solo su istruttori di pilates e baristi, l'Eccles Building ha apparentemente cancellato l'intera economia industriale dal suo radar.


È questa è solo la metà della storia. La stasi generale nella produzione industriale sin dal dicembre 2007 rispetto ai solidi tassi di crescita dei cicli precedenti, dimostrano che il massiccio "stimolo" della FED non può neanche rivendicare il merito per gli impulsi isolati di crescita che si sono materializzati nell'economia industriale americana dal picco pre-crisi.

La produzione nazionale di beni di consumo è ancora del 6% al di sotto del suo picco di dicembre 2007. E, come mostrato anche di seguito, la produzione di attrezzature per il business è progredita a solo l'1% rispetto a dove era 10 anni fa!

Infatti l'unica cosa che ha tenuto in piedi la produzione interna è la produzione di petrolio e gas, aumentata del 78% rispetto ai livelli del dicembre 2007 a causa del boom dell'olio di scisto.

Eppure la produzione di petrolio è guidata in modo evidente dalla domanda/offerta mondiale, non da dove la FED ha ancorato il tasso dei fondi federali o dal suo comportamento fraudolento col QE.

La verità è che le macchinazioni dell'attuale Politburo Rosso di Pechino, insieme alla politica di controllo della produzione a Riyadh e gli enormi progressi nella tecnologia del fracking provenienti da Houston, sono state di gran lunga più importanti nello spingere la linea blu nel grafico qui sotto rispetto alle politiche del politburo monetario nell'Eccles Building.

Pertanto la produzione dell'OPEC è stata ridotta di 1.8 milioni di barili al giorno, aumentando così i prezzi e incentivando i produttori d'olio di scisto americani; i prezzi sono stati ulteriormente spinti dai 5 milioni di barili/giorno di crescita dei consumi in Cina a partire dal 2007; e i costi del fracking sono scesi da $75 al barile a $40 al barile, alimentando così un aumento di 5 volte nella produzione nazionale di olio di scisto sin dal 2007.

In questo contesto, giocherellare con il tasso dei fondi non ha nulla a che fare con il settore principale della produzione industriale statunitense. Fatta eccezione per il fatto che le politiche di repressione finanziaria della FED hanno drasticamente ridotto i costi di finanziamento dello shale-patch, facendo quindi piovere rendite immeritate sulle teste di produttori e speculatori.


L'ironia qui è che i dati sulla produzione industriale sono in realtà pubblicati dalla FED, e nel corso del tempo è stata una delle principali metriche monitorate dal FOMC. Quindi non solo la FED ha ignorato i propri dati sulla produzione industriale, ma sembra anche non aver preso nota del problema cronico che ha afflitto questa metrica: una costante discesa.

Quello che stiamo dicendo è che una cosa che ha alimentato l'illusione della "ripresa" è il fatto che gran parte dei dati provenienti da Washington è stata impregnata di pregiudizi keynesiani. Cioè, il feticismo per i costrutti statistici riflette la convinzione di Washington che lo "stimolo" fiscale e monetario innescano sempre ed ovunque un rimbalzo dell'attività economica.

Questo pregiudizio, a sua volta, viene espresso nei rapporti economici mensili e trimestrali, che si basano su una raccolta di dati incompleti (e talvolta scarsi) e su estrapolazioni basate su formule. Pertanto, come mostrato nel grafico qui sotto, i dati iniziali per la produzione industriale nella prima metà del 2015 (linea azzurra in alto) sono risultati superiori del 6% rispetto a quanto effettivamente accaduto successivamente con una raccolta di dati più completa.

In questo caso, ovviamente, il mini ciclo di deflazione industriale mondiale del 2015-2016 non sarebbe dovuto accadere, non dopo che la FED aveva inondato con $3,500 miliardi di liquidità i canyon di Wall Street per assicurarsi una solida ripresa economica dalla Grande Recessione. Quindi il il cosiddetto ciclo di tendenza delle stime iniziali deve essere rivisto.

Come precisiamo di seguito, non si tratta semplicemente di una pigrizia intellettuale o di un errore in buona fede. Non c'è stato nulla di lontanamente simile ad una vera "ripresa". Ovviamente qualcosa è andato in tilt. La probabilità di tornare ad una qualsiasi cosa che lontanamente assomigli al trend precedente dopo nove anni di espansione tiepida, è impossibile da un punto di vista puramente statistico.

Questo perché il FOMC è così ipnotizzato dai propri modelli keynesiani che in realtà crede che la prosperità nel mondo del lavoro sia stata sostanzialmente raggiunta e che al tempo stesso sia necessario muoversi a tutta velocità con il QT.

Dopotutto, l'ultima cosa che i nostri pianificatori monetari centrali potrebbero sopportare è finire in recessione senza avere frecce nella propria faretra, ovvero, la capacità di ridurre il tasso dei fondi federali in risposta ad una crisi recessiva, e quindi rivendicare il merito per i poteri rigenerativi intrinseci del capitalismo.

Di conseguenza penseranno al QT e non saranno preoccupati dai dati in entrata. Anche se le tendenze dei dati sottostanti – come drammaticamente cristallizzato nel caso della produzione industriale – indicano fondamenta marce, i delta mensili rimarranno probabilmente positivi fino al crollo del mercato azionario.

Come abbiamo sottolineato in precedenza in questa serie di articoli, la causa del ciclo economico è stata invertita nell'era della Finanza delle Bolle. La FED ora non ha più la capacità di stimolare l'economia di Main Street con boom insostenibili e basati sul credito.

Il suo stimolo monetario, infatti, non lascia mai i canyon di Wall Street, dove alimenta una speculazione dilagante e scommesse finanziarie finché le bolle risultanti non scoppiano. Poi l'economia di Main Street viene martellata da azioni di "ristrutturazione" da parte dei piani alti delle grandi aziende, le quali comportano drastiche liquidazioni di scorte, manodopera e asset a reddito fisso.

Inutile dire che queste liquidazioni – sforzi disperati per placare gli dei del trading – innescano un'improvvisa contrazione nella catena della produzione.

Cioè, una recessione che né il FOMC né Wall Street vedono arrivare perché si concentrano essenzialmente su dati errati – i delta, non le tendenze ed i livelli – e perché credono erroneamente che lo stimolo monetario stimoli effettivamente l'economia di Main Street.


Inutile dire che le prove per l'assoluta impotenza della FED in termini di stimolo della produzione e crescita dell'occupazione, non smettono mai di accumularsi. Infatti ecco l'ennesimo dato che inizialmente ha prodotto il tipico titolo per sventolare una presunta "economia forte": la costruzione di abitazioni a gennaio è aumentata del 7.3% rispetto allo scorso anno.

Però ciò che conta per la crescita del PIL e l'occupazione è il livello della costruzione di abitazioni unifamiliari, la quale rappresenta l'85% della nuova produzione di immobili e non è distorta dalle selvagge oscillazioni mensili dei tassi di costruzione dei grandi condomini. Di fatto, il titolo sensazionalistico è saltato fuori annualizzando e aggiustando stagionalmente l'aumento di 7,800 unità nelle costruzioni annuali, di cui quasi il 40% erano unità plurifamiliari a basso valore.

Al contrario, nel gennaio 2018 il livello attuale della costruzione di case unifamiliari non era superiore a 27 anni fa, a quello del maggio 1991, alla fine della recessione del 1990-1991!

Certo, allora la popolazione era di 256 milioni rispetto ai 329 milioni di oggi; e anche il numero di famiglie che necessitavano di riparo era inferiore di circa il 25%.

Il grafico qui sotto sottolinea la completa debolezza della componente edilizia del PIL, non che la FED abbia stimolato una ripresa economica.


Si sostiene spesso che nulla di tutto questo è importante, perché l'edilizia abitativa e la produzione industriale sono apparentemente reliquie dell'economia di vostro nonno. Affronteremo il mito degli Studio di Pilates in un'altra occasione, ma anche quando si guarda alla totalità del PIL su base picco/picco per il ciclo attuale, la storia del piattume rimane la stessa.

Pertanto, durante il ciclo 2000-2007, il PIL reale è cresciuto del 2.5% all'anno. In precedenza, il PIL reale era cresciuto del 3.5% nel ciclo 1990-2000 su base picco/picco e del 3.4% durante il ciclo Reagan/Bush del 1981-1990.

Per contro, durante il periodo picco/picco decennale dal livello pre-crisi nel quarto trimestre 2007, il PIL reale si è espanso a solo l'1.45% annuo. Inoltre una parte significativa di quella "crescita" tiepida è rappresentata dall'espansione fuggitiva del settore sanitario.

Come mostrato nel grafico qui sotto, i servizi sanitari sono cresciuti di quasi il doppio del tasso del PIL reale negli ultimi dieci anni. Se si rimuovono i servizi sanitari, il tasso di crescita del PIL reale scende a solo l'1.25% all'anno.

E probabilmente non è stato nemmeno così forte, dato che il deflatore del PIL è aumentato ad un tasso dell'1.6% nello stesso periodo. Aggiungeteci un po' di inflazione del mondo reale e semplicemente non c'è stata affatto crescita reale.

Ci soffermiamo sul settore dell'assistenza sanitaria, perché nessuno sano di mente attribuirebbe il boom di tale settore a 100 mesi di Fed Funds a zero, o $3,500 miliardi in acquisti di obbligazioni col QE. Invece la forza motrice qui è rappresentata dai $3,000 miliardi all'anno di sussidi fiscali del settore pubblico.

In breve, l'economia statunitense ha trascorso dieci anni sulla linea piatta o addirittura sotto, come ci ricorda il calo da picco a picco del 7% nella produzione di beni non durevoli (linea verde nel grafico qui sotto). Questo è ciò che il massiccio stimolo della FED ha dato all'economia di Main Street: essenzialmente nulla.


Ciò che la FED ha prodotto è stata una bolla finanziaria che ancora una volta sta per scoppiare. E siamo abbastanza fiduciosi che accadrà presto, perché le nostre banche centrali keynesiane sono inconsapevolmente propense a farlo accadere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


=> Cliccate il seguente link per leggere la Parte 1: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2018/03/il-canto-del-cigno-delle-banche.html

=> Cliccate il seguente link per leggere la Parte 2: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2018/03/il-canto-del-cigno-delle-banche_21.html

=> Cliccate il seguente link per leggere la Parte 3: https://francescosimoncelli.blogspot.it/2018/03/il-canto-del-cigno-delle-banche_23.html

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3 commenti:

  1. Tanto daranno ogni colpa a Trump. Il quale ci mette del suo, ma non è il colpevole.
    Le sedicenti sinistre non aspettano altro e con loro non si ragiona.

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    1. Giusta osservazione Dna.

      I media generalisti, tra l'altro, si stanno svegliando riguardo il potenziale della prossima recessione. Ma non vanno fino in fondo. Infatti vorrei ricordare agli attenti lettori che la causa delle recessioni non sono le guerre commerciali, bensì le politiche delle banche centrali. Soprattutto quella della FED sin dal 2009. È durante questo anno, quando sono state implementate le politiche anticicliche dallo zio Ben, che i media generalisti stanno iniziando solo adesso a parlarne timidamente. Guarda caso, poi, si prevede di dimezzare il bilancio della FED entro i prossimi tre anni, cifra esatta ricoperta dall'ammontare di riserve in eccesso presenti ancora presso il deposit facility dell'Eccles Building. È l'interesse su queste riserve, IOER, che viene rialzato dalla FED (adesso all'1.75%) non il tasso d'interesse naturale che opera all'interno dei mercati. Sebbene il suo segnale sia stato distorto dalle varie campagne di QE della FED, la sua influenza fondamentale si fa sentire e nessuno può sapere quale sia la sua altezza (né quale dovrebbe essere). Nemmeno la FED o qualsiasi altra banca centrale.

      Con la rimozione progressiva delle manipolazioni artificiali, il libero mercato tornerà a fare quello che sa fare meglio: pulizia degli errori. Quindi per il momento le grandi banche commerciali continueranno a prendere i loro regali dalla FED (è questo il suo mandato ufficioso), mentre cerca di ricaricare la sua faretra col QT. Come potete vedere, le misure si fanno sempre più invasive man mano che gli errori economici del passato vengono fatti sedimentare. Infatti, mentre la FED scaricherà circa $600 miliardi di bond statali entro il prossimo ottobre, lo zio Sam andrà sui mercati a chiedere finanziamenti per $1,200 miliardi. Quindi, nonostante si sia parlato sin ad adesso di ripresa, lo zio Sam sta navigando in un deficit/PIL al 6%. E con la FED di San Francisco preoccupat,a a ragion veduta, per l'appiattimento della curva dei rendimenti, i fuochi pirotecnici saranno appariscenti.

      Ma stavolta sapete di chi è la colpa. I keynesiani incolperanno le politiche commerciali di Trump. Non fatevi mettere nel sacco.

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  2. concordo, nessuno ricordera' chi ha governato quando si compiva questo scempio

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